Analytics: il futuro (roseo) dei dati al servizio dell’innovazione

Un momento di Be Curious. Be Innovative, sul palco Riccardo Luna, Mirella Cerutti e Andrea Frollà, moderatore dell'evento

Il nuovo petrolio? Possibile. I dati come moneta di scambio del presente o del prossimo futuro? Probabile. Quello che si può affermare è che gli analytics rappresentano un’innovazione dal potenziale dirompente per le nostre vite, al pari di quella che ha rappresentato l’avvento dell’iPhone. Questo calzante paragone, fatto dallo Chief Technology Officer di ITA Airways, Francesco Presicce, durante l’incontro tematico dedicato alla Digital Trasformation dell’evento Be Curious. Be Innovative , fotografa bene il momento che la nostra società sta vivendo: la raccolta e l’analisi dei dati è entrata nelle nostre vite, già diverse persone e aziende ne stanno sperimentando il valore, ma le potenzialità di crescita di questo settore sono ancora enormi e vanno colte appieno.

Be Curious. Be Innovative , seconda edizione dell’evento italiano di SAS dedicato al mondo dei dati e dell’innovazione, è stata un’occasione di confronto e dialogo tra professionisti e manager di aziende coinvolte nella trasformazione digitale, aperto a tutti coloro interessati ad approfondire un approccio data driven alle sfide di tutti i giorni. “Dopo il grande riscontro dello scorso anno, abbiamo deciso di dare vita a una seconda edizione per condividere l’approccio innovativo che stiamo dando al Paese attraverso l’utilizzo dei dati”, ha dichiarato Mirella Cerutti, Regional Vice President di SAS. “Noi di Sas siamo nati con i dati e con loro vogliamo costruire un futuro migliore, sostenibile per le generazioni a venire”.

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Il moderatore Andrea Frollà e la Regional Vice President di SAS, Mirella-Cerutti, sul palco di Be Curious. Be Innovative

Analytics: il potenziale di un approccio data driven

Digitalizzazione, open innovation, innovazione sostenibile e inclusione sono stati tra i temi principali di una sessione plenaria di ispirazione per gli oltre mille partecipanti in presenza e collegati in live streaming. Una sessione caratterizzata da casi concreti di aziende che, come l’italiana Brico io, hanno saputo migliorare e trasformare il proprio business grazie agli analytics. “Pensate a cosa sarebbe stata la pandemia di Covid senza l’analisi dei dati”, ha affermato dal palco dell’evento SAS il direttore di Italian Tech, Riccardo Luna, sottolineando come l’analisi dei dati abbia portato benefici diretti anche alla vita delle persone. La lettura dei dati ha permesso alle organizzazioni di comprendere meglio l’evoluzione della pandemia, ma l’open innovation e l’approccio data driven sono stati decisivi anche nella creazione dei primi vaccini sviluppati da Moderna, una “start up”, che solo dieci anni fa non esisteva sul mercato. “Durante la pandemia l’utilizzo dei dati è cresciuto in maniera esponenziale”, ha confermato Cerutti, “in questi due anni abbiamo compreso il loro potenziale, ma c’è ancora molta strada da fare”. 

 

Il ruolo dell’Open Innovation e della cooperazione

Il caso della pandemia e dello sviluppo delle prime cure è solo un esempio di come l’innovazione non possa essere lasciata alle singole organizzazioni, ma debba essere diffusa e condivisa. La tecnologia, ha ricordato Luna, dà la possibilità a tantissimi di fare innovazione e le aziende hanno l’obbligo di guardarsi attorno per comprendere cosa sta accadendo attorno a loro. Da qui esempi virtuosi tra aziende e start up, come quella raccontata dall’a.d. di Smau, Valentina Sorgato: Agroservice, primo fornitore di Barilla, si è affidata a una start up campana per certificare attraverso la blockchain che il suo grano sia 100% italiano. Ma la cooperazione può e deve avvenire anche tra multinazionali, competitor compresi. Un esempio è quello portato avanti da SAS e Microsoft, che sono passati dall’essere competitor a partner con tecnologie e prodotti studiati non per “avere la meglio” sull’altro, ma in funzione del cliente. Partnership che, come sottolineato da Fabio Santini di Microsoft e Tonia Calvio di SAS, sono in grado di offrire un valore aggiunto che va oltre la semplice somma dei singoli servizi.

