Moda: a rischio 17 mila negozi

Foto di Pexels da Pixabay

Perdite di circa 15 miliardi di consumi e rischio chiusura di 17 mila punti vendita, con conseguente perdita di 35 mila posti di lavoro. Sono le preoccupanti previsioni del Centro studi della Federazione Moda Italia, resi noti dal suo segretario generale, Massimo Torti, nel corso della digital convention Ecomm Fashion, gli “Stati Generali” della moda italiana pensati per fare il punto della situazione in un momento di grandi cambiamenti. Secondo quanto reso noto da Torti, dei 115 mila punti vendita tricolori, pari ad una forza lavoro di circa 313 mila addetti, dopo il 18 maggio, data di fine lockdown, ha riaperto il 94% di cui il 76% hanno fatto registrare forti cali di fatturato, soprattutto nelle grandi città e nei centri storici privi di turismo. Significativi anche i dati sulla digitalizzazione: a chiusura del 2019 solo il 36,2% dei punti vendita aveva già un sito web, mentre il 67,1% utilizzava almeno i social network.

Il futuro del calzaturiero non sembra più roseo

Un quadro altrettanto complesso è quello presentato da Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici. Dall’indagine condotta dal Centro studi di Confindustria Moda e presentata in anteprima a Ecomm emerge un quadro difficile. Nel primo trimestre del 2020 le imprese del comparto calzaturiero hanno accusato una flessione media del fatturato pari al -38,4%, con una perdita complessiva stimata in 1,7 miliardi di euro. Nel dettaglio il 60% delle aziende calzaturiere a campione ha registrato, nei primi tre mesi 2020, un calo del fatturato compreso tra il -20% e il -50% rispetto all’analogo periodo 2019; un ulteriore 20% degli interpellati ha rilevato una contrazione superiore al -50%. Se guardiamo alla raccolta ordini le prospettive non sono migliori: il 46% delle aziende intervistate ha indicato un calo tendenziale nel primo trimestre compreso tra il -20% e il -50%; il 37% ha subìto un arretramento superiore al -50% con un decremento medio degli ordinativi pari al -46,2%.

Gioielli verso il digitale

Infine Steven Tranquilli, presidente di Federpreziosi, ha confermato che anche un settore tendenzialmente conservatore come quello dei preziosi sta avviando l’integrazione tra canali tradizionali di vendita e mondo digitale. Sebbene con un po’ più di ritardo nella trasformazione, i dati segnalano che il 48,1% delle gioiellerie ha sia un sito web che un profilo sui social network, di cui il 22,6% ha soltanto profilo social mentre il 29,3% non ha alcuna strategia di comunicazione.