Benenuti al Sud

E’ stato un anno super il 2010 per il cinema. Presenze e incassi in crescita; netta ripresa della produzione italiana e maggior interesse degli investitori privati. I numeri forniti settimana scorsa dall’Anica, l’associazione che raggruppa le industrie dell’audiovisivo, lo confermano. Il box office ha registrato 734 milioni di euro con una crescita del 18% rispetto al 2009; le presenze sono state 109,9 milioni con un segno + dell’11%. Si è fatto sentire molto il peso dei film in 3D con due successi quali Avatar (65 milioni di euro) e Alice in Wonderland (30 milioni). Ma la sorpresa è venuta dal cinema italiano con una quota di mercato del 32% e con ben otto titoli tra i primi 20; su tutti basti citare Benvenuti al Sud (circa 30 milioni) e Io loro e Lara di Carlo Verdone con oltre 15 milioni di incasso. Il successo del cinema italiano consolida un trend iniziato nel 2000 e che ha portato la nostra produzione a essere sempre più in sintonia con il pubblico come si sta dimostrando sempre di più anche oggi con i successi di Che bella giornata, Immaturi, Qualunquemente e Femmine contro maschi (a gennaio il cinema italiano aveva raggiunto la quota “monstre” del 65%).

La produzione italiana sulle colonne dei giornali non sempre gode di buona fama. Un certo tipo di opinioni definisce sempre il nostro cinema come assistito dallo Stato. Fino a qualche anno fa si può dire che fosse così, ma oggi non più. Se consideriamo gli investimenti effettuati nei film italiani, complessivamente ammontano a 312 milioni di euro; di questi 312 milioni bel 277 provengono da capitali privati e solo 35 milioni dai contributi pubblici erogati dal Fondo Unico dello Spettacolo. La quota di investimento dello Stato è stata, quindi, dell’11%. Ma è soprattutto il dato in costante crescita dei contributi privati l’aspetto più interessante; aziende cinematografiche ma anche extra settore sono state invogliate a investire nella settima arte grazie al sistema di incentivi fiscali, credito di imposta (tax credit) e detassazione degli utili (tax shelter) in vigore fino al 31 dicembre, e che sono stati prorogati solo per un semestre quest’anno. E proprio la mancanza di prospettiva in merito alle agevolazioni fiscali rischia, a detta dei rappresentanti dell’industria cinematografica, di frenare questo meccanismo virtuoso che si è messo in moto l’anno scorso con il risultato di penalizzare un settore che, malgrado la crisi, è riuscito a raggiungere traguardi inimmaginabili a fine 2009.