 

Tecnologia al servizio della sostenibilità e dell’inclusione

Un valore aggiunto è anche quello che un approccio data driven può dare alla lotta al cambiamento climatico. Non c’è sfida più grande che mettere il digitale al servizio della sostenibilità, ha sottolineato Riccardo Luna, ma la tecnologia da sola non basta, ha aggiunto Cerutti: “Tutti dobbiamo collaborare, ognuno deve fare la propria parte”. E una partecipazione attiva è quella illustrata dall’architetto e ingegnere, Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab e in collegamento da Boston. Con Ratti si è parlato del nuovo concetto di senseable city , città sensibile: uno spazio che va oltre la smart city, dove IoT e analisi dei dati permettono alle istituzioni, coadiuvate dai cittadini, di capire e progettare in modo diverso lo spazio in cui viviamo. Le città, che occupano solo il 2% della superficie terrestre, ma che rappresentano il 75% del consumo di energia e l’80% di emissioni, devono guidare un nuovo approccio sostenibile. Un esempio citato da Ratti è quello di LIVE Singapore!: già dieci anni fa la città stato asiatica è partita dagli analytics per comprendere (e far comprendere ai suoi abitanti) come far evolvere la città.

 

È su questo approccio condiviso, di urbanismo open source – dove i cittadini possono dare un feedback alle istituzioni – che le senseable city  possono prosperare, rimettendo l’uomo al centro delle città e dei suoi bisogni. Altro esempio citato da Ratti nel corso del suo intervento è Treepedia, una piattaforma con la quale Senseable City Lab ha sfruttato i dati di Google Maps e l’Intelligenza Artificiale per mappare tutti gli alberi nelle città del mondo. Attraverso questa piattaforma è possibile aiutare le istituzioni a comprendere dove è più urgente intervenire con aree verdi. “I dati possono aiutarci a individuare le aree di intervento, a modificare i nostri comportamenti, ma anche a cambiare le infrastrutture di una città”, ha aggiunto il direttore del Senseable City Lab. La sfida delle città del futuro, “non si vincerà tanto con il calcestruzzo, ma con il silicio”.

Sul fronte della sostenibilità, illuminante è stato anche l’intervento di Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, alla quale SAS ha appena aderito insieme ad altre 12 Università e 15 aziende. Secondo Epifani, è importante comprendere cosa sia la sostenibilità: non deve essere per le aziende e le persone “un bell’abito che sta bene a tutti”. La sostenibilità richiede una sfida importante, uno stravolgimento dei paradigmi: vanno ripensati gli approcci e i business model, non basta fare le cose vecchie in modo nuovo. In questa sfida la tecnologia è la carta vincente, ha sottolineato Epifani: “Gli analytics applicati alla sostenibilità rappresentano un’applicazione dirompente”.
Be Curious. Be Innovative  ha mostrato anche come dati e innovazione tecnologica possano abbattere le barriere della diversità e dell’inclusione. La conferma è arrivata da Alberto Balestrazzi, Ceo di Auticon, prima azienda in Italia a impiegare esclusivamente persone nello spettro dell’autismo come consulenti IT. Una diversità capace di creare un valore aggiunto, perché le persone che lavorano in Auticon vedono il mondo in un modo diverso – a partire dai dettagli, che negli analytics possono fare la differenza – e possono trovare soluzioni più innovative ai problemi più complessi.

 

Competenze e analisi dei dati: il valore dell’Italia

Per creare una vera società data driven sono necessarie competenze, che vanno formate e cercate anche all’esterno dell’azienda. Dal punto di vista della formazione, ha sottolineato in conclusione Mirella Cerutti, SAS è da tempo un punto di riferimento in Italia. “Inizialmente ci eravamo focalizzati sulle università, ma stiamo cambiando approccio”, ha ammesso la manager. “Per creare queste competenze necessarie alla trasformazione digitale, soprattutto in ambito STEM, stiamo lavorando anche con le scuole a partire dalle elementari. Attraverso il gioco, stiamo aiutando a far scoprire a bambine e bambini il potenziale dell’analisi dei dati. Lavoriamo inoltre con le aziende, con le quali creiamo delle Accademy interne per cambiare il mindset e accelerare l’innovazione”.

Di certo, il potenziale in Italia non manca. La prova è la recente Curiosity Cup, che SAS ha organizzato a livello mondiale coinvolgendo 369 studenti universitari, suddivisi in 93 team e provenienti da 19 Paesi nel mondo: due team italiani, provenienti dalle Università di Bologna e Padova e a maggioranza femminile, si sono aggiudicati due dei tre premi in palio. “L’Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi”, ha concluso Cerutti. “Quando vogliamo sappiamo essere molto bravi anche in questo campo e il successo di quest’anno nella Curiosity Cup è la prova che anche le donne possono lavorare con successo nelle discipline STEM, il gap deve essere colmato”.