Gabriele Del Torchio

Gabriele Del Torchio

L’importante non sono le dimensioni, l’importante è essere coerenti e giocarsela tutta. È questo il motto che anima Gabriele Del Torchio, amministratore delegato di Ducati Motor Holding e presidente del suo consiglio di amministrazione, tanto quando tifa i suoi piloti nel Moto Gp e nel Superbike, quanto nella gestione del business della casa di Borgo Panigale, alle porte di Bologna. Appassionato di motori - che si trovino su un affidabile mezzo agricolo, uno yacht superlusso o una velocissima Desmosedici - con un’affinità con i fondi di private equity, Del Torchio si dichiara un fiero rappresentante del made in Italy, di cui apprezza la capacità di reinventarsi nei momenti di difficoltà, il segno distintivo in termini estetici e soprattutto la capacità di metterci passione, «lo stimolo più grande alla realizzazione delle idee insieme all’intelligenza». Nell’imminenza dell’inizio del campionato di Moto Gp, Gabriele Del Torchio ci offre una panoramica sull’azienda che guida e sul contesto economico italiano.

Lo scorso dicembre ha ricevuto il Premio Leonardo 2008, riconoscimento assegnato a personalità che hanno contribuito al prestigio dell’immagine dell’Italia nel mondo. Che cosa significa per lei e Ducati essere un baluardo del made in Italy?
È stato molto emozionante ricevere questo premio dalle mani del capo dello Stato per me e per noi tutti della Ducati. Ci riteniamo ambasciatori del made in Italy nel mondo. Le nostre moto sono conosciute ovunque sia per le loro performance sia per il loro design tutto italiano, per il fatto che sono frutto dell’intelligenza e della capacità progettuale dei nostri ingegneri. La crisi attuale nasconde una serie di importanti opportunità. Per molti anni ci hanno raccontato che la dimensione dell’impresa era il fattore competitivo più importante, ma l’attualità sta dimostrando esattamente il contrario. Nel mondo che si preannuncia dopo la crisi gli elementi vincenti saranno: le idee e la velocità nel realizzarle. E credo che noi Italiani, in particolare noi di Ducati, siamo bravi in questo. Le idee sono frutto degli uomini, la velocità è nel nostro Dna. Se combiniamo questo aspetto con il fatto di essere riconosciuti testimoni del made in Italy, direi che mai premio è giunto in un momento tanto opportuno.

Le idee dipendono dagli uomini, ma come si fanno a scegliere gli uomini giusti?
Siamo agevolati nel nostro compito dal fatto di essere localizzati nel bel mezzo del distretto della motor valley che sorge intorno a Bologna. Qui lo spirito e il fascino dei motori sono dentro il sangue delle persone. Inoltre, nel corso degli anni è stato fatto un grande lavoro che ha portato l’azienda a esercitare una forte attrattiva nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Quindi possiamo realmente scegliere solo persone che veramente condividono i valori della Ducati. Inoltre collaboriamo con gli atenei universitari di Padova, Bologna e Ferrara. Tuttavia, penso che tra le università e il mondo delle imprese ci sia oggi un gap importante. Sempre più giovani si avvicinano a corsi come scienze della comunicazione ed economia aziendale piuttosto che giurisprudenza. Ci piacerebbe, invece, cogliere nuovo interesse per le materie scientifiche. Abbiamo cercato di trasformare questo anelito in un progetto concreto. È così che è nato il laboratorio didattico Fisica in Moto, un ponte tra il mondo delle imprese e quello della scuola realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e volto a sensibilizzare le giovani generazioni verso argomenti scientifici. Il nostro obiettivo è far capire che questa scienza si può toccare con mano anche in via sperimentale.

All’ultima edizione dell’Eicma la Streetfighter è stata votata la moto più bella. La Ducati 1198 è stata inclusa nella collezione di design industriale della Farnesina. Quanto conta il design per il successo di un modello?
È importante. Due anni fa andai in Giappone con l’allora ministro Padoa Schioppa per un meeting italo giapponese tra imprenditori e manager. Incontrammo il ministro dell’economia giapponese. Quest’ultimo, passando accanto a una nostra moto, fece un inchino. Mi disse: «Noi giapponesi siamo convinti di avere la migliore qualità del mondo, siamo anche convinti di avere la migliore innovazione tecnologica, ma c’è una cosa che ci manca. Quando andiamo in giro per il mondo e vediamo un prodotto industriale italiano riconosciamo subito lo stilema del vostro design. Noi non abbiamo un elemento distintivo così forte». Ducati ha anticipato e potenziato questo concetto. Del resto, la storia dell’arte è nata in Italia, è rimasta nelle mani dei nostri stilisti e non mi sorprende che ci siano eccellenze di design rappresentate dal prodotto.

