Lurisia, storia dell’azienda venduta a Coca Cola per 88 milioni

Solo vent’anni fa era un’azienda vicino al fallimento, mentre oggi è stata venduta a Coca Cola per 88 milioni di euro: 16 volte l’ebitda (5,5 milioni lo scorso anno) e 4 volte i ricavi (22 milioni l’ultimo fatturato disponibile). Dal 1996 Lurisia di strada ne ha fatta davvero tanta. Nata dopo che agli inizi del ‘900 un minatore scoprì sulle Alpi marittime una fonte sorgiva dalla quale sgorgava acqua da bere e dalla proprietà terapeutiche, la società cresce e prospera fino agli anni ’90. Poi, la svolta negativa: viene venduta a Gerolsteiner Brunnen, uno dei leader sul mercato tedesco nel settore dell’acqua minerale, e nel giro di pochissimo entra in crisi, tanto che nel 1996 viene chiesto l’intervento del consulente Vittorio Invernizzi che, però, invece di procedere con lo smembramento della società, ne intuisce le potenzialità e decide di rilevarla. Da lì, inizia una rapida risalita, che subisce una profonda accelerazione nel 2005 quando Oscar Farinetti, che ha appena aperto Eataly, rileva il 50% del capitale. Grazie a una grandissima operazione di marketing, l’acqua Lurisia diventa di moda e si ingrandisce. Nel frattempo, la società allarga la linea di prodotto con bibite, come chinotto, gazzosa, aranciata e tonica.

“Ci siamo fidati gli uni degli altri e abbiamo lavorato per un obiettivo comune. Prima io e Farinetti, poi con l’aiuto del fondo Idea che ha portato capitali ed esperienza. Abbiamo lavorato per fa sopravvivere Lurisia e farla crescere. E con questa idea di essere piccoli e umili, non abbiamo cercato di imitare i colossi che avevano molti più soldi di noi, abbiamo scelto di fare le cose per bene. E così quando tutti cercavano di produrre una bibita che costasse meno, noi abbiamo riscoperto il territorio con chinotto e gazzosa. E abbiamo avuto ragione” spiega Alessandro Invernizzi, dal 2004 amministratore delegato all’azienda piemontese. E ora, con l’acquisizione da parte di Coca-Cola, inizia un altro capitolo della storia.