L’Italia è un Paese family-friendly? Secondo l’Unicef, ni

Sentite il desiderio di creare una famiglia? Allora non è necessario che emigriate. L’Italia è meno peggio del previsto da questo punto di vista. Nella classifica dell’Unicef sui Paesi più family-friendly, infatti, occupiamo le pozioni centrali: certo, non brilliamo per aiuti ai nuclei famigliari, ma non siamo nemmeno fra gli Stati in cui fare figli è un’impresa ai limiti dell’impossibile. A dispetto di molti luoghi comuni, dunque, la nostra Penisola è abbastanza vicina ai bisogni delle coppie in cerca della cicogna. Perlomeno per alcuni aspetti. L’agenzia delle Nazioni Unite ha esaminato quattro fattori in 41 Stati che appartengono all’area Ocse e/o all’Unione europea: il congedo maternità, il congedo paternità, la percentuale di bambini che vanno al nido e quelli che vanno all’asilo. Ebbene, l’Italia ottiene la sufficienza in tutti. A partire dalla frequenza all’asilo nido: il 34% dei nostri bimbi frequenta una struttura pubblica o privata. Una percentuale inferiore a quella della Danimarca (70%), dell’Islanda (65%), della Norvegia (52%), del Lussemburgo e della Svezia (51%), ma superiore, e di molto, a quella di altri Paesi, come dell’Ungheria (16%), della Polonia (8%) e della Repubblica Ceca (5%). La frequenza all’asilo, invece, fa registrare una situazione più uniforme nei diversi Stati europei.

I Paesi più family friendly? Dipende

Per valutare se un Paese è più o meno family-friendly, naturalmente non si possono non tenere in considerazione i permessi concessi a mamme e papà. Per quanto riguarda la maternità, è vero che le mamme italiane, con circa 25 settimane di permesso, sono molto meno fortunate di quelle estoni, che godono di un congedo di 85 settimane con lo stipendio pagato al 100%, tuttavia se la passano meglio di molte altre: nell’area Ocse il congedo dura in media 18 settimane, mentre nell’Unione europea 22 settimane. In particolare, le future e neomamme italiane godono di 15 settimane di congedo in più rispetto alle donne britanniche, irlandesi, neozelandesi e svizzere, che possono stare a casa massimo 10 settimane (per la precisione 9 nei primi due casi, e 8 negli ultimi due).
I papà sono meno avvantaggiati delle mamme, ma questo praticamente ovunque. In oltre la metà degli Stati esaminati (26 su 41), infatti, il congedo per paternità non esiste. Nei Paesi in cui è previsto, è decisamente più breve di quello di maternità. Le uniche eccezioni sono il Giappone e la Corea del Sud, dove i padri possono prendersi rispettivamente 30 e 27 settimane, contro le 36 e 25 garantite alle donne.