Alber Elbaz

Alber Elbaz, direttore creativo della maison Lanvin

Il papillon sembra avere origine dai mercenari croati durante le guerre prussiane del XVII secolo. I croati usavano un fiocco per legare la camicia che non aveva bottone e questo metodo fu successivamente adottato dapprima dalla moda maschile in Francia e poi in altri paesi europei. La parola deriva dal francese cravatte: consiste in un fiocco, simmetrico e di dimensioni contenute che chiude il colletto della camicia, e può essere realizzato in seta, cotone, lana o altro, e con differenti patterns geometrici o a fantasia.
Il tipo premontato, in versione a spilla oppure a collare, è un adattamento di quello tradizionale, non amato dai cultori dell’oggetto e considerato indice di pessimo gusto: è ammissibile solo in caso d’emergenza, quando non si disponga di quello normale. La cravatta a farfalla è in Italia associata ad un abbigliamento massimamente formale: può anche essere portato in modo più disinvolto con un vestito ed una camicia a collo aperto, ma la cosa più complicata, per molti uomini che ammirano il cravattino e vorrebbero provare a indossarlo, è la preparazione, la difficoltà di allacciarlo in modo corretto. Esistono istruzioni chiare anche sul web per imparare a fare un impeccabile papillon (www.nodi-di-cravatta.com/nodo-papillon.html e www.bowtie.com), ma bisogna mettere in conto un po’ di pazienza e molto allenamento. In pillole, queste sono le fasi che dovete seguire per uscire vincitori: posizionate le due estremità del papillon in modo asimmetrico, una più bassa dell’altra; incrociate l’estremità più lunga su quella più corta; fate scivolare l’estremità più lunga verso l’alto, sotto il papillon; formate le due ali del papillon; fate scendere l’estremità più lunga davanti al nodo in formazione; nascondete poi l’estremità più lunga sotto l’estremità piegata; aggiustate il papillon tirando sulle due ali. Alla fine del nodo, il papillon dovrebbe essere largo come alla distanza tra le proprie pupille.
Chi non si accontenta di una ‘semplice’ cravatta e vuole bypassare l’eccentricità della lavallière può rifarsi alla letteratura cinematografica: in molti casi il papillon portato con un abito sportivo è indossato da stravaganti professori, originali scienziati, architetti supercreativi e personaggi al di fuori dagli schemi tradizionali (però a tutto c’è un limite: non si deve mai indossare con il gilet). Il papillon, in fondo, è «cultura e non culto, è preparazione», come dice Maurizio Marinella, “fornitore”, da Napoli, di cravatte di ogni tipo per i presidenti della Repubblica, per i Kennedy e per Obama. «L’eleganza è la somma di piccoli particolari», spiega Marinella, «elegante è chi riesce a essere adeguato alla circostanza: ecco perché un tempo ci si cambiava d’abito più volte al giorno. Il papillon, purtroppo, oggi non sono in molti a portarlo e sono ancora meno quelli che sanno annodarlo. Eppure è proprio l’imperfezione del nodo manuale che rende il papillon un oggetto pieno di carattere. E va ricordato che in passato presentare a un cliente un papillon già annodato era considerato un gesto offensivo».
Eppure, anche se nella sua versione formale il papillon non è certo per tutti, il suo fascino resiste, e si accompagna a immagini di personaggi come il critico d’arte Philippe Daverio, lo scrittore Mario Soldati: e la moda attuale lo propone anche in reinterpretazioni ludiche e sicuramente più easy, come il cravattino in tweed indossato sul pullover, quello in maglia dai colori sgargianti o la versione ‘scivolata’ alla Chopin proposta dai grandi magazzini in seta a pois. Dolce e Gabbana ne hanno fatto un must un paio di collezioni fa, Enrico Coveri lo ha proposto in tartan rosso, mentre Dsquared2 ha perfino azzardato una contaminazione doppia, con due papillon insieme: uno bianco, annodato sulla camicia da frac e l’altro nero, sciolto, portato con gilet e jeans o addirittura con felpa con cappuccio, mentre Gaetano Navarra e Paul Smith hanno abbinato a completi ‘pacati’ da giorno, nei toni del marrone e del grigio, cravattini fantasia portati su polo.
E se l’immediata associazione di idee -e di icone- che vi viene in mente nel pensare al papillon è James Bond, non preoccupatevi, è perfettamente normale. L’equazione infatti è Bond uguale smoking uguale papillon: con camicia rigorosamente bianca e polsi doppi chiusi con gemelli, sparato a piegoline e bottoni di madreperla. E se su un invito trovate scritta l’espressione inglese black tie, come dovete comportarvi? Significa cravatta, ma Bow Tie è il farfallino. Quindi con black tie sui cartoncini da invito si intende l’abito da sera con papillon nero e non l’abito da sera portato con una comune cravatta. Ricordate anche che il papillon bianco è rigorosamente riservato al frac. E dopo avere appreso i rudimenti della storia della cravatta a farfalla ed esservi allenati con disciplina ad annodare un papillon perfettamente imperfetto, potete trarre ispirazione dai molti fans del cravattino, di ogni epoca. Il più celebre è probabilmente Winston Churchill, ma lo si è visto anche in tempi recentissimi al collo dei protagonisti del telefilm cult dei teenagers statunitensi, Gossip Girl. E lo hanno sempre, ben annodato al collo, due nomi della moda femminile: il geniale Alber Elbaz, delfino di Yves Saint-Laurent e direttore creativo della maison Lanvin, e Manolo Blahnik, creatore del brand di scarpe celebrato da Sex and the city.