Arriva sul grande schermo dal prossimo 21 gennaio Qualunquemente, il film di Giulio ManfredoniaCetto La Qualunque il personaggio inventato quasi 10 anni fa da Antonio Albanese. Intorno a lui si è creata la storia del film: Cetto, dopo quattro anni di latinanza in Sudamerica, torna in Italia e si candida a sindaco di Marina di sopra, un paesino della Calabria. «Mi piace tanto la famiglia che me ne sono fatto un’altra», si giustifica Cetto tornato con una seconda moglie brasiliana, chiamata Cosa perché ha un nome troppo difficile (Isabel De Los Santos, n.d.r.), e una figlia, il cui nome “non mi ricordo qual è”. Paradosso e surreale si mescolano ai sorrisi, a volte un po’ amari di questo film che porta alla luce, attraverso l’ironia, i problemi dell’Italia di oggi. Dal perbenismo della prima moglie Carmela (Lorenza Indovina) che si fa chiamare Carmen fino all’eccessiva imbranataggine di Melo (Davide Giordano), diminutivo di Carmelo, per non dimenticare gli amici del bar della Caccia: l’imprenditore, il falso invalido, il geometra, il ragioniere, il biondo che è invece moro di capelli. Altro protagonista d’eccezione il suo consigliere politico Gerry (Sergio Rubini), pugliese pentito delle sue origini, che viene da Milano e si spaccia per milanese e il suo antagonista De Santis (Salvatore Cantalupo) il politico dimesso, del buon senso un po’ noioso. «Abbiamo giocato», spiega Albanese, «sui toni surreali della storia. Il mio personaggio è quasi un moderato rispetto ai politici di oggi. Ma il film (che uscirà in 600 sale con 01 Distribution) sarebbe potuto uscire due mesi o due anni fa. Anche se si potrebbe pensare che ci sono paragoni espliciti posso dire che non ho mai, e sottolineo mai, pensato a Berlusconi o ad un altro politico di oggi. Neanche al Pd, anche se il partito di Cetto è PDP, ovvero il partito du pilu». Politica, corruzione e maschilismo si fondono nel film «attraverso un personaggio» spiega il regista «molto nero, che gioca sulla sua morale amorale. Pur non aderendo alla cronaca attuale Cetto racconta la realtà perché la riverbera. La forza della comicità di Antonio è che ha il dono di raccontare con una sola battuta pagine e pagine di saggi».

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