Un’immagine di Che bella giornata di Checco Zalone

Se c’è un aspetto del made in Italy che in questo momento sta funzionando piuttosto bene nel nostro Paese, questo è il cinema. Sono stati resi noti oggi i risultati dei primi ventiquattro giorni dell’anno e quanto emerge è molto significativo: il cinema italiano ha conquistato la quota mercato record del 67%, “relegando” i film americani al 30%. Un vero e proprio ribaltone. Il merito lo si deve alle commedie che sono uscite nei cinema in queste settimane. A cominciare dal fenomeno Checco Zalone con Che bella giornata che ormai veleggia verso i 40 milioni di euro. Molto bene è partito anche il film con Antonio Albanese, Qualunquemente, che ha superato i 5,3 milioni di euro in soli tre giorni, senza dimenticare i 3 milioni di euro di Immaturi, con Raoul Bova e Ambra Angiolini. Dati che fanno ben sperare come ha sottolineato il presidente Agis (Associazione generale dello spettacolo) Paolo Protti: «Con i risultati dell’ultimo fine settimana si rafforza l’eccezionale andamento dei film italiani nelle sale. Il prodotto nazionale ha superato il 67% dei biglietti venduti. Un esito del genere è addirittura superiore a quello del cinema statunitense che, con l’uscita di Avatar nel gennaio 2010, si era attestato poco sotto il 60% dei biglietti. Una situazione così favorevole conferma nel modo più evidente che è caduta ogni riserva del pubblico nei confronti dei film italiani e che, pur registrando le commedie picchi di particolare gradimento, anche prodotti di generi diversi conquistano fasce sempre più larghe di spettatori». Ma non è tutto oro quel che luccica; Protti mette in evidenza alcuni problemi che stanno attanagliando l’industria cinematografica: «Ora, però, il venir meno della risorsa pubblica (il Fondo unico dello spettacolo dai 414 milioni del 2010 è sceso a 258 milioni, ndr) e la sostanziale cancellazione degli incentivi fiscali a favore del cinema stanno mettendo seriamente a rischio l’intero sistema. Nel 2011 è infatti prevedibile una forte contrazione degli investimenti privati: ci saranno meno film italiani suddivisi per generi, autori, linguaggi diversificati, proprio nel momento in cui la produzione è in ripresa di idee e personaggi e il pubblico sta dimostrando di essere tornato ad apprezzarli. Chiediamo pertanto ancora una volta energicamente al governo di mantenere gli impegni più volte presi e non mantenuti, rifinanziando il Fondo unico dello Spettacolo, ridotto proprio quest’anno al minimo storico, e rinnovando per un triennio gli incentivi fiscali al cinema».