Inditex punta sull’online: annunciata la chiusura di 1000-1200 store

Pablo Isla, presidente esecutivo di Inditex (foto Getty Images)

“Solo” 3,3, miliardi di euro di fatturato contro i 5,9 segnati nel primo trimestre 2019. La pandemia di Covid-19 - che ha portato alla chiusura forzata di decine di migliaia di negozi nel mondo - si è fatta sentire sui conti di Inditex, il gigante dell’abbigliamento spagnolo che, oltre a Zara, gestisce brand come Massimo Dutti, Pull&BearBershka, Oysho e Stradivarius. Le perdite dei primi mesi del 2020 - con l’88% dei negozi chiusi - potrebbero essere state ben peggiori di quel -44% messo a bilancio, non fosse stato per l’e-commerce: nel primo trimestre le vendite online sono aumentate del 50% (+95% solo nel mese di aprile).
Anche alla luce di questi risultati il presidente esecutivo, Pablo Isla, ha svelato il piano del gruppo per il 2020-2022, che prevede investimenti di 1 miliardo di euro per potenziare il canale online e altri 1,7 miliardi per integrare ulteriormente la piattaforma digitale negli store fisici. In base a questo programma, entro il 2022 le vendite online di Inditex dovrebbero rappresentare oltre il 25% del totale, rispetto al 14% nell'esercizio 2019. 
Non tutti i negozi, però, saranno coinvolti in questo programma di aggiornamento, che va verso una visione integrata di retail fisico e digitale. Inditex proseguirà la politica di apertura di negozi più grandi (previste 450 nuove aperture) e di assorbimento di unità più piccole: circa 1000-1200 negozi più piccoli - la maggior parte vecchie strutture, appartenenti a marchi diversi da Zara - verranno chiusi. A fine 2020 la rete di vendita totale del gruppo Inditex sarà, quinid, di circa 6.700-6.900 negozi a fronte dei 7.412 attuali.