La sua carriera si è svolta tutta nei motori, prima in NewHolland, poi in Fia Komatsu, quindi in Carraro Group e nel gruppo Ferretti con gli yacht super lusso. Da maggio 2007 è salito alla guida di Ducati Motor Holding. Ha una vera e propria passione per i motori?
Salvo la parentesi nella multiutility la mia vita è spesa intorno al mondo dei motori. Si è trattato di cogliere opportunità, anche quando sono stato chiamato dal sindaco di Padova a guidare Aps, un’azienda pubblica che si occupa di acqua, energia, ciclo dei rifiuti e trasporto. È stata una prova importante. Credo che anche a un manager che lavora nel privato fare un’esperienza nel pubblico faccia bene.

Perché?
Nonostante spesso si tenda a pensare che i migliori talenti rifuggano dalla pubblica amministrazione, ho trovato delle professionalità eccellenti, competenti. La differenza principale tra privato e pubblico è che nel primo caso l’obiettivo è massimizzare il risultato dell’azienda e con questo la soddisfazione di un gruppo di consumatori ristretto, la clientela; nel secondo è il pubblico interesse ovvero il rispetto delle aspettative dei cittadini, che sono una compagine assolutamente eterogenea, e l’esigenza di sviluppare l’efficienza dell’impresa e dei servizi che offre. Poi non ci si deve nascondere che è fondamentale riuscire a instaurare un dialogo con maggioranza e opposizione tale da rendere le scelte il più possibile condivise da coloro che rappresentano i cittadini.

Altro fil rouge della sua carriera è il fatto di avere lavorato di frequente a stretto contatto con i fondi di private equity. Anche Ducati Motor Holding oggi è controllata da un fondo, Investindustrial di Andrea Bonomi. Quali sono le opportunità che questo tipo di società può offrire alle imprese italiane?
Il merito dei fondi è quello di inserirsi in un periodo particolare della vita dell’impresa, quando devono essere massimizzati i fattori che creano valore, e di aiutarla a percorrere una strada di crescita conseguendo obiettivi anche molto challenging. Inoltre i private equity hanno il pregio di distinguere in modo chiaro la proprietà dalla gestione: danno la possibilità alla direzione aziendale di esprimere al meglio le proprie capacità all’interno di un percorso guidato, ma con una delega di responsabilità molto ampia. E poi aiutano l’imprenditore di prima generazione a traghettare la propria impresa verso il futuro.

A proposito di crisi ha dichiarato: «È il momento in cui le istituzioni, i lavoratori, e i dirigenti devono trovarsi uniti per identificare il percorso che, al termine di questa crisi, ci permetta di essere ancora più forti e più competitivi». Che percorso sta compiendo oggi Ducati?
La crisi certamente è molto dura, difficile e i suoi esiti non sono ancora noti. Fare previsioni su quando finirà è a dir poco velleitario. Però ha anche qualche piccolo merito, anche se ne avremmo fatto volentieri a meno, quello di imporre delle sfide. Mao Tze Tung diceva: «l’orizzonte è molto luminoso, però per raggiungerlo nei momenti di crisi bisogna accettare anche di fare un percorso un po’ a zig zag». Il nostro orizzonte luminoso è oggi l’innovazione del prodotto. Per arrivarci stiamo tagliando le spese per essere pronti e scattanti quando la crisi finirà.

