Victoria’s Secret Fashion Show © Getty Images

Una modella sfila durante il Victoria’s Secret Fashion Show

Passato attraverso fasi di grande successo e altre più appannate, il reggiseno – indumento femminile per eccellenza – compie il primo secolo di vita, e non lo dimostra. Sempre in fortunato equilibrio tra strumento di seduzione, accessorio fashion e oggetto d’uso quotidiano, ha una storia movimentata, e ha perfino degli antenati. Utilizzato da greci e romani, il primordiale numero zero era ovviamente assai diverso da quello di oggi: cercava di comprimere i seni con fasce e bendaggi oppure, quando erano ormai sviluppati, si usava il cestus, un corpetto di cuoio che conteneva le grazie delle matrone romane. Solo utilità pratica per le nostre ave? Assolutamente no, se si pensa che il poeta Marziale definiva questi accessori una «trappola cui nessun uomo può sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma». Anche il Medioevo ha una sorta di antesignano del reggiseno: il pelicon, un corpetto impreziosito da uno strato di pelliccia che veniva reputato troppo provocante dai benpensanti dell’epoca. Perfino Dante Alighieri intervenne con il suo sguardo censorio in proposito, sdegnandosi con le donne fiorentine «che van mostrando con le poppe il petto», e nel 1342 i legislatori perugini proibirono le scollature «dalla forcella de la gola en giù». Il lungo periodo in cui le forme delle signore venivano compresse in corpetti rigidi e busti con stecche (causando spesso svenimenti e l’immediato ricorso ai famosi “sali”) ha poi spianato la strada al prototipo del reggiseno moderno: sul finire del 1800 si impone il corsetto-seno, un sistema che sospende i seni con due bretelle e consente finalmente di eliminare la compressione da enfisema cui alcuni innovatori avevano dichiarato guerra. Nel 1907 qualcosa di simile al reggiseno fa la prima “uscita pubblica”, comparendo su Vogue . Se il numero dei brevetti e delle soluzioni ingegnose trovate per sorreggere e modellare il seno è quasi sterminato, un apporto fondamentale è quello dell’americana Mary Phelps Jacob nel 1912, ereditiera diciannovenne in cerca di una soluzione esteticamente accettabile per infilarsi negli abiti da sera senza i disagi e le fatiche legate al viluppo di stecche di balena e di stringhe cui è costretta. Il suo reggiseno è una specie di tracolla composta da fazzoletti di seta e fasce che abbozza, infine, delle coppe in cui alloggiare i seni: per dare un’aria più sofisticata all’invenzione, pensa di dare un nome per la prima metà inglese e per la seconda francese, backless brassière. Un sonoro fallimento commerciale, sul momento, ma con l’avvento della Grande Guerra, quando le donne lavoratrici hanno la necessità di vestirsi comodamente, il reggiseno si prende la rivincita. Nel primo dopoguerra, con l’emancipazione femminile, la moda riduce le differenze fisiche tra maschi e femmine: negli anni ‘20, quando le “maschiette” iniziano a portare capelli corti e pantaloni, il reggiseno, invece di enfatizzare, cerca di donare un profilo androgino alla donna di quegli anni, di cui un magnifico esempio è Greta Garbo.

 

Negli anni ‘30, poi, con il diffondersi degli economici tessuti sintetici, nylon e rayon in primis, anche le clienti meno abbienti possono permettersene uno: ma il completo trionfo coincide con il secondo dopoguerra, quando sono di moda le amatissime pin-up, belle ragazze curvilinee, immortalate in calendari e foto con aria salubre e il seno bene in evidenza. In qualche momento il sensuale accessorio diviene quasi superfluo; come negli anni ‘60, con la moda delle donne-grissino di cui la celebre indossatrice Twiggy è la ossuta bandiera, e con l’avvento del femminismo, che lo vede come un orpello inutile che ingabbia la donna fisicamente e culturalmente. Ma la fase down non dura; nel 1970, in Francia, viene lanciato il primo reggiseno modellato e senza cuciture, assemblato con tecnologia agli ultrasuoni, mentre negli anni ‘80 l’industria dell’intimo conosce una fase di autentico boom. Dai modelli più elementari a quelli più raffinati, continua a essere un must. Secondo numerosi studi di psicologia, il seno femminile è legato al vincolo materno, richiamo che permane anche in età adulta, e questo spiegherebbe il successo (nonché il clamore) di molte campagne pubblicitarie in proposito. REGGISENI ... ESAGERATI

Basta a volte un reggiseno messo ben in evidenza, magari su un’affissione gigante lungo una strada perché si formino ingorghi e tamponamenti a catena…

ARRIVA IL PUSH-UP
La nascita del push-up ha rappresentato, a metà degli anni ‘90, un bel passo avanti nell’universo della seduzione femminile. Il modello che aiuta ad acquistare una taglia (c’è chi ne promette due) grazie a imbottiture strategiche e lunette estraibili è oggi commercializzato da tutti i produttori di lingerie, ma il primo fu il Wonderbra (letteralmente “reggiseno delle meraviglie”), riempito da Eva Herzigova (nella foto, la prima celeberrima campagna pubblicitaria). Da allora si sono sviluppate tecniche sempre più innovative per dare volume, con l’immissione sul mercato di modelli a olio, silicone, aria. E per chi, dotata di misure XL, e vuole “ridurre l’ingombro”, esistono reggiseni minimizer sempre più sofisticati.

Regine di coppe

La sdoganatrice del reggiseno a vista è la solita Madonna. Con i reggiseni a cono di Jean Paul Gautier, resi celebri dal Blonde Ambition Tour nei primi anni ’90, inaugura una “nuova era” dell’intimo portato per essere visto e ammirato, ed entra a gamba tesa nell’immaginario fetish di sempre. Si rifanno agli anni ‘50, in ogni caso, i reggiseni cari al burlesque con le forme appuntite indossati da Dita Von Teese (foto), che con Wonderbra ha lanciato di recente una propria linea di lingerie. Perfino un’attrice come Julia Roberts, che non ha mai fatto del decolleté un segno distintivo, sfodera un inaspettato push-up in Erin Brockovich, mentre la cantante Kate Perry ha sfoggiato un intrigante reggiseno a forma di pasticcino.

Le donne e “lui”

Il rapporto fra le donne e il reggiseno, nonostante tutto, appare ancora conflittuale, come dimostra una ricerca inglese, condotta dalla Lycra, secondo la quale un quarto delle intervistate non conosce la taglia precisa del proprio reggiseno, mentre il 70% sostiene di indossare quella sbagliata. Tra l’altro, un uomo su due ammette di non sapere la taglia della propria compagna o moglie. Recenti studi hanno permesso di tracciare l’identikit del reggiseno ideale: al top delle richieste c’è il “flexi-bra”, adattabile a ogni vestito e con le coppe regolabili, mentre un quinto delle donne sogna un reggiseno che cambia a seconda del clima, scaldandosi o raffreddandosi in base alla temperatura esterna.

FAMOLO STRANO....