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I bagnanti dipinti da Cézanne, già nel 1880, avevano capito che i costumi migliori erano due: quello adamitico e quello a calzoncino corto, il secondo più consigliato del primo nelle spiagge frequentate anche da signore e da vigilanti della pubblica decenza. Da allora, le forme dei swimming trunks (gli shorts maschili) sono rimaste più o meno le stesse, con variazioni sensibili, però, nelle lunghezze, nei tessuti e nei colori. Se, infatti, la praticità suggerirebbe di liberarsi da ogni possibile indumento per tuffarsi in acqua, la consuetudine sociale della vacanza balneare e la condivisione della spiaggia con altre persone hanno reso il costume da bagno un argomento di moda e un settore di mercato protagonista dei mesi da giugno a settembre, con prolungamenti significativi durante l’inverno tra i fortunati che vanno in crociera o nei resort dei Paesi tropicali. Ma solo l’abbassamento della soglia del pudore, negli ultimi quarant’anni, ha consentito questo sviluppo, perché quando la buona società prese l’abitudine della villeggiatura al mare, intorno all’inizio del ‘900, i centimetri di pelle esponibili al sole erano in verità molto pochi per entrambi i sessi. In spiaggia le donne indossavano tutine in lana a mezze maniche con il gonnellino lunghe fino al ginocchio, mentre agli uomini il gonnellino era risparmiato ma non il leotard, una fusione (in maglia di lana blu) di canottiera e mutande. Poi aumentò progressivamente la tolleranza per la nudità del busto maschile, che già negli anni ’20 si era liberato di maniche e bretelle, mentre l’ombelico femminile fece capolino solo alla fine degli anni ’40, con il primo bikini.

Bagno in costume

La scelta del costume porta con sé una serie di valutazioni legate al fisico e alla voglia o meno di scoprirsi e, se per la donna il costume da bagno è un capo che cambia stagionalmente anche forma (il trikini, il bikini...), per l’uomo quest’ultima rimane sostanzialmente la stessa. Ciò che varia, al di là delle lunghezze dello short, è il comfort e lo stile. Il modello più indicato è il pantaloncino tipo boxer, che non mette a disagio in forme troppo attillate e che può allungarsi, per i più longilinei, fino al ginocchio nelle rivisitazioni tipo surfisti. Chiusa la stagione dei colori fluo, regina di tendenza nella stagione 2013, la voglia di colore non si affievolisce, anzi, torna moltiplicata dagli effetti printed sui tessuti. La gamma di motivi spazia tra stampe esotiche con paesaggi vagamente naïf, come nelle proposte di Orlebar Brown, e coloratissime hawaiiane di Sundek decorate con maxi “ibiscus-orchidee”. Meno eccentriche le fantasie composte con foglie di Filodendro su fondo rosso di North Sails o i costumi firmati Vilebrequin, con stampe dai motivi inequivocabilmente marini come il polpo. Per chi non volesse osare tanto, resta comunque il classico modello tinta unita o bicolor, in tessuto tecnico e tasche color albicocca come quello presentato da Armani o come il modello tecnico Berfy, dal taglio corto di Arena, interamente in polyamide.

Un grande impulso allo sviluppo del settore va attribuito poi al culto della salute e della prestanza fisica che si diffuse negli anni ’30: mai come in quel periodo le réclame di crociere e stazioni balneari tappezzavano i muri delle strade e riempivano i rotocalchi. Gli uomini statuari in calzoncini da bagno bicolori disegnati da Marcello Dudovich, illustratore triestino noto soprattutto per i manifesti della Rinascente, sono l’iconografia estiva di un’epoca che ha visto esplodere la vanità maschile, trainata dal mito dei gentleman inglesi e dalla moltiplicazione delle riviste illustrate. Il costume, infatti, era solo una parte minima del guardaroba da mare, tuttora in uso, che prevedeva calzoni e camicie bianche, maglioncini navy scollati a V, bermuda, maglie polo e scarpe da tennis, oltre all’immancabile panama, per tutte le occasioni sociali durante il giorno, qualche colore in più e tessuti impermeabili per le gite in barca, sahariana e tinte kaki nei Paesi coloniali. Nel periodo tra le due guerre la popolarità degli sport acquatici e dell’abbronzatura, precedentemente evitata dalla upper class che si faceva vanto della pelle chiarissima, accorciò ulteriormente il costume maschile, ma fu soprattutto la carenza di tessuti a ridurre i pants sostanzialmente a una mutanda con cintura elastica, quella che indossava, per esempio, il tennista Fred Perry fotografato a Palm Springs (nel ’34) assieme a Marlene Dietrich.

