Emma Marcegaglia, imprenditrice ed ex presidente di Confindustria © Getty Images

Le aziende in “rosa” italiane rappresentano il 21,6% delle società iscritte al registro delle camere di commercio: lo 0,45% in più rispetto al 2014. A rilevare l’avanzata (pur graduale) dell’imprenditoria femminile è lo studio realizzato dalla Banca Popolare di Milano, illustrato nel corso del convegno Imprenditoria femminile - esperienze a confronto. In totale, dunque, nel primo semestre 2015 le società guidate da donne superano le 1,3 milioni di unità, segnando così un’inversione di tendenza rispetto al passato: nell’ultimo biennio avevano chiuso i battenti oltre 100 mila imprese.

In particolare, le donne manager riescono a trovare spazio e degno riconoscimento soprattutto nel terziario, dove si concentra il 65% delle società rosa. In crescita però anche le start up femminili: a fine 2014 il loro numero ha toccato le 398 unità, per una crescita del +50,6% rispetto al 2013. Dal punto di vista geografico, invece, a scommettere sulle donne è soprattutto il Sud: le tre Regioni con il più alto tasso di imprenditorialità femminile sono Molise, Basilicata e Abruzzo. Qui ben una impresa su quattro è gestita da una donna.

ANTI DISOCCUPAZIONE. Lo studio sottolinea come, in queste aree del Mezzogiorno, anche il tasso di disoccupazione sia particolarmente alto: le donne manager riuscirebbero dunque a rispondere, con più energia e spirito di iniziativa, ai problemi occupazionali locali. Un discorso a parte va invece fatto per la Lombardia: sebbene la Regione si distingua a livello nazionale sia per numero di imprese (952.411) sia per numero di società rosa (173.935), il tasso di femminilizzazione delle sue imprese resta inferiore alla media: 18,6%.

«Dare più lavoro alle donne è l'arma più potente per lo sviluppo economico», ha dichiarato durante il convegno Emma Marcegaglia, presidente di Eni e Business Europe e vicepresidente e ad di Marcegaglia spa. «Diverse ricerche dicono che, quando si valutano il merito e la bravura, le donne spesso vanno meglio degli uomini e che c'e' più spazio per l'imprenditoria femminile dove ce n'é meno per la burocrazia. Inizialmente io ero assolutamente contraria alle quote rosa, le trovavo quasi offensive; poi mi sono resa conto che possono aiutare, se adottate per un periodo transitorio, e che hanno funzionato».

FINANZIAMENTI. Lo studio promosso dalla Banca Popolare di Milano si inserisce nello stanziamento di un plafond, a disposizione dell'intero sistema bancario, destinato alle piccole e medie imprese a partecipazione prevalente femminile. Il contributo di Banca Popolare di Milano è il più elevato del settore bancario e ammonta a 300 milioni di euro.