In Sas dal 1998, con una parentesi in Sap, Marco Icardi ha assunto negli anni cariche di sempre maggiore responsabilità. Oggi è Vice Presidente Central East Europe del gruppo e a.d. per l’Italia

Modellare prodotti e servizi secondo le esigenze dei singoli clienti. È la nuova sfida lanciata dall’economia digitale e, soprattutto dall’Internet of Things, il cui avvento ha a dir poco rivoluzionato il modo di operare delle aziende, che si trovano a dover raccogliere ed elaborare un’enorme mole di informazioni, destinata a crescere esponenzialmente. Basti pensare che oggi sono più di 10 miliardi i dispositivi connessi, ma diventeranno più di 50 miliardi entro il 2020. «Siamo di fronte a un cambiamento epocale, per il volume di dati che possiamo trattare e per la modalità con cui li trattiamo», sottolinea Marco Icardi vice presidente Central East Europe di Sas, da 40 anni leader nel mercato dei servizi di business analytics. «Se davvero vogliamo attuare quella trasformazione digitale di cui si parla tanto all’interno delle aziende, dobbiamo avere la capacità analizzare le informazioni e reagire in maniera molto più accelerata e dinamica rispetto al passato, addirittura quando queste vengono generate. Solo così è possibile realizzare servizi migliori e personalizzati». Un approccio che, fa capire Icardi, potrebbe rivelarsi vincente soprattutto in Italia, dove anche le pmi potrebbero sfruttare gli analytics per competere con le grandi multinazionali a livello globale.

Le nostre aziende hanno percepito questo potenziale?  
La cultura degli analytics è ancora da coltivare, ma in Italia avremmo le capacità per farlo e in maniera veloce e intelligente proprio per la formazione che abbiamo rispetto ad altre realtà. Se prima le pmi non si affacciavano al mondo degli analytics, adesso la consapevolezza c’è. Ma vanno accompagnate in questo processo.

Quale settore ne avrebbe più bisogno?  
Il bisogno è enorme in tutti gli ambiti, anche nelle telecomunicazioni dove le società si stanno muovendo meglio di altre. Ritengo, però, che le evoluzioni più importanti ci saranno nella sanità e nel wellness personale, ma è soprattutto la filiera agroalimentare che potrebbe beneficiare degli analytics: se avessimo la completa tracciabilità del prodotto e una vera identificazione Doc degli alimenti, questi avrebbero un valore ben diverso rispetto a quanto offerto oggi sul mercato. Verrebbe inoltre ottimizzato il trasporto, e l’utilizzo dei prodotti a chilometro zero sarebbe finalmente una realtà.

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OGGI NON BASTA RACCOGLIERE,

STUDIARE E INTERPRETARE I DATI:

LO STORYTELLING

È DIVENTATO FONDAMENTALE

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Sul fronte innovazione siamo indietro rispetto all’estero?
Abbiamo distretti molto avanzati dal punto di vista ingegneristico: tra Pisa e Lucca, ad esempio, grazie al Cnr e ad alcune università, è presente una concentrazione di ricercatori pari forse a quella della Silicon Valley. La mia esperienza è ristretta solo ad alcuni mercati, ma posso dire che l’innovazione nasce da grandi scienziati e imprenditori italiani. Poi magari è più facile costituire l’azienda altrove, perché ci sono più finanziamenti e networking. Ritengo, però, che oggi sarebbe possibile riuscire a trattenere queste aziende, che potrebbero crescere e fare mercato anche dall’Italia. Esistono già bellissimi esempi.

Servono, però, competenze. Nel 2015 la richiesta di data scientist era molto elevata. Si sta cambiando rotta?  
Non solo c’è ancora molta domanda, ma richiede una fase evolutiva: i data scientist sono in grado di comprendere i dati, raccogliere quelli essenziali, analizzarli e interpretarli opportunamente. Ma saperli anche raccontare è fondamentale. Per noi i Millennials, abituati a una comunicazione veloce e visiva, sarebbero le figure più adatte. Anche per questo all’ultimo Sas Forum abbiamo invitato oltre 200 studenti, che hanno potuto approfondire l’argomento e fare colloqui conoscitivi con l’Hr di Sas e degli oltre 30 partner sponsor dell’evento.

Nel 2016 Sas celebra 40 anni. Avete guidato la trasformazione delle aziende, voi come vi siete evoluti?  
Nel nostro settore 40 anni sono un’era. È cambiato tutto. A un anno dalla fondazione Sas contava 12 persone, oggi siamo 14 mila con un fatturato che, solo sul software analitico, è superiore ai 3 miliardi di dollari. Il grande cambiamento, però, è avvenuto negli ultimi anni, quando abbiamo iniziato a espandere e a fornire piattaforme enterprise, disponibili a tutti in azienda e non solo ad alcuni specialisti. Oggi alcuni dei nostri sistemi guidano l’attività di grandi società e questo porta a una serie di dinamiche diverse di interazione con i clienti, molto più strette. Questo è stato il grande cambiamento, che sta ancora avvenendo e che stiamo, in qualche modo, guidando.

VIYA, LA NUOVA FRONTIERA


Una piattaforma open e cloud ready, che offre prodotti e interfacce integrati per affrontare qualsiasi sfida in ambito analytics. Ma, soprattutto, facile da gestire, scalabile e accessibile a chiunque in azienda. È questo in breve, Viya, il progetto rivoluzionario presentato da Sas e che rappresenta il futuro del settore. «La piattaforma sfrutta la potenza del real time, degli analytics ed è in grado di gestire l’enorme volume di dati generato dall’Internet of Things», spiega Marco Icardi. «È una nuova frontiera con cui Sas si pone per sostenere i clienti nell’era della trasformazione digitale. Tutte le nostre soluzioni, a cominciare dal machine learning , saranno integrate su questa piattaforma». Già disponibile per alcuni early adopter, Sas Viya sarà utilizzabile da tutti nel corso dell’ultimo trimestre 2016.