War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità

Davide Cantoni, Child soldier Liberia,  2007, cm 92x122, disegno bruciato, collezione privata

La mostra più originale di questa sta­gione arriva da una città di provincia. Ravenna, nota per la grazia e la gran­diosità dei suoi mosaici, con ?War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità   (fino al 13 genna­io) compie un piccolo miracolo: riflette sul centenario della conclusione del­la I Guerra mondiale strizzando l’oc­chio ai conflitti – geopolitici e interiori – di oggi. Accade tutto al Mar, il Mu­seo d’arte della città, dove con la re­gia di Angela Tecce e Maurizio Taran­tino si parte dall’antica lastra funeraria di Guidarello Guidarelli – opera, fre­sca di doveroso restauro, simbolo della collezione: la leggenda locale dice che baciarla regala amore eterno giacché il povero Guidarello, condottiero  del ‘400, sacrificò la sua vita per proteg­gere l’amata – per raccontare «un altro punto di vista: il contrario della guerra non è la pace, ma il dialogo, il conflitto dominato, la dialettica», dicono i cura­tori. 

E così, con un efficace allestimen­to che accosta colte citazioni letterarie e filosofiche alle installazioni multime­diali dello Studio Azzurro, ci si ritrova immersi in una storia dell’arte decli­nata sui conflitti. Si procede per temi, non per ordine cronologico: si co­mincia con i vecchi e i nuovi miti lega­ti alla guerra, per passare alle frontiere e ai territori di conflitto (fisici e psico­logici) per approdare infine a «eserci­zi di libertà» in cui la creatività diventa l’antidoto al conflitto. Con un contrap­punto testuale che spazia da Eracli­to («Polemos, la guerra, è padre di tut­te le cose») al pacifismo di Primo Levi, la mostra ha il suo apice nelle rispo­ste artistiche del primo ‘900 alle guerre. Ci sono i magnifici Gladiatori di De Chirico contrapposti in modo originale all’Alabardiere seicentesco di Rubens, l’energia futurista di Marinetti e il do­lore di Picasso e poi, ancora, l’indignazione di Renato Guttuso. La guerra è la­cerazione: Lucio Fontana taglia le sue tele, Alberto Burri brucia i suoi “sac­chi”. Il ‘900 riflette sui conflitti che lo at­traversano: le foto dal fronte di Robert Capa sono accostate ai lavori di Alfre­do Jaar. la Pop Art di Andy Warhol e di Robert Rauschenberg propone i nuo­vi miti del progresso, mentre il tedesco Anselm Kiefer e l’americano Andres Serrano sono più pessimisti a riguardo. Nell’ultima sezione si tira il fiato: Mim­mo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò, Paolo Grassino e Gilbert & George usano l’arma dell’ironia contro ogni tipo di guerra. La bellezza dell’ar­te, forse, salverà il mondo.