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Piero Marrazzo

Presidente Marrazzo, cosa pensa - da militante del centrosinistra - del nascente Partito Democratico?
È una grande opportunità per rilanciare la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Ne abbiamo avuto una grande prova con le primarie che hanno designato Romano Prodi alla guida della coalizione di centrosinistra per le ultime elezioni politiche. Ora il percorso è nella fase cruciale, non si può sbagliare. Oggi si parla molto di nomi, di posizionamento all’interno dello scacchiere politico europeo… Tutti fatti importanti, per carità. Una cosa però credo sia davvero fondamentale: la partecipazione dei giovani alla costruzione di questo nuovo soggetto politico. Ecco perché propongo che i ragazzi che abbiano compiuto 16 anni possano esprimere il loro voto nella fase costituente. Senza di loro, senza le loro speranze e le loro energie, il Partito Democratico nascerebbe già cosa morta.

Il protagonismo di Walter Veltroni spesso fa sembrare il Lazio solo Roma e il sindaco della Capitale viene percepito da una parte consistente dell’opinione pubblica come il governatore della Regione. Che rapporti avete, sul piano personale, politico e istituzionale?
Intanto mi permetto di contraddirla. Credo che i cittadini sappiano bene che Veltroni è il sindaco di Roma, e sappiano chi è il presidente della Regione Lazio. I rapporti con il sindaco sono ottimi fin dalla campagna elettorale che ha portato alla mia elezione. Sul piano politico, sono sempre molto buoni, come la collaborazione è proficua sul piano istituzionale. Prima, con la giunta regionale di centrodestra, spesso i provvedimenti rimanevano bloccati alla Pisana. Ora invece cerchiamo di valutare ogni cosa nei tempi più brevi, e di mettere i risultati o le risposte alle richieste dei Comuni tutte sullo stesso piano.

Lei che ha lavorato a lungo in Rai, cosa pensa dell’impasse della Tv di Stato?
Chi come me è legato alla Rai da una lunga storia professionale e anche da ragioni affettive, di questi tempi non può che essere molto preoccupato. Lo sono a maggior ragione nel mio ruolo di presidente di una Regione che nella Rai, in quanti vi lavorano e nelle aziende dell’indotto ha un asset fondamentale e di un territorio che sull’audiovisivo sta puntando forte. Oggi è fondamentale che la Rai recuperi autonomia, voglia d’impresa, capacità di sperimentare. Credo che la strada tracciata dal ministro Gentiloni vada nella giusta direzione.Che vuol dire federalismo per un laziale? La stessa cosa che vuol dire per ogni italiano. Può essere un’opportunità importante, ma da non forzare a fini ideologici. Può essere una grande occasione per modernizzare il Paese, mantenendo ferma la bussola della solidarietà tra le Regioni, ma non deve essere usato come una clava o per piccole convenienze di parte.

Venendo alla Regione Lazio, che lei presiede dall’aprile 2005, può tracciarci un bilancio sintetico dei primi due anni di mandato?
Abbiamo dato vita a un vero e proprio “modello Lazio”, con prodotto interno lordo regionale che nel 2006 è cresciuto dell’1,7%, più dell’1,2 della media nazionale. Secondo l’ultimo rapporto di Unioncamere nel 2007 il Pil, il prodotto interno lordo, del Lazio dovrebbe crescere del 2,2% a fronte di una crescita nazionale stimata al 2%. Abbiamo iniziato il risanamento dei conti della sanità e presentato il piano sui rifiuti che porterà il Lazio fuori dall’emergenza, basato sulla diminuzione della produzione di rifiuti, sull’aumento della raccolta differenziata e sulla costruzione di due nuovi impianti per la chiusura del ciclo. Per le infrastrutture abbiamo dato vita al progetto per il “Gral”, Grande raccordo del Lazio. Più di tre miliardi di euro di spesa grazie a un accordo con il Ministero delle Infrastrutture per completare la Roma-Latina/Cisterna-Valmontone, per l’adeguamento della Salaria tra Roma e Rieti e il completamento della Viterbo-Civitavecchia. Oggi si parla tanto dei costi della politica. Nel Lazio, in questi due anni, la gestione finanziaria ha ripreso a essere virtuosa, con una serie di misure volte a diminuire gli sprechi e a razionalizzare le spese, che porteranno a ridurre le uscite. Per questo abbiamo deciso di ridurre il numero delle società regionali e proporre, con la finanziaria, un codice etico, che prevede la diminuzione delle auto di servizio, la diminuzione degli stipendi, una riduzione per le spese dei viaggi istituzionali, che ora sono effettuati in seconda classe in treno e in classe economica in aereo.

E quali sono le cose più importanti da fare entro fine mandato?
Credo che la nostra priorità sia di portare a termine i progetti già iniziati. Quindi, portare nel Lazio una gestione moderna e rispettosa dell’ambiente, trasformare la Pontina in un’autostrada, dimostrare a tutti i cittadini con i fatti che risanare la sanità non vuol dire tagliare i servizi o diminuire la qualità delle prestazioni, ma razionalizzare le spese ed eliminare gli sprechi. Se a fine mandato chiuderemo il cerchio con una sanità efficiente, di qualità e che non accumula debiti, avremo vinto la nostra scommessa più difficile per questo la priorità è l’abbattimento delle liste d’attesa. Inoltre, siamo impegnati a fare del Lazio una regione che sia riferimento a livello nazionale. Ad esempio con i distretti industriali, con un’agricoltura che sta facendo importanti passi in avanti e con settori, come quelli del turismo e dell’hi-tech, che sono già un fiore all’occhiello e che potranno con il tempo consolidare una buona posizione nel mercato internazionale.

