Direttiva Ue plastic free, a rischio molte aziende italiane

Ancora pochi mesi e poi diremo addio a piatti, cannucce e posate in plastica. Una svolta che farà benissimo all’ambiente, ma non all’industria italiana. La direttiva europea 2019/904 che dal 2021 mette al bando le stoviglie di plastica - ma anche aste per palloncini e recipienti per alimenti e per bevande monouso - infatti, avrà effetti pesanti su un settore florido della nostra economia. A dirlo i dati di Pro-mo, il gruppo che fa parte di Unionplast, secondo cui le aziende che realizzano questi articoli impiegano quasi 3.000 persone e fatturano ogni anno tra gli 850 milioni e il miliardo di euro. In quest’ambito, gli italiani sono i primi produttori in Europa e anche i primi consumatori, anche se comunque la quota di export è significativa: si aggira, infatti, attorno al 30%. Fra l’altro, molte delle aziende che producono questi articoli si trovano nel sud: otto in Campania (la regione che ospita più stabilimenti), tre in Puglia e uno in Abruzzo.

Convertirsi al compostabile non è così semplice come si pensa. Significa, infatti, “andare a competere su terreni già presidiati, non tanto da produttori nazionali ed europei, concentrati soprattutto sui prodotti a base carta e peraltro molto agguerriti, quanto piuttosto da una miriade di importatori dall’estremo oriente, dato che molti prodotti in fibra naturale (come del resto in bioplastica) sono oggi di produzione cinese” ha spiegato a Repubblica Marco Omboni, presidente di Pro-mo. Rimane, però, ancora una speranza: con l’ultima legge di bilancio, il governo ha chiesto alle aziende di aumentare la produzione di bioplastiche entro il 31 dicembre 2023 e la percentuale di plastica riciclata nei nuovi prodotti. Esiste, quindi, una remota possibilità che in Italia si potranno continuare a fabbricare stoviglie monouso, seppure con qualche accortezza in più in nome dell’ambiente.