La Cena in Emmaus di Caravaggio

C’è una zona, nel cuore di Milano, dove il richiamo dei negozi cede il passo al fascino silenzioso dell’arte. Parliamo di Brera, un suggestivo quartiere fatto di vicoli e palazzi d’epoca, nel quale si erge la storica Pinacoteca di Milano: un museo unico al mondo, che vanta i più grandi capolavori della pittura lombarda e veneta del ‘400 e ‘500 (ma non solo) e la cui storia affonda nelle radici dell'Italia.
Nata per volontà di Maria Teresa d’Austria, la Pinacoteca fu eretta a fianco dell’Accademia di Belle Arti nel 1776. Inizialmente la struttura aveva un obiettivo esclusivamente didattico: ospitando le opere dei più grandi artisti del tempo, avrebbe contribuito all’educazione culturale degli studenti dell’Accademia. La sua trasformazione in museo avvenne dunque più tardi, sotto Napoleone Bonaparte: con l’Editto del 1805, il celebre condottiero decise di raccogliervi i dipinti più importanti provenienti dei territori conquistati dalle armate francesi. Una sorta di bottino di guerra senza eguali, volto a celebrare le conquiste belliche e il proprio potere militare. Tale decisione, tra l’altro, l’ha resa un unicum italiano: è la sola struttura museale nazionale a essere nata dal collezionismo politico e di Stato, anziché da quello aristocratico o di corte.

STORIA TORMENTATA
Organizzata in quattro sale principali, chiamate non a caso Napoleoniche, la Pinacoteca iniziò velocemente a ospitare sempre più opere, tra le quali la Predica di San Marco di Gentile e Giovanni Bellini, la Crocifissione del Bramantino, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Inoltre, sempre nell’Ottocento (1859) venne eretta l’enorme statua di bronzo di Napoleone I nelle vesti di Marte Pacificatore. La prevalenza di dipinti sacri si spiega con questa ragione: oltre ai quadri depredati in guerra, molte opere provenivano dalle chiese confiscate in seguito alla soppressione di alcuni ordini religiosi. Nonostante la sua fulgida nascita, l’evoluzione della Pinacoteca non fu, però, priva di battute di arresto. Anzi. Il museo fu chiuso per ben due volte: in seguito alla II Guerra mondiale, quando fu devastato dai bombardamenti (riaprì nel 1950), e poi negli anni ‘70, quando restò inagibile per cinque anni a causa della mancanza di fondi.

Ancora oggi non mancano i problemi. Nel 2011, per esempio, ha suscitato numerose polemiche il progetto Grande Brera, che prevedeva di allargare la Pinacoteca sottraendo spazio all’Accademia di Belle Arti. Dopodiché – e qui arriviamo ai giorni nostri – a gennaio 2016 il direttore generale della Pinacoteca James M. Bradburne ha presentato un progetto di rilancio del complesso (vedi box ), per far sì che «i milanesi tornino a innamorarsi di Brera», come ha spiegato in conferenza stampa: «Se Milano abbraccia la sua Brera, il mondo la segue».

Opere-Pinacoteca-Brera

Da sinistra, in senso orario, la versione originale de Il bacio di Francesco Hayez, Rissa in galleria di Umberto Boccioni, (datato 1910), lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio, Pascoli di Primavera di Giovanni Segantini e il Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti, uno dei capolavori più celebri di Andrea Mantegna

