Maria Amelia Monti

© Fabio Lovino

A voler dare retta allo slogan dei jeans Mariamelì, dietro al successo del brand ci sarebbero “Due terzi jeans, un terzo follia”. In realtà la quota di pazzia presente è (decisamente) più elevata. Nato da un guizzo creativo della nota attrice Maria Amelia Monti, il progetto Mariamelì nasce, infatti, alla vecchia maniera: per gioco, fuori da qualsiasi fashion system, senza alcun piano industriale alle spalle. Per di più, fin dall’inizio la Monti ha voluto scommettere su due realtà praticamente misconosciute agli occhi dell’attuale imprenditoria: i giovani (per giunta freschi di Accademia delle Belle Arti di Brera…) e le associazioni di volontariato, nella fattispecie la cooperativa Alice di Milano. Insomma, un vero azzardo. Eppure, proprio questo coraggio creativo ha finito per fare la differenza, ispirando lo stesso mood dei jeans: belli, giovanili, artigianali, con quel guizzo in più rappresentato dall’inserto di stoffa colorato, posto alla base del pantalone. Pezzi unici che nel giro di una sola estate hanno conquistato la spiaggia romana del Circeo, finendo poi sui red carpet della Capitale. Le stesse attrici, infatti, hanno chiesto alla collega Monti di poterne avere un paio, da sfoggiare sia di giorno sia nelle occasioni più glamour: da Angela Finocchiaro a Cristina Comencini. Il passaparola ha fatto il resto e, così, l’attrice si è ritrovata per le mani un tesoretto imprenditoriale, che ha deciso di affidare sempre di più alla figlia Marianna e alla nipote Susanna. Un’accoppiata vincente che è peraltro prossima a fare il grande salto sul mercato…

Cosa ha spinto un’attrice di successo come lei a diversificare, investendo nel mondo dell’abbigliamento?
L’idea è nata nell’estate del 2013: mi erano saltati tutti i lavori in programma e mia figlia Marianna era nel pieno dell’adolescenza. Ricordo che era letteralmente insopportabile: litigavamo di continuo. Così ho pensato di cercare un interesse comune con lei, qualcosa da fare insieme. Prima ho provato con la ciniglia, senza riscuotere successo. Poi, grazie al suggerimento di una ragazza incontrata al Circeo, è nata l’idea dei jeans. Intendiamoci: non ho inventato nulla. I miei jeans sono quelli che andavano negli anni ‘70, che indossava Celentano in Yuppi Du . Tuttavia i prototipi che ho realizzato, in modo del tutto artigianale a casa mia, hanno subito conquistato le amiche di mia figlia. Altri amici di mia nipote Susanna, studenti dell’Accademia di Brera, hanno poi voluto sostenere l’iniziativa, e così il progetto è partito.

La differenza, insomma, l’ha fatta l’entusiasmo dei ragazzi?
Esatto, è un progetto nato con loro ed è questo l’aspetto che mi piace di più. Desidero, infatti, dimostrare che si può iniziare a costruire qualcosa da un’idea. Oggi sembra che tutto sia macchinoso: ci sono la recessione, l’eccessiva burocrazia, i permessi, le tasse… Tuttavia è proprio nei momenti di crisi che bisogna reagire, utilizzando le difficoltà come un’opportunità per generare ancora più creatività.

Che ruolo ha invece l’associazione Alice?
A Milano Alice ha dato vita a una sartoria dove lavorano ex carcerate di San Vittore, insieme ad alcune detenute in libertà vigilata. Avendo io mia madre a Milano, salgo spesso in Lombardia, così ho pensato di recarmi da loro con la proposta di cucire i nostri jeans. I primi prototipi dei pantaloni sono stati un vero successo: tutti mi chiedevano dove li avessi comprati e un negozio del Circeo li ha voluti subito. Per me, che non ho mai avviato un’attività di questo tipo, la soddisfazione è stata pari a quella che si prova con un tutto esaurito a teatro! Il brand ha preso dunque piede: abbiamo creato la versione invernale, mia nipote seguiva le attività su Milano, mentre mia figlia ha lanciato il sito e la pagina Facebook.

A questo punto, manca solo il salto industriale…
Abbiamo deciso di trovare dei collaboratori che ci aiutino ad andare avanti, anche perché io sono spesso in tournée (vedi box in fondo all’articolo ). Abbiamo individuato un’azienda che sarebbe interessata: la Itv Industria Tessile del Vomano, gestita da Paolo Gnutti. Distribuiscono grandi marchi, come Seven e Diesel, e le loro strutture sono trasparenti. A loro affideremmo la realizzazione dei jeans, mentre gli inserti verrebbero ancora cuciti dalle sarte di San Vittore. Visto che, però, gli ordini potrebbero aumentare, stiamo anche valutando di coinvolgere le detenute del carcere di Rebibbia di Roma.

Qual è il significato del marchio Mariamelì?
È l’unione del nome di mia figlia, Marianna, con il mio, Amelia. Abbiamo poi deciso di mettere una lunetta al posto dell’accento sulla “i” perché entrambe abbiamo una luna tatuata sulla caviglia.

 

Che tipo di femminilità ha immaginato mentre creava i pantaloni?
Poiché l’idea non si basava su un progetto di business, sono partita da me: dalla mia fisicità e dai miei gusti. Ho quindi scommesso su un jeans a zampa di elefante e su una femminilità giocosa, mai volgare. Il risultato è un pantalone che sta bene a tutte: sia alle universitarie che alle 50enni. E di questo sono molto felice perché, anche da attrice, il mio desiderio è sempre stato quello di arrivare a tutti: non solo agli intellettuali o a chi guarda la Tv.

Pensate di produrre anche altri capi di abbigliamento?
Abbiamo appena realizzato un poncho: in cinque colori, in cashmere, si sposa benissimo con i jeans. Inoltre ha un taglio e una dimensione tale da non sacrificare le forme. È contraddistinto dalla presenza di una lunetta sulla spalla, come se fosse tatuata.

IL MONDO DELLO SPETTACOLO CHIAMA
Il 2016 si annuncia denso di impegni per Maria Amelia Monti. L’attrice, nota al grande pubblico come Alice, la moglie di Gerry Scotti nella sit com Finalmente soli , partirà a gennaio in tournée con lo spettacolo teatrale Nudi e crudi , adattamento dell’omonimo libro di Alan Bennett. Dopodiché ad aprile riprenderà la pièce teatrale La scena , che la vede protagonista insieme ad Angela Finocchiaro, per la regia di Cristina Comencini. Infine, nel 2016, dovrebbe uscire nelle sale il film Come saltano i pesci (titolo provvisorio). Nel cast, insieme a lei, Giorgio Colangeli e Biagio Izzo.