Le nostre aziende non puntano su diversità di genere e quota rosa

In barba alla legge Golfo/Mosca sulle quote rosa nei Cda, sono solo tre su 10 le aziende italiane che considerano importante una presenza equilibrata di donne e uomini al loro interno. A rivelarlo è l’International business report di Grant Thornton International, una ricerca condotta in 35 Paesi, che ha coinvolto nel complesso 2.500 aziende, di cui 50 italiane. Ebbene, il 70% dei nostri manager e imprenditori ha ammesso di non considerare prioritaria la diversità di genere. Insomma, per sette aziende su 10 avere un organico “misto” non è una questione all’ordine del giorno. Se si analizzano i dati globali, invece, emerge che il 38% delle società attribuisce un ruolo fondamentale alla gender diversity, tanto che il 14% ha messo a punto piani concreti per favorirla.

Alla diversità di genere si preferisce quella dell’età anagrafica

Basso anche il dato relativo al valore aggiunto rappresentato dal multiculturalismo all’interno delle aziende: in Italia solo il 18% degli intervistati giudica molto o abbastanza rilevante la capacità di unire personale proveniente da Stati diversi, mentre nei Paesi del G7 la percentuale raddoppia, raggiungendo quota 36,6%. Più che alla diversità di genere e di cultura, le imprese italiane sembrano puntare alla diversità anagrafica. Il 22% del campione italiano, infatti, ha dichiarato di considerarla come molto importante (contro l’11,2% degli Stati membri Ue e il 15,5% dei Paesi del G7) e il 38% come abbastanza importante (contro il 35,3% della Ue e il 36,3% del G7).