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Steno Marcegaglia

La scintilla che ha fatto la fortuna di Steno Marcegaglia è legata alle tapparelle diventate di moda nel dopoguerra, negli anni del mitico miracolo economico italiano, prendendo il posto delle vecchie e tradizionali persiane che per secoli avevano tenuto lontana la luce dell’alba dai sonni degli italiani. È stata questa trovata, in fondo una moda passeggera, che gli ha permesso di realizzare il suo sogno di infanzia, o per lo meno di avvicinarvisi. Quando era bambino e qualcuno gli poneva la classica domanda che sempre gli adulti fanno, di solito infastidendo il giovane interlocutore: «Che cosa vuoi fare da grande?», lui rispondeva sicuro, come fosse stata la cosa più normale del mondo: «Voglio diventare o duce, o papa, o re». E in 50 anni di lavoro è riuscito a realizzare l’ipotesi tre, nel senso che Marcegaglia, padre di Emma, oggi presidente di Confindustria, è diventato uno dei re dell’acciaio d’Europa.

Gli anni della scuola

Steno è nato nel 1930 a San Giovanni Ilarione, in provincia di Verona. Famiglia povera, anni duri, difficile tirare avanti. Il padre Antonio era falegname, ma non riusciva a portare a casa quanto necessario alla famiglia, così è dovuto emigrare per cercare un lavoro che gli rendesse un po’ di più e ha scelto l’Africa. Steno è rimasto con la madre, Emma anche lei, a San Giovanni fino alla fine delle scuole elementari. Il bambino era sveglio, bravo a scuola, soprattutto in matematica: è stato notato, segnalato. Erano gli anni in cui il fascismo cercava di formare (forgiare, dicevano i cinegiornali dell’epoca) i migliori elementi per farli studiare selezionandoli uno a uno. Steno era uno di questi. Ricorda un suo amico dell’epoca: «Era incredibile la sua capacità e la sua rapidità nel calcolo, anche di operazioni complesse. Veniva portato in giro, esibito. Era un bambino prodigio». E come tale è stato chiamato al Collegio Tre Gennaio di Torino al quale, appunto, affluivano i migliori allievi dalle scuole di tutta Italia. Lì non è rimasto a lungo: non per suoi demeriti, ma perché intanto è scoppiata la guerra, il collegio è stato quasi distrutto dai bombardamenti e tutti i ragazzi hanno dovuto lasciare precipitosamente gli studi e tornarsene a casa. Così è successo anche a Steno che ha ripreso la strada per San Giovanni Ilarione. Ma anche lì è rimasto poco perché la madre lo ha portato con sé a Gazoldo degli Ippoliti, nel Mantovano, dove una parente gestiva una locanda e aveva bisogno di aiuto per mandare avanti il suo piccolo esercizio. Steno si è iscritto a una scuola per geometri a Mantova che raggiungeva tutte le mattine in bicicletta: una sgambata di una ventina di chilometri per andare e altrettanti per tornare a casa la sera. Ottenuto il diploma (a pieni voti) ha trovato il suo primo lavoro all’Alleanza Contadini. Era qualcosa di molto simile a un sindacato di categorie e difendeva i mezzadri e gli affittuari dei terreni nelle loro controversie (a volta vere e proprie lotte) con i proprietari dei fondi. Faceva insomma il sindacalista e la sua controparte era formata dai temutissimi agrari, gente dura, che non concedeva nulla, disposta a difendere i propri privilegi a qualsiasi costo. Erano stati proprio loro, gli agrari, fra i sostenitori più convinti del Fascismo e suoi finanziatori fin dall’epoca della marcia su Roma. Con questo primo lavoro Steno Marcegaglia ha imparato a contrattare, a negoziare, a scontrarsi anche quando era indispensabile. «Si è fatto le ossa lì» ricorda il suo amico «Non dico che si è formato il carattere, perché già lo aveva, ma ha imparato moltissimo. Ha acquisito determinazione, una certa durezza anche, oltre alla capacità di trattare con le persone. Doti che gli sarebbero state utilissime dopo quando, diventato imprenditore, sarebbe passato dalla parte opposta della barricata. Nelle aziende del gruppo Marcegaglia non c’è mai stato un giorno di sciopero, ma nemmeno si è mai visto un licenziamento. Insomma Steno all’Alleanza Contadini ha imparato bene a gestire le relazioni industriali».