Bermuda

Secondo le regole del classico dress code, il bermuda, o pantalone corto al ginocchio, è perfetto per diverse occasioni, decontractée o semiformali, in luoghi di mare: dall’aperitivo in barca alla passeggiata serale in piazzetta. Il capo di origine britannica, che deve la sua ecletticità al binomio “eleganza-understatement” tipicamente inglese, rappresenta nel guardaroba maschile un pezzo passepartout, soprattutto se scelto in tela bianca, misto cotone e lino, con tasche tagliate oblique e fondo con risvolto come quelli firmati Gant o come quelli di taglio classico in twill di cotone proposti da Lacoste. Variazioni sul tema dei colori classici bianchi, kaki, blu e rosso sono ben accette, soprattutto questa estate. Jacob Cohën non tradisce l’eleganza neppure con il bermuda taglio jeans senza risvolto, con passanti per la cintura, caratterizzato dall’alternarsi di maxi e mini righe, blu e bianche, su sfondo kaki, mentre per chi vuole sintonizzarsi sui trend di stagione non c’è che da indossare il bermuda in cotone stampa Hawaii proposto da Henry Cotton’s.

Nel frattempo era avvenuta una piccola rivoluzione: il nylon. Dalla maglia in lana o cotone che tratteneva l’acqua e si sformava sul corpo si passò quindi ai tessuti elastici e presto asciutti. Miracle fibers come lycra, crepe e drilon aumentarono il comfort della tenuta da bagno, offrendo alla middle class degli anni ’50 un motivo in più per andare al mare. Ci andò anche Elvis Presley a girare, cantando, il film Blue Hawaii in cui compariva quasi sempre a torso nudo e swim trunks, oppure con la classica camicia a stampa fantasia tropicale che tutti i turisti comprano su quell’isola. I colori esplosero soprattutto negli anni ’60 e ’70, con varianti dal vitaminico al metallico, mentre gli ’80 ridussero le superfici coperte al minimo storico di un quasi tanga con sgambatura altissima. Da quel momento in poi si assistette a un ritorno verso gli shorts a mezza coscia, con progressivo allungamento fino al bermuda, grazie anche all’orientamento di tendenza verso il modello da surf. Ecco allora che il costume diventa un elemento del daywear vacanziero, basta aggiungere una camicia, un paio di infradito, un cappello, e si è già pronti per una birra di fine giornata o un cocktail al villaggio, Ibiza o Capri che sia. Il discorso si amplia ulteriormente se la vacanza si svolge, in tutto o in parte, in barca, perché qui il dress code maschile richiede scarpe, bermuda e magliette ad hoc, oltre alle giacche tecniche superleggere eppure a prova di acqua e vento.

Scarpe

Per una volta la concessione vale anche per l’uomo: almeno al mare si può evitare di indossare le calze. A patto però che si vestano mocassini leggeri o scarpe da barca. Per la classica gita al largo sono perfetti i mocassini blu con anellini passavela in metallo come quelli riattualizzati, nel loro più classico modello, dalla suola multicolor in gomma di Car Shoe, o per chi ama gli accostamenti forti il modello rosso acceso con suola a contrasto di Santoni. Per la spiaggia e non solo si può scegliere anche un paio di sandali, sobri nella forma ma preziosi nella fattura e nei materiali come quelli proposti da Gucci con cinturino regolabile alla caviglia e suola in gomma, o scarpe in cotone stampato con suola in corda di Boss Orange. Per vestire casual anche la sera basta accostare pantaloni lunghi o bermuda a eleganti mocassini multicolor con impunture a vista e suola in gomma come quelli firmati Bally.

Quando il mare è di scoglio bisogna raggiungere la caletta o la baia in motorino, e allora uno sweater di cotone e un calzone lungo ma leggero sono imprescindibili. Il mare più habillée, però, è quello degli Hamptons, un po’ per il clima oceanico decisamente cool, un po’ per il lifestyle che si accompagna a quelle spiagge, fatto di lunghe passeggiate e cene nel cottage, corse al mattino e chiacchierate di mezzanotte che richiedono sempre qualche indumento coprente, meglio se easy chic genere Tommy Hilfiger, Lacoste o Jacob Cohën. Tuffi e uscite in barca fanno parte del programma, ma sono parentesi tra un’attività sociale e l’altra. Raramente i protagonisti dei film americani passano tutta la giornata in spiaggia, cosa che invece avviene sulle coste tirreniche o adriatiche. In queste latitudini, considerando che gran parte della generazione tra i 15 e i 25 anni passa tutta l’estate dentro e fuori dall’acqua, e più avanti nell’età si riduce il tempo a disposizione ma non l’interesse, è facilmente intuibile lo sviluppo di questo ambito di mercato.

