'Revolution', Alan Aldridge/Harry Willock/Iconic Images

'Revolution', Alan Aldridge/Harry Willock/Iconic Images, 1968 

Un viaggio che va dagli anni 1966 al 1970, un breve e densissimo periodo che cambiò per sempre le vite di un’intera generazione e di quelle successive. Quei 1826 giorni vengono raccontati nella mostra Revolution. Musica e ribelli 1966-1970, dai Beatles a Woodstock  in corso alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 4 aprile.

Curata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Victoria and Albert Museum (che ha già ospitato la rassegna), insieme a Fran Tomasi, maggior promoter italiano che per primo portò in Italia i Pink Floyd, Clara Tosi Pamphili, giornalista e storica della moda, e Alberto Tonti, noto critico musicale, la mostra è un percorso esperienziale fatto per avvolgere i visitatori di atmosfere, oggetti, memorabilia, design, arte, grafica e soprattutto dalla musica di quegli anni anche grazie al sofisticato sistema audioguide Sennheiser, partner dell’esposizione.

Attraverso più di 500 oggetti-testimonianze di momenti, vite eccezionali, canzoni che hanno segnato la storia, abiti che hanno fatto tendenza (e scandalo), film indimenticabili e attimi che potremo rivivere vengono ripercorsi gli ambiti in cui le rivoluzioni culturali di quel periodo ebbero luogo: la moda, la musica, le droghe, i locali e la controcultura; i diritti umani e le proteste di strada; il  consumismo; i festival; le comunità alternative. Da Carnaby Street a Londra agli hippy di Haight-Ashbury, dall’innovazione tecnologica della Bay Area alle proteste del maggio francese, dalle comuni sparse in tutta l’America ai festival di Woodstock e dell’Isola di Wight, questi anni furono caratterizzati da un idealismo ottimista che spingeva le persone a far fronte comune per sovvertire le strutture di potere in ogni sfera della società. Una riflessione infine su quante di esse hanno prodotto un cambiamento reale e duraturo e quante invece sono andate perdute nei decenni successivi.

Info: mostrarevolution.it