Le tapparelle

Il lavoro da sindacalista ha permesso a Marcegaglia di guadagnare qualche soldo e di metterne persino da parte un po’. Erano gli anni della ricostruzione post bellica, poi sfociati nel periodo magico del boom, del miracolo economico, della prima stagione di abbondanza nella storia nazionale. L’Italia aveva bisogna di tutto, soprattutto di case. L’industria dell’edilizia marciava a pieno ritmo dappertutto nel Paese, anche lì a Gazoldo degli Ippoliti. Marcegaglia vedeva aprire un cantiere dopo l’altro, crescere nuove case che avevano una particolarità: alle finestre non c’erano più le tradizionali persiane, ma appunto le tapparelle, gli avvolgibili, quelle chiusure fatte di tanti sottili strisce di legno orizzontali che si arrotolavano formando un rullo invisibile, incassato nel muro. Queste tapparelle avevano bisogno per scorrere, per salire e scendere, di due guide, o di un ferro a U piegato. Ed è in questo business che Marcegaglia ha deciso di entrare con un socio nel 1959, neanche trentenne, e ha fondato la Marcegaglia-Caraffini, specializzata appunto nella produzione di guide per tapparelle. La sede, un laboratorio di 120 metri quadrati, era a Gazoldo, ma Marcegaglia girava tutto il circondario per visitare i potenziali clienti con il suo Mosquito, una bicicletta a motore diffusissima allora in Italia. Lentamente alle guide per tapparelle si sono aggiunte altre produzioni più complesse, come i tubi per irrigazione, e la Marcegaglia ha iniziato la sua lunga marcia che l’avrebbe portata a diventare il decimo gruppo industriale italiano con un fatturato che oggi si avvicina ai 5 miliardi di euro l’anno, 6.500 dipendenti che lavorano in 47 stabilimenti in Italia e all’estero. Cinquant’anni di lavoro e di successi hanno portato la famiglia del fondatore Steno ai primi posti della classifica dei ricchi d’Italia, ma non ne hanno cambiato la mentalità, le abitudini, il modo di essere. La Marcegaglia è e rimane un’azienda familiare, non quotata in Borsa e che non pensa di quotarsi, dove tutte le decisioni vengono prese dagli unici azionisti che sono: Steno, sua moglie Mira Bazzani, e i loro figli Antonio ed Emma. I consigli di amministrazione per molti anni si sono tenuti la mattina quando erano tutti insieme a far colazione nella cucina della loro piccola casa di Gazoldo, costruita con i primi soldi guadagnati facendo guide per tapparelle e dove Steno ha continuato ad abitare fino al 1991. «Era una casa davvero piccola» ha raccontato il fondatore in un’intervista di pochi anni fa «Avevamo un solo bagno e la mattina, per non perdere tempo, ci andavamo in coppia: io con Antonio e mia moglie con Emma». Adesso le cose sono cambiate: Antonio ed Emma (che sono entrambi amministratori delegati del gruppo, il primo con competenze su produzione e commercializzazione, la seconda su amministrazione e finanza) abitano a Mantova; Steno invece è rimasto a Gazoldo, ma si è comprato il cinquecentesco palazzo pretorio, lo ha fatto restaurare e ne ha fatto la sua residenza: ha 76 stanze e 20 bagni. A parte questo, Marcegaglia non ha stile di vita da ricco, da jet set. Lui dice di sé e della famiglia: «Siamo imprenditori poveri di un’azienda ricca». Poveri nel senso che non rientra nelle loro abitudini l’ostentazione di quell’agiatezza da anni raggiunta: non possiedono barche, isole, particolari dimore di vacanze o altri simboli tipici di chi è miliardario in euro. Steno e consorte amano le vacanze invernali nei Paesi caldi, che raggiungono con normali voli di linea. Il jet personale non rientra nella scuderia dei mezzi di trasporto della famiglia. Solo Emma, da quando è presidente della Confindustria e deve muoversi da una città all’altra per rappresentare la confederazione, usa un aereo privato che viene noleggiato.

Sotto il segno del leone

Non è che Marcegaglia non si conceda lussi. Negli anni è diventato un discreto collezionista d’arte (d’altra parte un palazzo di 76 stanze ha molte pareti da adornare) e soprattutto è un appassionato, quasi maniaco dei leoni. Ma non vivi. È nato sotto quel segno zodiacale e compra qualsiasi souvenir, oggetto, statua, dipinto o altro che rappresenti il re della foresta. E non si limita all’oggettistica, quando vuole fa le cose in grande. La sede della Marcegaglia, il quartier generale del gruppo, è a Gazoldo degli Ippoliti, e dove se no? In mezzo alla pianura, ai campi di meloni (prodotto tipico dell’agricoltura della zona) anni fa Marcegaglia ha fatto costruire un palazzo di vetro e (ovviamente) acciaio che ospita tutti gli uffici del suo impero. E all’ingresso ci sono le statue di due leoni. In quell’edificio, malgrado i suoi quasi 80 anni, Marcegaglia va ancora ogni mattina. Il gruppo ha fatto molte acquisizioni in Italia e all’estero (come i ponteggi Dalmine) e si è diversificato. Per esempio nel settore turistico (Forte Village, Pugnochiuso, Albarell, Stintino), in quello finanziario e nella produzione di energia rinnovabile (impianti di elettricità da biomasse e pannelli fotovoltaici) e ancora nell’agricoltura e nella zootecnia. Ma il core business rimane sempre quello delle origini: la lavorazione dell’acciaio. E Steno Marcegaglia, malgrado abbia delegato ai due figli gran parte delle responsabilità e dell’operatività, continua a occuparsi in prima persona dell’azienda, non ha la minima intenzione di ritirarsi, di passare la mano, di dedicarsi ai nipotini. Uno dei segreti del suo successo sta nell’attenzione che ha sempre rivolto all’andamento delle materie prime indispensabili per produrre l’acciaio. In questo settore specifico e vitale per lui è diventato davvero un esperto, avendo alle spalle tanti anni di pratica quotidiana. E ancora adesso segue personalmente l’andamento dei mercati per poi passare al suo staff ordini di acquisto e di vendita. Dicono che la mattina appena sveglio accenda un monitor e tenga d’occhio l’andamento delle quotazioni delle materie prime anche mentre si fa la barba.

Momenti Clou
1930 Steno Marcegaglia nasce a San Giovanni Ilarione (Vr)
1948 Inizia a lavorare presso l’Alleanza Contadini1959 Nasce la Marcegaglia-Caraffini, specializzata nella produzione di guide per tapparelle
1962 È aperto uno stabilimento produttivo, che si aggiunge all’officina originaria
1983 L’azienda attua un ambizioso progetto di diversificazione
Marcegaglia in cifre
50 stabilimenti
6 milioni di mq di superficie produttiva
7 aree di business: acciaio, costruzioni, manufatti per la casa, impianti per la trasformazione dell’acciaio, energia, turismo, servizi
5 milioni di tonnellate d’acciaio trasformate ogni anno
6.500 dipendenti
4,2 miliardi di euro il fatturato 2008