© Succession H. Matisse by SIAE 2010, Image courtesy National Gallery of Art, Washington

Pianista e giocatori di dama, Henri Matisse, 1924

A Brescia al Museo di Santa Giulia dal 11 febbraio al 12 giugno 2011 una mostra imperdibile: Matisse, la seduzione di Michelangelo. 180 le opere esposte – tradipinti, sculture, disegni, incisioni e gouaches découpées – per un viaggio lungo l’intera vicenda artistica di Matisse da un punto di vista mai tentato finora: la relazione con l’opera di Michelangelo. Obiettivo della mostra, curata da Claudia Beltramo Ceppi, è quello di dimostrare quanto profondo sia stato il legame intercorso tra l’artista francese e il genio italiano del Cinquecento, che portò Matisse alla formulazione di un’arte che fosse una semplificazione assoluta della pittura, alla luce del suo studio giovanile e poi maturo, proprio della scultura di Michelangelo. Non forse tutti lo sanno ma fu proprio l’arte di Michelangelo a costituire per Matisse un riferimento e una continua fonte di riflessione. Un confronto che gli permise di lavorare sul perpetuo rapporto tra linea e volume, disegnando e dipingendo in maniera sculturale. Il percorso espositivo della mostra propone capolavori assoluti di Matisse affiancati a una serie di calchi di alcune delle più importanti sculture di Michelangelo tra cui quelle delle Cappelle Medicee.
Particolarmente affascinante il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto Pianista e giocatori di dama e la grandissima gouache découpée intitolata Venere che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri.
Tra le opere esposte tanti capolavori, difficilmente concessi in prestito, come la grande scultura Lo Schiavo (Musée Matisse di Nizza), il piccolo gioiello del Brooklyn Museum di New York, un olio su tavola, Nudo nel bosco , cui si affiancherà il bronzo Piccolo busto accovacciato (Pierre and Tana Matisse Foundation di New York) che rappresenta quasi una citazione letterale di Michelangelo, ma ridotta alle stesse dimensioni della figura del dipinto, attraverso quel procedimento ‘a togliere’ che Matisse aveva ben studiato nel suo grande antesignano.