Prince

L'Italia è stata appena onorata da un passaggio veloce quanto incisivo di sua maestà il genio di Minneapolis, Prince, all'anagrafe Roger Nelson, il quale passati i 50 anni e i 100 milioni di dischi venduti non ne vuole sapere di lasciare il campo ai giovani, dato che ancora nessuno ha dimostrato di poter raggiungere i suoi livelli: circa 30 album in 30 anni (non tutti delle pietre miliari è vero, ma una buona metà sì), compositore, arrangiatore, produttore e interprete di tutti i suoi lavori e anche di quelli di altri artisti. Dopo 8 anni di assenza una data a Roma e una a Milano hanno regalato all'Italia una bellissima esperienza live, due ore intense (più un'altra mezzora di after party a luci già accese) di funky, soul e persino gospel, è nota infatti la sua religiosità nonostante le apparenze trasgressive, l'abbigliamento glamour, i forti richiami al sesso (il bollino Parental Advisory è nato a causa di Darling Nikki, brano contenuto nell'album Purple Rain del 1984, Oscar per la miglior colonna sonora). Insomma una jam session in cui tutti hanno dato il meglio, compreso il pubblico. Di certo assistere a Purple Rain eseguita dal vivo non ha prezzo, è sicuramente più appagante sia per Prince che per il suo pubblico: più appagante che comprare un disco s'intende.
Infatti se non bastasse il magnetismo, il carisma, la sensualità delle sue movenze, lo stile chitarristico e la voce inconfondibile, Prince riesce ancora a conquistare e a far parlare di sè perché è uno che sa il fatto suo, e della musica ha fatto una professione sapendo anticipare gli stili del soul e dell'R'nB americano nel corso delle ultime tre decadi, e ha una visione tutta sua degli aspetti commerciali legati al mercato musicale. Storico il divorzio all'inizio degli anni '90 dalla sua casa discografica, la Warner, perché non gli andava giù che questa controllasse le pubblicazioni dei suoi dischi. Da parte sua la Warner non era molto contenta che Prince uscisse con un disco all'anno, ma aveva pur sempre i diritti su qualsiasi cosa uscisse a nome di Prince, così quest'ultimo decise di cambiare nome! E divenne l'artista un tempo conosciuto come Prince, o Tafkap, o un simbolo grafico impronunciabile che non poteva essere neanche classificato negli elenchi alfabetici. Geniale no? Dichiarando guerra anche alla stampa si è rifugiato nella sua tenuta, la White Mansion di Minneapolis, tra gli studi di registrazione Paisley Park e gli uffici della sua personale etichetta, la New Power Generation.
Più tardi è stato un pioniere della rete creando vari siti Internet, come NewPowerGeneration.com, 3121.com, Lotusflower.com, praticamente uno per ogni disco, in cui vendeva musica digitale, Cd veri e propri, inviti per i suoi concerti privati nei vari club di Minneapolis... e ora sono stati tutti chiusi. A quanto pare infatti ha cambiato idea, e il suo ultimo disco "20Ten", uscito a luglio, non è stato autorizzato alla vendita digitale su iTunes, ma nemmeno su Amazon come Cd, niente di niente, nemmeno nei negozi di dischi (almeno per il momento): il Cd era un allegato gratuito ad alcune riviste di musica. Qui in Europa erano Daily Mirror in Inghilterra e Irlanda, Scotland's Daily in Scozia, Courier International in Francia, Het Nieuwsblad in Belgio e Rolling Stone Deutschland in Germania. E nient'altro!
"Internet è finito, morto" dichiara Prince, "iTunes e gli altri siti non pagano in anticipo per avere la mia musica, e si arrabbiano se non riescono ad averla. Internet è passata di moda, tutti i gadget tecnologici non sono un bene, ti riempiono la testa di numeri". Non si scherza per niente: all'indomani del concerto persino i più piccoli stralci di ripresa postati dai fan erano stati rimossi da Youtube per violazione di copyright, su segnalazione della NPG (New Power Generation) stessa.
Prince ha le idee chiare sulla gestione della musica nel nuovo millennio, tutti gli altri no: a noi comuni mortali sembra un esperimento di marketing all'incontrario, il voler mettere alla prova il proprio pubblico, o forse nutrire la propria immagine pubblica di personaggio fuori dal coro, schivo e intransigente. Ma quando si ha un talento come il suo persino questo si può perdonare, ancora una volta l'esperienza live dimostra il suo valore "non piratabile", appagante e convincente, soprattutto quando si tratta di un genio musicale come Prince.