Carlo Petrini ha ricevuto l'Ambrogino d'Oro dalla Città di Milano © Getty Images

È una bocciatura senza appello quella emessa da Carlin Petrini su Expo Milano 2015. In occasione dell’inaugurazione del proprio padigllione, il fondatore di Slow Food paragona infatti l’Expo 2015 a un «Circo Barnum, che non può ridursi solo in una fantasmagorica, straordinaria impresa estetica ma deve avere contenuti». Secondo Petrini, infatti, l’intenzione reale dell’Esposizione Universale sarebbe solo commerciale: «Sono tutti venuti a vendere. Tanti padiglioni, pochi contenuti. Mi sarebbe piaciuto, invece, che Expo 2015 fosse un’agorà dove varie scuole di pensiero potessero confrontarsi sulle contraddizioni del sistema alimentare. Possono stare insieme l’agricoltura industriale e quella di piccola taglia? Direi di no».

SEMI E PROBLEMI. Petrini punta il dito anche contro il Protocollo dell’Expo, che non dà la giusta centralità alla piccola agricoltura, esimendosi dal promuovere con forza la biodiversità. «Le sementi sono un bene comune ma oggi l’80% è in mano a 5 multinazionali», spiega. 1Questi concetti democratici vanno rafforzati, non abbiamo bisogni di documenti-pappetta». Petrini apprezza invece la Carta di Milano, anche se precisa che si tratta del «5% di quello che si sarebbe dovuto fare». Quanto allo stesso commissario unico Giuseppe Sala, Petrini lo definisce un «Cireneo, ossia una persona buona che si è preso questa croce sulle spalle, ma che deve guardare anche agli aspetti negativi che abbiamo sollevato».

LOTTA ALLA FAME. Immediate le repliche all’intervento di Petrini. Per il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, è scorretto parlare di assenza di contenuti all’interno di Expo: «È bene riflettere su come si può migliorare ogni giorno ma rappresentarla all'anno zero è sbagliato. Abbiamo ancora negli occhi, ad esempio, l'iniziativa straordinaria di questa mattina organizzata dalla Caritas internazionale proprio sul tema cruciale della lotta alla fame nel mondo e sugli impegni concreti da assumere per raggiungere questo obiettivo. È solo l'ultima di tantissime iniziative che stanno animando dal basso il confronto e chi ha la curiosità di visitare l'esposizione troverà tracce concrete di questa esperienza, frutto del lavoro di tante persone appassionate». Più interlocutoria la posizione di Oscar Farinetti: «Rischiamo che diventi un'occasione persa, ma lavoreremo fino al 31 ottobre per non perderla», ammette il patron di Eataly, «Si doveva parlare un po' di più di contadini, di allevatori e pescatori, ma visto che Petrini ha ragione, noi adesso ci diamo da fare e ne parliamo».