Poche cose e fatte bene, il metodo Ruffini per Moncler

Remo Ruffini © Getty Images

Nessuna fretta di crescere o di sbarcare in nuovi mercati-settori. Il mantra di Remo Ruffini, direttore creativo del marchio Moncler, è “fare poche cose, ma bene”. Ed è forse questo il segreto del successo dell’azienda famosa per i suoi piumini, presa in mano dall’imprenditore comasco e portata alla ribalta internazionale. In un’intervista di Maria Latella, pubblicata su Il Messaggero , Ruffini commenta gli ultimi risultati di Moncler – primo trimestre 2014 chiuso con 145,4 milioni di euro di ricavi (+16%) – parla della sua strategia che porterà il marchio in Russia, ammette qualche errore del passato e interviene sul tema della ripresa economica. Ecco alcuni passaggi principali dell’intervista, che potete leggere anche a questo link .

L’avventura in Borsa di Moncler - “Seguo il consiglio che mi ha dato Marco Debenedetti quando ci siamo quotati: Non controllare ogni giorno cosa sta facendo il tuo titolo. Non guardarlo a mercato aperto. Il solo modo per sopravvivere nel mondo finanziario è non cambiare strategia soltanto perché il titolo va su o va giù”.

Il ‘metodo Ruffini’ – “Quando ho cominciato Moncler era una piccola azienda di origini francesi: la sua storia mi aveva affascinato. Ho detto: facciamo poco, facciamolo bene e facciamolo noi. Significa non prendere agenti per vendere in Russia, non avere partner per entrare nel mercato cinese. Ci vuole più tempo, certo. (…) Noi non facciamo moda, facciamo un prodotto di lusso che dura nel tempo. Per far passare questo concetto devi contare sul feedback del consumatore, ma ce l'hai solo se i negozi sono tuoi”.

L’errore del passato – “Ho studiato poco. Ho fatto ragioneria, a fatica. Non aver studiato è stato sicuramente un limite. Ho dovuto prepararmi su tutto da autodidatta, ma capire un bilancio da solo è una fatica che se avessi fatto la Bocconi mi sarei evitato”.

La ripresa – “Io dico che se non lavori non fai. L'Italia è come un'azienda con un debito fuori controllo, non puoi alzare i listini (le tasse), devi rivalutare i tuoi prodotti, attrarre nuovi investitori. Certo, la burocrazia deve aiutare e non mettere i bastoni tra le ruote. E poi, capisco i problemi delle banche ma è il cane che si morde la coda. Se il mio negoziante non ha soldi per pagarmi, chiude il negozio”.