Salone del Mobile © Foto di Luciano Pascali – Courtesy Cosmit spa (2), foto di Saverio Lombardi Vallauri – Courtesy Cosmit spa

Altro che l’indimenticabile 2010, pare che il peggio debba ancora arrivare. Nel nostro Paese infatti molti temono che il vero annus horribilis di questa lunga crisi, tra licenziamenti, strette di cinghia e incertezze finanziarie, sarà il 2012. Lo pensano molti, ma non tutti. Non le aziende del mobile italiano. Perché non è affatto vero che le cose stanno andando male in tutto il mondo. Anzi, ci sono fior di mercati dal Sud America al Middle East passando dall’immancabile Cina che stanno sbocciando con Pil che crescono a due cifre. Tutti Paesi in cui i grandi marchi del mobile e del design tricolore, spesso sotto l’egida di FederlegnoArredo, sono sempre più capillarmente presenti. Certo, non sono solo rose e fiori. «Molte delle piazze citate hanno il potere d’acquisto e la voglia di consumare all’occidentale, è vero, ma spesso non hanno la cultura della qualità che vige nei mercati più evoluti», fa notare Giovanni Anzani, presidente di Poliform, che all’estero genera il 55% del proprio fatturato. Dunque, anche se la tentazione è forte, non basta continuare a espandersi: bisogna preparare il terreno, e imparare a difendere dai contraffattori. In una parola, mostrarsi senza esporsi.
In vista dell’imminente Salone Internazionale del Mobile di Milano, Business People prova a spiegare come, e lo fa attraverso una serie di inchieste che a partire da questo numero saranno dedicate a uno dei comparti più dinamici del made in Italy. «Continuiamo a cercare nuovi sfoghi, mercati più veloci rispetto a quelli europei», spiega Massimiliano Messina, direttore generale di Flou. «L’anno scorso al Salone Internazionale del Mobile di Milano siamo entrati per esempio in contatto con un cliente iraniano. È un segnale importante per noi che esportiamo già in 30 paesi, pur essendo partiti con l’export solo 15 anni fa». Attualmente le vendite Oltreconfine di Flou si attestano intorno al 20% del fatturato, in crescita costante. «Rispetto ad altri player dell’arredo è una percentuale inferiore», precisa Messina, ma noi che ci occupiamo di letti dobbiamo confrontarci col fatto che in ogni paese si dorme in maniera diversa…In ogni caso l’estero sarà il driver della crescita, la domanda italiana è quella più in sofferenza».
Per Claudio Luti, numero uno di Kartell, il problema della cultura del made in Italy nei mercati più ostici non si pone nemmeno. La sua azienda infatti ha un modello di business assai diverso rispetto a quello di altri marchi del comparto. «Kartell esporta il 75% dei propri prodotti in 100 paesi diversi. Innanzitutto, il nostro è un prodotto industriale. Ma ci distinguiamo anche per la strategia di distribuzione, aggressiva, direi unica nel nostro settore». Mentre infatti la maggior parte dei produttori di mobili spesso ha per intermediari gli studi d’architettura Kartell è presente in tutto il mondo con 350 monomarca, 150 negozi grandi e 200 piccoli, più altri 2000 multimarca. «I nostri prodotti hanno un alto contenuto di design pur essendo venduti attraverso le dinamiche del retail, e per questo sono semplici da capire anche dove non c’è educazione alla qualità».

Giovanni Anzani
Amministratore delegato di Poliform
"All’estero c’è voglia dei nostri prodotti, ma spesso manca la cultura della qualità"

Massimiliano Messina
Direttore generale di Flou

"Con gli incentivi potremmo attirare l’attenzione su un settore vitale per l’Italia"

Claudio Luti
Presidente di Kartell

"Meglio creare momenti di incontro anche con i concorrenti per crescere tutti insieme"

Più prudente il punto di vista di Carlo Molteni, presidente dell’omonimo gruppo, che comunque rimane ottimista sia sul settore sia sulle attività aziendali. «Strategie di sopravvivenza? Non abbiamo mai dovuto pensarci», commenta. «Siamo convinti che riusciremo a tenere le posizioni che occupiamo in Europa, mentre miglioreremo i rapporti con il Nord e il Sud America, incrementando la nostra presenza anche nel Far east». Il paradosso, però, è che spesso andare a vendere a migliaia di chilometri dalla propria fabbrica, signica confrontarsi con gli amici/nemici dello stabilimento accanto. «Nel nostro settore, anche quando ci rapportiamo ai mercati più lontani, ci troviamo sempre a competere con aziende italiane in espansione, piuttosto che con consolidate realtà locali», dice Giorgio Busnelli, presidente di B&B. «E ovviamente la crescita nel nuovo scenario di economia globale che si va delineando richiede ulteriori sforzi e investimenti».

