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Appena gli prometto che non ho nessuna intenzione di coinvolgerlo in Me Too , Christian Louboutin mi spinge per il sedere su per la scala a chiocciola del suo appartamento parigino. «Vedi? È fantastico», esclama il designer 54enne che, tra l’altro, ha un fidanzato di lunga data. «Sali immediatamente. Non senti alcuna pressione. Vai semplicemente molto, molto veloce». Ebbene, sì.

E sì, lo so. Torniamo un attimo indietro. Abbiamo parlato di come sia nato il suo amore per le scarpe. È venuto fuori che tutto ha avuto inizio quando aveva sei anni e insisteva con la sorella 18enne perché salisse le scale fino al loro appartamento al sesto piano. «Aveva queste zeppe di sughero e adoravo guardarla salire con quelle mentre la spingevo dal sedere».Immagino sia chiaro che Louboutin non è il tipico designer di scarpe. Del resto, se conoscete le sue scarpe – e le code che spesso si trovano fuori dalle sue boutique sono la chiara testimonianza di quante persone le conoscano – lo saprete già.

È un uomo che ha ricoperto di spuntoni qualsiasi cosa dal tacco dieci alle scarpe da tennis. Un uomo che ha combattuto e – finalmente, di recente – vinto la battaglia perché gli fosse riconosciuto il copyright delle sue suole rosse, tra tutti gli improbabili marchi di fabbrica. (Quello che è iniziato come un capriccio creativo – un po’ di smalto per unghie rosso aggiunto all’ultimo minuto alla suola di un paio di scarpe rosa e viola, «in modo che assomigliassero di più al disegno originale» – si è dimostrato una svolta vincente dal punto di vista commerciale. «Ti senti parte di un club»). E un uomo che ha attratto non solo celebrità, ma anche cattiva fama per il suo plateau nascosto, un cuscinetto per il piede rialzato combinato con un altissimo e sottile stiletto che per alcune donne – e uomini – è sinonimo di ecstasy, ma per altri è un anatema.

Cosa risponde a coloro secondo i quali quelle scarpe sono troppo sexy per non dire da porno star? «Sono d’accordo», esclama, come bisognerebbe aspettarsi da un uomo che vende decolleté col nome Fetish Peep. «Alcune delle mie scarpe possono senz’altro essere viste come qualcosa di porno, o comunque “da letto”, ma ci sono anche molti altri modelli nella mia collezione. E poi molto dipende dalla per-cezione del singolo. Una volta ero in uno dei miei negozi ed è arrivata una donna dallo stile molto classico...

Anno-XIII-n-10-ottobre-2018

L'intervista continua sul numero di Business People  ottobre

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* The Times/The Interview People (traduzione di Cecilia Lulli)