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L’attrice e ballerina Juliet Prowse, nata in India ma di origini sudafricane, indossa un seducente collant. È il 1965

Detestati dagli uomini, amati dalle donne, i collant compiono oggi mezzo secolo. Era il 1938 quando fu inventato il nylon, un tessuto «resistente come l’acciaio e delicato come una ragnatela». Per lungo tempo fu la calza, quella che arrivava alla coscia, che andava agganciata alla giarrettiera o alla guepière, che scendeva con flosce pieghette e su cui, alla bisogna, nei periodi di crisi economica si disegnava con la matita “la riga”, l’unico discendente del nylon che veniva indossato per ornare le gambe. Poi, nel 1959, l’inglese Allan Gant della Glen Raven Mills, una fabbrica di tessuti del North Carolina, ebbe la meravigliosa (e famigerata) intuizione e si iniziò la produzione di massa dei collant, che ebbero una clamorosa fortuna a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, in seguito alla diffusione della minigonna inventata da Mary Quant (sotto la quale era fuori luogo indossare la sensuale ma scomodissima calza), e degli hot pants, microscopici pantaloncini che esponevano generosamente le gambe richiedendo un tassativo collant. E negli anni della Pop Art, viene inventata la Lycra, una innovativa fibra elastica con eccezionali proprietà di allungamento e recupero della forma. Così, i collant acquistano più morbidezza, aderenza e vestibilità e durano più a lungo. La Quant sarà, tra l’altro, una delle prime stiliste a disegnare anche le calze, firmando nel ‘67 i collant col suo logo a margherite. Poi, negli anni, arriverà anche la microfibra, elemento che accentuerà le valenze di comfort, morbidezza, vestibilità e durata. Stando al Dizionario della Moda, il collant è stato nel proprio campo «l’invenzione del secolo».
Il termine francese collant, in verità, indica i pantaloni maschili lunghi e stretti dotati un sottopiede per tenerli tesi, che si usarono nei primi decenni dell’Ottocento. Oggi si tratta, tecnicamente parlando, di una calzamaglia femminile alta sino alla vita, all’inizio leggera e rigorosamente color carne: anche se nasce come elemento “antifreddo” svela da subito velleità da accessorio di moda e di seduzione. I collant sono stati declinati in ogni variante possibile (bianchi da infermiera, leopardati, con strass, neri a rete da lap dancer, coloratissimi, ricamati, decorati, monacali, optical, pesanti e opachi o velatissimi...) e oggi sono realizzati in innumerevoli materiali. Al di là della foggia per un paio di collant “tradizionali” sono necessari 14 chilometri di nylon.Parlando di numeri, si nota immediatamente che il giro d’affari della calzetteria femminile è più che ragguardevole (valeva in Italia 930 milioni di euro nel 2007, e i collant rappresentavano il 70,7%). I collant si evolvono ancora, e se negli anni ‘70 andavano forte quelli in pizzo, negli anni ‘80 quelli griffati e firmati (Pierre Mantoux dedicò una sua creazione rossofuoco alla “woman in red” Kelly LeBrock dell’omonimo film), adesso il trend sono i leggings, privi di piede, da indossare in combinazioni diverse, per esempio con maxi pull, con tacchi alti, anche sotto gonne ampie e arabeggianti. Per un periodo, pareva che il diktat senza ritorno fosse quello di uscire senza calze, senza collant e con il sandalo aperto anche in pieno inverno: la sparizione delle calze (a favore di una democratica tendenza alla polmonite) era stata decretata dalla solita Anna Wintour (direttore di Vogue America, zarina dell’alta moda nonché alter ego della cattivissima Miranda de Il diavolo veste Prada), che si presentava alle sfilate di gennaio con le gambe nude ed era stata emulata anche da chi non aveva la Limousine ad aspettarla all’uscio di casa. Poi, forse per estenuazione, al quindicesimo raffreddore la tendenza è stata abbandonata e il collant è tornato ad essere vendutissimo.