Qual è l’andamento dei primi mesi del 2009?
Le nostre vendite stanno calando ma in misura inferiore al mercato. Se il mercato ha perso il 40%, infatti, noi abbiamo registrato un calo di meno della metà. Stiamo cercando di cogliere il massimo e il meglio della parte alta del mercato e la strategia si sta dimostrando efficace, stiamo conquistando quote. Noi siamo posizionati nella fascia alta del mercato. Non potremmo mai produrre moto di massa perché le condizioni economiche della produzione in Italia non ce lo permetterebbero e perché non ne abbiamo la vocazione. Del resto, comprare una Ducati è un po’ come realizzare un sogno, un sogno accessibile perché il nostro modello di ingresso costa 8 mila euro. E anche il più caro, la replica della Desmosedici vincitrice nel 2006, costa 60 mila euro, un prezzo che un appassionato è disposto a spendere per un modello unico.

Lo scorso anno avete stretto un accordo con Precision Motor per la commercializzazione dei prodotti Ducati in India. Prima siete entrati in Cina. In che misura, nonostante la crisi globale, i Paesi emergenti sono in grado di supportare crescita?
India e Cina non contribuiscono a uscire dalla crisi nell’immediato, ma lo sviluppo economico che hanno vissuto e continuano a vivere li rende ad alto potenziale. Ora è il momento di porre le basi affinché in futuro si possano cogliere delle opportunità. Molti giovani del Far East hanno studiato negli Stati Uniti o in Europa e sono tornati in patria con modelli di consumo e sogni dei loro coetanei di quella parte di mondo.

A proposito di sogni, quali sono i valori del marchio Ducati?
Un valore fondamentale è il nostro heritage. Ducati è nata nel 1926, ma la sua vocazione motoristica è emersa solo dopo che la fabbrica è stata rasa al suolo da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Allora venne creato il cucciolo, una sorta di binomio tra bicicletta e mezzo a motore di cui nel tempo sono stati venduti mezzo milione di esemplari. Anche il mondo delle corse è diventato un valore inteso come capacità dell’azienda di competere e sviluppare una palestra di eccellenza tecnologica. Gareggiare permette di raccogliere grandi consensi, indipendentemente dal fatto di vincere o di perdere. A questo si aggiungono tutta una serie di valori costruiti intorno al marchio, sinonimo di coolness, freschezza, distintività in tutto il mondo. Ovunque ci sono affezionati ducatisti. Ma in assoluto il valore fondante della nostra azienda è la passione.

A proposito di passione, non possiamo non parlare di competizioni. Ducati gareggia nel moto Gp e nella superbike.
Le prime gare della superbike sono iniziate alla grande. Eravamo un po’ preoccupati perché abbiamo lasciato un grande campione come Troy Bayliss, che l’anno scorso ci ha regalato il quindicesimo titolo iridato. Trovare un pilota che ci potesse dare dei buoni risultati era difficile, ma Noriyuki Haga è oggi primo in classifica sia piloti sia costruttori. Abbiamo rotto il giaccio e l’abbiamo fatto in modo positivo.

È imminente anche la partenza del Moto Gp. Che augurio vuole fare a Stoner e Hayden?
Sarà una bella avventura. Abbiamo una bella squadra, con Casey Stoner campione del mondo nel 2007, completamente recuperato dopo l’operazione chirurgica al polso, e Nicky Hayden, vincitore del Moto Gp nel 2006. Ho grande fiducia anche perché i nostri tecnici hanno fatto un fantastico lavoro. Quest’anno gareggeremo con una moto completamente nuova che si chiama Gp9 e che ha delle soluzioni davvero innovative. La sfida è grande e siamo orgogliosi di competere noi, piccola azienda di Borgo Panigale, 250 volte più piccola della Honda, con i più grandi del mondo, lì in prima fila, a giocarcela sempre.

LE PASSIONI DI DEL TORCHIO
Libro
Gli scrittori siciliani. Ora sto rileggendo Sciascia. Inoltre mi sono avventurato a leggere Il Giorno del giudizio di Satta, un autore sardo. Infine apprezzo tutti gli scrittori sudamericani da Marquez in avanti
Film
Ho appena visto Gran Torino con Clint Eastwood
Musica
Ligabue, Mannoia, mi piacciono i cantanti italiani
Luogo
Il lago D’Orta che è incantevole e inaspettato. Mi piace l’atmosfera dei laghi
Piatto
Decisamente pesce, ho una passione per i polpi
Vino
Desmorosso. Un vino nato in collaborazione con un appassionato ducatista, Paolo Bari
Squadra
A parte il moto Gp, mi piace sciare
Trasmissione Tv
Il telefilm Detective Monk
Hobby
La lettura