Chiusura domenicale: in Svizzera già attiva (e si acquista oltreconfine)

Mentre in Italia imperversa la polemica sulla proposta del governo di rendere obbligatoria la chiusura dei negozi nei fine settimana e nei festivi, sale alla ribalta delle cronache nazionali l’esempio della Svizzera. Nel Paese del rigore, infatti, lo stop è attivo già da tempo: la domenica e le altre festività sono aperti poco più di 2.100 negozi e solo in luoghi nevralgici, come aeroporti, stazioni ferroviarie e alcuni distributori di benzina. Ma non per questo gli svizzeri rinunciano allo shopping. Come fanno? Semplice: emigrano. Gli abitanti del Canton Ticino, per esempio, vanno a fare la spesa in provincia di Varese (come a Ponte Tresa o a Maccagno), nel Comasco, nel Verbano Cusio Ossola, a Ponte Chiasso: insomma in località vicino al confine. E gli altri svizzeri si spostano in Francia o Germania. Se, dunque, il ministro del Lavoro, LuigiDiMaio manterrà la promessa fatta, non saranno solo gli italiani a dover rinunciare allo shopping domenicale.

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Svizzera: possibile dietrofront sulla chiusura domenicale

A meno che la Svizzera faccia marcia indietro. Un’ipotesi non del tutto remota, considerato che molti attori economici stanno facendo pressione al governo affinché vengano annullate le pause festive. “Si, e io credo che, nonostante l’opposizione dei sindacato, che tuttavia non ha sufficiente forza contrattuale, anche da noi si andrà verso le catene di distribuzione sempre aperte, speriamo con l’eccezione del giorno di Natale” ha confermato a Repubblica l’economista Sergio Rossi, professore all’Università di Friburgo. Insomma Italia e Svizzera rischiano ancora di essere agli antipodi, ma a parti invertite. Quindi l’idea di Di Maio potrebbe avere un senso? “ La ritengo una proposta interessante, per ritrovare un ritmo di vita confacente alla natura umana. Perché non siamo dei robot” ha aggiunto Rossi. “In effetti, lo spirito svizzero è quello di far sì che la domenica sia dedicata alla famiglia, alla preghiera e al riposo, dopo una settimana di lavoro”.