Camicia

Al mare, la camicia cambia forma. Seguendo l’andamento rilassato delle occasioni vacanziere si trasforma da capo formale a capo destrutturato. È il momento, dunque, di concedersi qualche libertà. Oltre alle classiche camicie in cotone e lino a tinta unita, da portare anche aperte sopra un pantaloncino da spiaggia, quest’anno si può, accordandosi alle tendenze di stagione, scegliere tra le microfantasie geometriche che ornano la camicia, taglio slim fit, in cotone azzurro di Paul Smith Jeans, o le fantasie floreali (più o meno vistose), come quella leggera del modello a manica corta, in cotone chambray, di Mcs. Ormai lontani dalla città e dai suoi rituali, il momento è giusto per regalarsi anche il piacere di una camicia non inamidata, dai toni naturali effetto stropicciato, come quella proposta da Tintoria Mattei, perfetta se indossata con un panama in paglia finissima.

Il settore è talmente florido che alcuni marchi si sono specializzati, creando un prodotto molto elaborato e ricercato in stampe e materiali che raggiunge i prezzi di un paio di calzoni lunghi da città. L’ispirazione è, spesso, l’age d’or della Costa Azzurra di Francis Scott Fitzgerald, come per l’inglese Orlebar Brown che produce calzoncini con stampe vintage super gettonate su Pinterest, oppure gli anni ’50 di Brigitte Bardot e dei suoi play-boy, l’atmosfera a cui si ispira Vilebrequin, il marchio francese che dal 1971 porta con successo lo spirito tropezienne nei costumi da bagno. Le stampe, geometriche, hawaiiane o vintage, sembrano, infatti, dominare l’estate 2014, soprattutto per gli stilisti che ne distribuiscono generose varietà anche nei calzoncini per il mare, cui si accompagnano in genere camicie a tinta unita o a micro-stampe geometriche. Su molte passerelle si sono visti tornare anche i quasi-tanga in lycra colorata degli anni ’80, ma ben bilanciati da altrettanti bermuda tutt’altro che sexy, anzi larghi quasi come una gonnellina per favorire il comfort. Il giusto equilibrio è questione da campioni, almeno a guardare Alex Del Piero, che tra un calcio e l’altro ha fatto una puntata sul set di Bondi Beach , il Batwatch australiano, interpretando se stesso in polo bianca e costume verde acqua. L’Australia, appunto: è qui che si concentrano le spiagge più gettonate dai vip e dagli appassionati di surf, uno sport che ha generato fenomeni di costume, come Billabong, il brand che, con fortune alterne, ha esportato nel mondo il surf short e la sua muscolare cultura. Ideali per lo sport, i trunks di Billabong non sono tuttavia l’ideale per nuotare: basta guardare la tenuta dei nuotatori agonisti, che preferiscono la tutina a mezza coscia aderente anche al torso, curiosamente simile ai primi costumi dei bagnanti fin de siècle. Tutto torna…

Maglia a V

Abbandonare finalmente la giacca formale, abito d’ordinanza per l’anno lavorativo, può rappresentare un simbolo di vacanza. Nei luoghi di villeggiatura è, infatti, sdoganato l’uso di giacche sfoderate, magari in lino, tanto quanto quello delle maglie in cotone da portare con disinvoltura sulle spalle la sera. Il tipico abbinamento marino bianco-blu non è mai fuori luogo, ma si può optare anche per sottili maglie blu con scollo a V, magari a contrasto giallo, come nelle proposte di Fred Perry o scegliendo una maglia nera in morbido cotone con risvolto grigio su colletto e polsini di Paul Smith London. Perfetto anche un grigio chiaro come quello proposto da Timberland o un verde come quello di American Vintage. Per gli amanti dello sport o per chi semplicemente si affida alla tradizione marinara come fonte di ispirazione, Marina Yachting propone un capo classico con collo a scialle e stripe orizzontale bianca.