La versione spray

Ma a dire il vero i collant sono usciti da tempo dal recinto dell’ornamento di moda tout court: ne esistono modelli idratanti, che rilasciano durante l’uso sostanze nutrienti, massaggianti anticellulite, con effetto push-up per i glutei, antifatica, che ritardano la ricrescita dei peli e perfino modelli abbronzanti. Ed esiste il collant spray, nuova invenzione giapponese: l’elemento principale è la polvere di seta che, spruzzata sulle gambe, riproduce lo stesso effetto di un normale collant. A Tokio le signore hanno saccheggiato i negozi che vendevano il prodotto che, in effetti, ha non pochi vantaggi (per esempio, non ci si deve preoccupare di antiestetiche smagliature e si possono indossare tranquillamente con calzature infradito). La “calza spray” si elimina poi tranquillamente, la sera, con acqua e sapone. Tra l’altro, può essere anche un efficace escamotage contro il caldo che si patisce nell’indossare i collant in piena estate (il bon ton lo richiederebbe). Esistono anche i collant da uomo: in effetti sono stati utilizzati dagli uomini in Giappone ed in Cina fino a qualche decennio fa, come del resto nel Medioevo e primo Rinascimento in Europa, spesso sotto forma di calzamaglia, ma stando agli ultimi dati di vendita, la richiesta di collant da parte della clientela maschile sarebbe aumentata negli ultimi cinque anni, tanto che da Selfridges a Londra hanno deciso di commercializzare una linea di calze destinata esclusivamente alle muscolose gambe virili. I collant da uomo (mantyhose) si porterebbero benissimo sotto i classici abiti maschili, terrebbero le gambe al caldo e garantirebbero, al tempo stesso, una linea invidiabile a fianchi e cosce. Ma, a proposito degli uomini, un ruolo importante nella storia del collant ha la loro opinione riguardo la vocazione ammazza-libido dell’indumento in questione. Tutti sono concordi nel sospirare rapiti al ricordo di una Sophia Loren che nel 1963 sfilava lentamente le calze di fronte a un Mastroianni impaziente in Ieri, oggi e domani o di Kim Basinger che le lanciava in faccia a Mickey Rourke in Nove settimane e mezzo, o di Jessica Rabbit che mostrava dallo spacco abissale del vestito da sera la calza malandrina: in effetti in ogni spogliarello femminile che si rispetti la calza ha un ruolo da protagonista, mentre certo non si può dire altrettanto del collant. Pratico, veloce (chi avrebbe oggi il tempo di abbottonare e agganciare calze e reggicalze?) e resistente, ha comunque anche i suoi estimatori (oltre alle frotte di donne che non li cambierebbero con nulla al mondo) ed esistono dei siti e dei forum maschili di fan del collant. E comunque, a ben spulciare, portato da Jane Fonda in Barbarella, con mini-tuta spaziale e stivali argentati, non si può dire non fosse sexy, così come quello indossato da una maliziosa Marilyn Monroe sotto un pullover extralarge, quando in Facciamo l’amore seduce Yves Montand, o quello a rete nera che sfoggia una giovane Brigitte Bardot nella foto utilizzata per il manifesto del film Femmina, diretto da Julien Duvivier. La celebre stilista inglese Vivienne Westwood ha posato davanti a Buckingham Palace alzando la gonna e mostrando all’obiettivo un collant (portato senza biancheria intima): la foto provocatoria ha fatto epoca, entrando nella storia. Storia che è possibile ripercorrere anche attraverso un cortometraggio che Pierre Mantoux ha dedicato all’accessorio: tra l’altro Mantoux ha reso omaggio ai cinquanta anni del collant con l’inaugurazione della prima boutique monomarca del brand a Milano.

LA STORIA DEL COLLANT

  • MEDIOEVO

In quest’epoca la calza è realizzata in seta. Prima esclusivo appannaggio maschile, diventa successivamente un indumento utilizzato anche dalle donne per coprire le proprie gambe

  • OTTOCENTO

La rivoluzione industriale democratizza la calzetteria, che per la prima volta ha prezzi accessibili alla classe media. Le gonne delle donne si accorciano portando le gambe femminili al centro dell’attenzione

  • 1938

Risale a quest’anno l’invenzione del nylon, una fibra sintetica “resistente come l’acciaio e delicata come una ragnatela”, da parte di Wallace Hume Carothers

  • 1959

L’americano Allen Grant decide di utilizzare il nylon nella produzione dei collant. I primi sono composti da due calze tessute separatamente e poi unite al centro da un tassello di cotone

  • 1965

Quest’anno la stilista Mary Quant lancia la minigonna, la gonna di dimensioni minimali, che decreta la fi ne di calze e guêpière

  • 1967

È ancora Mary Quant a disegnare la prima linea di collant realizzata da uno stilista. Si caratterizza per il logo a margherite

  • 1968

L’azienda britannica Pretty Polly introduce per prima il collant a taglia unica

  • 1975

Nascono i primi collant contenitivi, in grado di modellare le forme, e quelli più sofisticati a rete e in pizzo

  • ANNI ‘80

Il collant diventa un accessorio di moda, tanto che tutti i più celebri stilisti, da Armani a Valentino, passando per Versace e Lacroix, li abbinano alle proprie collezioni

  • ANNI ‘90

È l’epoca dei collant tecnici, in quanto lo sviluppo tecnologico della Lycra permette di adattarsi a qualsiasi forma e al tempo stesso di guadagnarne in termini di capacità di seduzione

LE CURIOSITA’

  • Bon ton - L’etichetta afferma che è obbligatorio indossare i collant, anche in piena estate, a qualunque cerimonia si prenda parte, matrimoni compresi
  • Vita standard di un venditore provvisorio di collant - È il titolo del secondo romanzo scritto da Aldo Busi e pubblicato nel 1985. Combina cenni autobiografici a elementi noir
  • Questione di denari - La pesantezza del collant è indicata dal numero di denari. Ciascun denaro corrisponde al peso di 9 km di fi lo, espresso in grammi. I collant possono avere da 8 a 100 denari
  • Un po’ di magia - Non un semplice accessorio moda, ma uno strumento al servizio della bellezza. Nel corso del tempo il collant ha imparato a rendere la pancia piatta, i glutei più alti, contenere i chili di troppo...
  • Primo piano - Il collant è stato protagonista di numerosi film polizieschi. I rapinatori lo utilizzano, calato sul volto, per deformare i propri lineamenti