Una recente manifestazione a Barcellona

Sono molto vicine le elezioni in Catalogna. Il governo spagnolo, già settimane fa, ha scelto la data in cui i cittadini catalani saranno chiamati a eleggere parlamento, governo e presidente regionale: si voterà il 21 dicembre. Tra meno di un mese, quindi, in un clima che certamente non sarà molto disteso. I ricordi dell’indipendenza abortita sono ancora molto freschi e fanno molto male.

Elezioni in Catalogna: il 21 dicembre la regione si gioca il tutto per tutto

Da anni, in Spagna, covava sotto traccia uno scontro tra il governo centrale e quello della regione autonoma, vero motore economico del Paese, forte di un’identità e di una storia che solo in parte coincidono con quella spagnola. La Catalogna e i catalani più oltranzisti si sono sempre sentiti non una regione all’interno di un Paese ma un Paese a se stante. Madrid ha alternato usato freno e acceleratore, concedendo progressivamente un’autonomia sempre più larga ma tenendo il punto su quella fiscale, mai accordata ai catalani.

Lo scorso primo ottobre, un referendum dichiarato unilateralmente aveva portato alla vittoria dell’opzione indipendentista, a circa tre settimane di paralisi, imbarazzo e tentennamenti da ambo le parti su come gestire la situazione esplosiva, fino alla dichiarazione di indipendenza, proclamata dal presidente catalano Carles Puidgemont. A questo atto era seguita la reazione del governo centrale, guidato dal conservatore Mariano Rajoy che, adottando l’articolo 155 della Costituzione spagnola, scioglieva il parlamento e destituiva il governo della Catalogna e il suo presidente, inviava polizia ed esercito, ordinava ai Mossos – la polizia catalana – di rientrare nelle caserme e procedeva all’arresto dei politici autonomisti responsabili della dichiarazione di indipendenza.

Elezioni in Catalogna: il governo spagnolo pronto a fare una concessione impensabile

Il 21 dicembre si voterà con l’ex presidente Puidgemnt in auto-esilio, con la sua corte, in Belgio, mentre l’ex vicepresidente Oriol Junqueras e altri sette membri del governo sciolto sono in galera con l’accusa di ribellione e sedizione. Ma il fronte indipendentista parteciperà alle elezioni, e questa è una notizia. I sondaggi dicono che i loro consensi sono in crescita, che la reazione di Madrid ha creato una polarizzazione della quale saranno proprio i partiti pro-indipendenza a beneficiarne. Una vittoria degli indipendentisti sarebbe uno schiaffo per la Spagna e per il suo premier.

Intanto, lontano dai riflettori e dai microfoni dei giornalisti, i negoziati e le consultazioni vanno avanti. Fonti del governo spagnolo hanno fatto filtrare l’indiscrezione, clamorosa, se confermata, che Rajoy sarebbe pronto a cedere alla richiesta di una autonomia fiscale forte come quella di cui godono i Paesi Baschi, che era proprio la richiesta avanzata pochi anni fa dall’ex presidente catalano Arturo Mas e respinta, allora, da Madrid. Questa volta il governo centrale sarebbe disposto a cedere e a far cadere anche l’ultimo tabù politico nel rapporto tra Barcellona e Madrid. Tutto, pur di non arrivare a una secessione della Catalogna.