PATRIMONIO UNICO
Di certo, il materiale per amare la Pinacoteca non manca. Nelle sue 38 sale sono racchiuse collezioni invidiate in tutto il mondo. Una di queste guarda, come detto, al ‘400 e al ‘500 lombardo-veneto: proprio alcuni dipinti di Donato Bramante, acquisiti dalla Pinacoteca di Brera fra il 1901 e il 1902, accolgono i visitatori all’ingresso. Tra le opere di Bramante presenti meritano una sosta Uomo dalla mazza ; Uomo dall’alabarda ; Eraclito e Democrito ; Uomo dallo spadone . Nella sesta sala campeggiano i due dipinti Madonna col Bambino di Giovanni Bellini e la Madonna con il bambino e un coro di cherubini di Andrea Mantegna, figura chiave nel panorama pittorico italiano fino all’inizio del XVI secolo. Due capolavori sono i protagonisti della sala successiva: il celebre Cristo Morto dello stesso Mantegna e la Pietà del Bellini. Non mancano però anche gli altri esponenti del 400 e 500 italiani: la 22esima sala è dedicata alle firme ferraresi e romagnole, come Nicolò Pisano e Niccolò Rondinelli, mentre l’arte di Urbino viene celebrata nella 24 e nella 25: qui troviamo svariati capolavori, come Lo sposalizio della Vergine di Raffaello e La Vergine con il Bambino e santi di Piero della Francesca. Naturalmente non poteva mancare l’arte di Caravaggio: alla riforma figurativa introdotta dal celebre pittore lombardo è dedicata la sala numero 29, dove si possono tra l’altro apprezzare la Cena in Emmaus dello stesso Michelangelo Merisi e il S an Gerolamo in meditazione di Spagnoletto.
Come se tutto questo non fosse già abbastanza, la Pinacoteca si è aperta anche all’arte straniera: ben tre sale (31, 32 e 33) danno il meritato omaggio ai maestri fiamminghi e olandesi, con le opere dei tre grandi artisti Pieter Paul Rubens, Jacob Jordaens, Anton van Dyck e il tedesco Joachim von Sandrart, attivo a Roma nei primi anni Trenta del ‘600. Infine, la sala 37 è tutta per l’estro di Francesco Hayez: oltre all’originale del celebre Il bacio , copiatissimo in tutto il mondo, sono in mostra anche Un vaso di fiori sulla finestra di un harem , Malinconia e Ritratto di Alessandro Manzoni , oltre alle stampe del Ritratto della famiglia Borri e del Ritratto di Teresa Manzoni . Tra l’altro, oltre alla classica visita, la Pinacoteca organizza itinerari tematici alternativi. Il più romantico è “Eros e temi amorosi”: una selezione di opere sul sentimento per eccellenza, che spaziano da Gli Amanti veneziani di Paris Bordon al Triste presentimento di Gerolamo Induno. E sono previste anche attività ludiche per i bambini, finalizzate a promuovere la sensibilità artistica anche tra i più piccoli.

LA GALASSIA BRERA
Chi abita a Milano lo sa bene: Brera non è solo la Pinacoteca, ma un complesso di realtà artistiche e scientifiche che comprende anche l’Orto botanico, la Biblioteca, l’Accademia di Belle arti e l’Osservatorio astronomico.
ACCADEMIA DI BELLE ARTI
Fondata nel ’700, è tra le più antiche scuole di Italia e ha contribuito alla dialettica tra scienza, arti e letteratura. Riconosciuta dal Miur, rilascia diplomi di primo e di secondo livello nel settore dell’Alta formazione artistica e musicale.
BIBLIOTECA NAZIONALE BRAIDENSE Considerata una delle più grandi biblioteche italiane di carattere generale, aprì ufficialmente al pubblico nel 1787. Si stima che a oggi contenga 1,5 milioni di pezzi, tra cui 2.367 manoscritti, 40 mila autografi, 24.401 cinquecentine, oltre 50 mila negativi su lastra, 30 mila bobine di microfilm, 120 mila microform.
ORTO BOTANICO
Ricchissimo di piante e fiori, questo ex orto dei Gesuiti conserva ancora molti elementi del proprio passato, tra cui due vasche ellittiche del 700. Viene rappresentato con il simbolo della foglia di Ginko biloba.
OSSERVATORIO ASTRONOMICO
Anch’esso di formazione settecentesca, è un istituto di ricerca di fama mondiale. Tra gli scienziati che hanno lavorato presso l’Osservatorio, spicca il nome di Margherita Hack.