Palazzo Strozzi: a Firenze protagonista l’arte americana

Rabbit di Jeff Koons, artistar al quale Palazzo Strozzi dedicherà questo autunno la più grande esposizione mai realizzata in Italia (© Photo by Nathan Keay, © MCA Chicago, © Jeff Koons)

Il 2021 è, a detta di molti, l’anno zero di una nuova America dopo l’era Trump, e la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, che confeziona da anni tra le più interessanti mostre in circolazione, dedica proprio agli Stati Uniti tutta la sua programmazione. Fino al 29 agosto (restrizioni permettendo) presenta infatti American Art 1961-2001 , una mostra che racconta l’arte moderna americana tra due momenti storici decisivi, l’inizio della Guerra del Vietnam e l’11 settembre 2001, attraverso una selezione di opere di celebri artisti selezionati dai curatori Vincenzo de Bellis e Arturo Galansino: esposti lavori di Jasper Johns, Donald Judd, Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Kerry James Marshall, Bruce Nauman, Cindy Sherman, Robert Rauschenberg, Kara Walker e – come poteva mancare? – Andy Warhol.

Vediamo 40 anni di storia americana scanditi in 80 opere che spaziano tra pittura, fotografia, video, scultura e installazioni, tutte in prestito dal Walker Art Center di Minneapolis, uno dei più importanti musei di arte contemporanea del mondo. «Il rapporto tra storia e immagini è il filo conduttore del progetto», spiega Arturo Galansino che della Fondazione Palazzo Strozzi è attivo direttore. Il palazzo rinascimentale in bugnato, distante pochi passi da Santa Maria Novella – un luogo amato e sostenuto anche dalla comunità americana di Firenze –, presenta al pubblico la poliedrica produzione artistica statunitense e, attraverso essa, affronta temi caldi quali consumismo, femminismo, identità di genere, questioni razziali e lotta per i diritti civili. Si racconta sì l’America del secondo Novecento, ma si cerca di intuire anche come sarà quella dei nuovi anni Venti del Duemila, nella convinzione – sempre dimostrata nelle proposte di Palazzo Strozzi, dove in passato hanno esposto l’attivista cinese Ai Wei Wei e la performer serba Marina Abramović – che l’arte fornisca una chiave di interpretazione imprescindibile per il nostro presente.

Sixteen Jackies - Andy Warhol

Sixteen Jackies di Andy Warhol, opera del 1964 concessa a Palazzo Strozzi dal Walker Art Center di Minneapolis (© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc.)

Tutt’altro che effimero è anche lo spirito che regge la mostra in programma per il prossimo autunno, quando a Palazzo Strozzi approderà l’irriverente artistar Jeff Koons. Noto alle cronache degli anni Novanta per il suo chiacchierato matrimonio con Cicciolina, Koons è scultore (oggi milionario) geniale: la sua arte è una riflessione istrionica sul consumismo, che mescola cultura pop e riferimenti dotti e che ha nella lucentezza la sua principale caratteristica. Tutti conosciamo le sue enormi sculture in metallo che simulano giocattoli gonfiabili, ma non bisogna fermarsi all’apparenza. Koons è maestro nello svelare le ambiguità: nell’America di oggi che cosa brilla davvero? E, interrogativo non meno inquietante, dov’è – anche nella nuova amministrazione Biden-Harris – il confine tra sostanza e apparenza?

Sixteen Jackies di Andy Warhol, opera del 1964 concessa a Palazzo Strozzi dal Walker Art Center di Minneapolis