Carlo Molteni
Presidente del Gruppo Molteni

"I Saloni sono la scadenza ideale per mettere a punto tutte le novità da presentare al mercato"

Giorgio Busnelli
Presidente di B&B Italia

"Anche quando vendiamo all’estero i nostri competitor sono aziende tricolori in espansione"

Verrebbe da dire soprattutto sul fronte interno, il mercato italiano, rispetto al quale il comparto deve superare qualche impasse. La parola d’ordine sembrerebbe essere incentivo all’acquisto. «Siamo penalizzati da questo perdurare di incertezze, per questo il governo dovrebbe sostenere l’economia con un fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa, parzialmente arredata con la cucina, gli armadi, e i complementi per il bagno, tutti iscrivibili nel mutuo», suggerisce Anzani. «Potremmo fare come in Francia, dove per questi acquisti, tra l’altro, si applica un’Iva al 4%. Così allo stesso tempo andremmo incontro ai giovani e sosterremmo il mercato». Messina di Flou la pensa in maniera simile, ma tiene a precisare che «noi il mercato ce lo creiamo da soli, sia chiaro. Però una campagna di incentivi aiuterebbe a concentrare l’attenzione su un determinato settore, come successe un anno e mezzo fa per le cucine. Ottimi risultati con pochi soldi. Senza contare che grazie all’aumento della domanda nel nostro settore, dove la manodopera ha un peso importante, si salvaguarderebbero molti posti di lavoro, risparmiando in cassa integrazione».
La manodopera, ecco l’altro grande tema che di questi tempi sta a cuore a chi produce mobili. Il distretto della Brianza in particolare si è sempre contraddistinto per l’altissima specializzazione dei suoi artigiani. Solo che la graduale scomparsa delle scuole di formazione, unitamente alle sfide sempre più ambiziose della domanda globale e alle richieste sempre più pressanti di certificazioni da parte delle autorità europee sta mettendo a dura prova i piccoli laboratori locali. «Stiamo spingendo, naturalmente aiutandoli, gli artigiani che collaborano con noi a evolvere», dice Carlo Molteni. «I nostri partner in tutto il mondo vogliono sempre più spesso toccare con mano le realtà dei subfornitori, Anche solo sostenerli nella gestione della certificazione Iso 9001, che non tutti ancora hanno, è un passo importante». Ma forse non sufficiente, visto che la manodopera specializzata è sempre più carente. «L’artigiano andrebbe protetto dal Wwf», dice Anzani. «Stanno sparendo i piccoli laboratori dove trionfava il saper fare, la tradizione antica. Dobbiamo trovare delle formule per aiutarli a rimanere in attività». FederlegnoArredo sta già correndo ai ripari, ed è all’opera per creare una nuova scuola di formazione proprio in Brianza.
Il raccordo tra due realtà − quella italiana e quella internazionale − tanto divergenti, sono le grandi fiere, e in particolare il Salone Internazionale del Mobile di Milano, organizzato ogni anno (l’edizione 2012 sarà dal 17 al 22 aprile) nel capoluogo lombardo da Cosmit, società che fa capo a FederlegnoArredo. Sul ruolo dell’associazione di categoria e del più importante appuntamento per gli addetti ai lavori, i numeri uno delle principali aziende tricolori sono tutti d’accordo. A partire da Busnelli di B&B: «FederlegnoArredo lavora costantemente al fianco delle aziende, tutelandone gli interessi e favorendone lo sviluppo tecnico ed economico, e a esse dovrà aprirsi in futuro con un dialogo sempre più stretto. Con B&B Italia, il punto di incontro è principalmente sul terreno delle importanti manifestazioni fieristiche nazionali e internazionali e sulle importanti missioni all’estero, l’ultima a Chicago, con un’iniziativa importante presso i più grandi studi di architettura. I Saloni e le principali fiere internazionali corrispondono al momento del lancio dei nuovi prodotti: un palcoscenico significativo per aziende come le nostre “product oriented” e che in quel contesto, oltre al prodotto, mettono in scena la forza del brand. In seconda istanza rappresentano un importante momento di relazione e confronto tra l’azienda, i suoi partner commerciali e gli influenzatori di acquisto, sia sul fronte del prodotto che delle politiche commerciali». «Il Salone del Mobile? Per me l’importante è sempre stato portare il cliente in Italia. Le partite giocate in casa sono più facili», rilancia Anzani. E continua: «Non sono più i tempi in cui ognuno andava per sé. Nei mercati non ancora evoluti, un marchio vale l’altro, e la qualità è difficile da comprendere. Ecco perché conviene unire le forze facendo capo a FederlegnoArredo. Gli imprenditori con più esperienza devono mettersi a disposizione degli altri». E così ne cavalca l’opportunità Luti di Kartell. «Sono sempre molto motivato a partecipare alle iniziative di FederlegnoArredo. Sto facendo questo percorso per creare momenti di incontro con aziende concorrenti con cui è però possibile convivere per avere tutti insieme grandi miglioramenti. FederlegnoArredo deve essere il nostro punto di riferimento sui vari mercati, una sorta di intelligence, un ufficio dislocato nei mercati che contano capace di darci delle risposte quando servono. E lo è pure per Messina di Flou. «Prima di cercare un’azienda, si viene a cercare Italia. Mi auguro che l’associazione si impegni sempre di più in questa direzione, con attività coordinate, attraverso cui le aziende possano presentarsi in maniera compatta agli studi di architettura o ai buyer internazionali». Il concetto di made in Italy è il punto di forza del sistema mobile secondo Carlo Molteni. «E i Saloni sono soprattutto una data precisa che ci costringe ad avere una scadenza per mettere a punto le nostre novità. C’è però un’altra cosa che mi aspetto da FederlegnoArredo: l’India ha ridotto i dazi per la Germania ridotti, mentre li ha mantenuti stabili per l’Italia. Perché? Sembra sia una questione di lobbying nei confronti del parlamento indiano. Dobbiamo darci da fare anche su questo fronte».