Voi avete ereditato dalla giunta precedente un pesante deficit nella sanità. Di che entità e natura era questo deficit e cosa avete fatto e state facendo per ripianarlo? Come è possibile affrontare questo risanamento in coerenza con la legge finanziaria e senza ridurre la qualità dei servizi ai cittadini?
Il debito ammonta a dieci miliardi. E lo abbiamo scoperto strada facendo, perché i conti della sanità che abbiamo ereditato non erano certificati. Le Asl non presentavano i loro bilanci. Quando siamo riusciti a capire contro che cifra avremmo dovuto misurarci, abbiamo messo in campo tutte le nostre energie e concordato con il Governo e il Ministero della Salute un piano di rientro che ci porterà fuori dal tunnel. Non possiamo nascondere che saranno necessari sacrifici, ma non si potevano chiudere gli occhi davanti al disastro che ci siamo trovati davanti. Già oggi, nonostante il momento difficile, abbiamo settori di eccellenza, come il 118, e altri che sono in netto miglioramento rispetto al passato: le liste d’attesa sono diminuite del 20%, la spesa farmaceutica è in netta diminuzione. La ristrutturazione del nostro sistema sanitario non prevede tagli ai servizi per i cittadini. Noi stiamo puntando sul taglio netto degli sprechi, ma non solo. La partita fondamentale si gioca sulla modernizzazione del settore e, soprattutto, sulla prossimità dei servizi sanitari ai cittadini. Se riusciremo, come sono sicuro, a rimanere all’interno di questo percorso virtuoso, i cittadini si troveranno di fronte soltanto l’aspetto positivo dei risparmi, con la qualità delle prestazioni che migliorerà.

Nella percezione comune il Lazio è ancora considerata una Regione prevalentemente legata al settore pubblico, come sede del Governo centrale e dei suoi organismi. Luogo comune o verità, almeno parziale?
Il Lazio sta dimostrando di essere una Regione che non si adagia sulla presenza a Roma della maggior parte degli uffici pubblici. Questa è un’amministrazione che fa della propria produttività e delle capacità dei propri imprenditori un territorio all’avanguardia in molti campi. Dal turismo all’audiovisivo, dalle nuove tecnologie alle attività industriali più tradizionali. Credo che ci sia molto luogo comune in questa definizione. E non lo dico io, ma i dati che parlano di una regione che sa innovare, che punta sulla ricerca, che sta reagendo con prontezza alle sfide della globalizzazione.

Il Lazio ha una grande risorsa nel turismo e nel set­tore audiovisivo. Cosa state facendo per svilupparli ulteriormente?
Il turismo sta vivendo un momento d’oro nei nostri ter­ritori. Siamo la prima Regione in Italia per quello arti­stico e culturale. La nostra amministrazione ha stanziato 32 milioni di euro in 3 anni per promozione e ammoder­namento delle strutture ricettive e del litorale, mentre il Fondo unico regionale per il turismo prevede 8 milio­ni di euro annui fino al 2008. Passando all’audiovisivo, nel Lazio ha sede il 69% delle imprese italiane del setto­re, con il 27% degli occupati su scala nazionale. Per so­stenere l’audiovisivo abbiamo dato vita insieme alle al­tre istituzioni locali alla Film Commission di Roma e del Lazio, partiremo agli inizi di luglio con il RomaFiction­Fest, festival internazionale della Fiction, facciamo par­te della Festa del cinema di Roma, e abbiamo messo in campo una serie di iniziative per incentivare le produ­zioni straniere a girare nel Lazio.

Come giudica il dualismo Fiumicino-Malpensa?
Credo che di questo tema si sia parlato molto, e spes­so a sproposito. Tutto quello che mi sento di ribadi­re è che Fiumicino è la sede ideale per immaginare un hub importante che non sia a ridosso di quelli che già esistono, come Parigi o Francoforte o Londra. Fiumi­cino sarebbe un’ottima testa di ponte per molte desti­nazioni in Asia, nel Sud del Mediterraneo e in Africa. E attorno a questa vocazione potrebbe sviluppare nuo­ve potenzialità. Su tutto questo però grava al momen­to la situazione della compagnia di bandiera. Una vol­ta sciolto questo nodo, sarà più semplice organizzare il futuro del Leonardo Da Vinci.

State lavorando insieme ad altre Regioni? Su cosa?
La collaborazione istituzionale per noi è un dovere. ­Collaboriamo con altre amministrazioni ogni volta che se ne presenti l’occasione, e seguiamo con estre­ma attenzione e partecipazione le attività della Con­ferenza delle Regioni. Io credo moltissimo nella forza dei territori, non solo a livello nazionale. Pensiamo al­l’Europa e al Mediterraneo: sono convinto che proprio le regioni e le grandi realtà urbane possano dare una nuova spinta a un progetto di integrazione euro-medi­terranea che, lasciato nelle mani dei governi naziona­li, con il tempo ha perso forza. Per questo, mi sono im­pegnato in prima persona in seno a organismi transnazionali come il Comitato delle Regioni, che proprio su nostro invito si è riunito nella Capitale per celebrare il 50° anniversario dei Trattati di Roma.

LE PASSIONI DI MARRAZZO
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