Ettore Scola sul red carpet di Ridendo e scherzando © Getty Images

Si è spento, all’età di 84 anni, Ettore Scola: caduto in coma domenica 17 gennaio, il maestro del cinema italiano è poi morto nella notte del 19. Il suo cuore ha smesso di battere, sotto lo sguardo dei familiari, stretti al suo capezzale. «Ci ha lasciato Ettore Scola. Un grande maestro, un uomo straordinario, giovane sino all'ultimo giorno della sua vita», ha commentato su Twitter il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

LA VITA. L’Italia perde così un altro dei suoi più grandi maestri della commedia. Classe 1931, Ettore Scola si trasferì da Avellino, sua città di origine, a Roma già da bambino, insieme alla sua famiglia. Nella Capitale frequentò prima il Liceo classico Albertelli, poi l’università di Legge, ma il suo futuro era il mondo dello spettacolo: disegnatore e battutista sul Marc'Aurelio di Ruggero Maccari, nonché autore radiofonico per le gag di Mario Pio per Alberto Sordi, Scola crebbe come un 'ragazzo di bottega' all’interno del cinema italiano. Tra i suoi film più famosi, Se permette parliamo di donne , con cui esordisce alla regia (1964), Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Bernard Blier (1968), il capolavoro C'eravamo tanto amati (1974), Brutti, sporchi e cattivi (1976), premiato a Cannes per la miglior regia, La famiglia (1987), nominato agli Oscar come miglior film straniero, e il recente documentario Che strano chiamarsi Federico (2013) .

L’ULTIMO LAVORO. L’ultimo titolo è il documentario, ancora inedito, realizzato dalle sue figlie: Ridendo e scherzando . In occasione dei suoi 80 anni, Scola dichiarò: «Per il momento non ho tanta voglia di lavorare, anche perché diventa perfino difficile trovare il tempo: sanno che sei libero e ti cercano tutti, per le richieste più strane. Ogni paesino ha un cinema che rischia la chiusura, un festivalino che cerca di crescere, un circolo culturale. E io tutto sommato mi commuovo a sentire tanta passione, mi sembra tempo ben speso quello a fianco di giovani che credono ancora in valori e idee. Ma detesto le celebrazioni e l'enfasi, non è ancora tempo di mummificarmi».