La qualità dell’ambiente di lavoro non è mai stato cosi al centro dell’attenzione come oggi. Rivendicata come vero e proprio diritto, quasi un benefit preteso dai dipendenti, la qualità è una priorità che le aziende devono impegnarsi a garantire. Nell’interesse del loro team e dell’azienda che guidano. Esistono, infatti, relazioni positive tra spazio e performance aziendale: è quanto è emerso da una recente ricerca commissionata da Alberto De Zan, Presidente di Assufficio, l’Associazione di FederlegnoArredo all’Area Studi Diomedea, nell’ambito del programma 2010-2011 di iniziative Ufficio Fabbrica Creativa, progetto di studio e di ricerca avviato nel 2007.
Mettendo a disposizione del proprio lavoratore uno spazio lavorativo di qualità, l’azienda ottimizza il suo potenziale produttivo e creativo e, di conseguenza, aumenta la performance. E il primo oggetto con il quale chiunque lavori in un ufficio ha a che fare è la scrivania la cui nascita risale agli egizi che la usavano più o meno per gli stessi motivi per i quali la usiamo ancora noi oggi: scrivere i loro papiri. Ma è solo alla fine del Seicento che in Inghilterra si diffonde nella sua versione moderna che conosciamo. All’inizio era un massiccio tavolone di legno di forma rettangolare spesso ricoperto di pelle per consentire una scrittura morbida. Poi nel ‘700 diventa un oggetto molto conteso dalle dame dell’aristocrazia: il suo aspetto si femminilizza e viene accessoriato con numerosi cassettini interni, per permettere di nascondere i segreti più intimi. Poi, nel corso del diciannovesimo secolo nascono gli antenati dei nostri moderni tavoli da lavoro, i primi Pedestal desk, dotati di un apposito vano centrale vuoto per le gambe e di due file di cassetti ai lati. Oggi la scrivania è, oltre che uno strumento di lavoro, uno status symbol da sfoggiare soprattutto dai dirigenti. Ed è per questo che le scrivanie vengono continuamente ripensate, perfezionate, aggiornate dalle case produttrici. Quasi ogni giorno viene immesso sul mercato un nuovo modello che abbina praticità ed eleganza non solo per aumentare operatività e performance, ma anche per mostrare, spesso in modo discreto, la superiorità, nella gerarchia aziendale, di chi la occupa. Una delle tendenze più consolidate, in questo senso, è quella dei tavoli dirigenziali di forma quadrata (proposto in 130 x 130 cm, 160 x 160 cm, 180 x 180 cm o 200 x 200 cm): quella preferita, tra gli altri, da Umberto Agnelli. A essere convinto della forma quadrata è l’architetto e produttore Alberto Albertini, coordinatore dal 2008 del progetto Ufficio Fabbrica Creativa secondo il quale è un «bel compromesso in termine di status e di spazio». Per Albertini il tavolo quadrato è, innanzitutto, pratico perché offre una disponibilità di spazio di lavoro maggiore. «Chi usa un tavolo quadrato, può tranquillamente ricevere ospiti senza essere, ogni volta, costretto a riordinare la propria postazione» spiega. Il format quadrato si caratterizza anche per la sua duplice funzionalità: fa ormai sia da scrivania che da tavolo riunione. Adeguandosi perfettamente a spazi sempre più esigui. Altro punto di forza della forma quadrata, che sembra perfettamente in grado di soppiantare la classica Executive Desk a forma rettangolare è il fatto che può essere ambivalente: formale e non. «Se voglio intrattenermi in modo formale, mantenendo una certa distanza dall’interlocutore, decido di sedermi di fronte all’ospite. Se invece desidero entrare in contatto più diretto con lui, basta che mi sieda sul lato del tavolo, per stare fianco a fianco» spiega Albertini. «È pratico ma anche molto elegante e armonico dal punto di vista estetico. Le sue linee essenziali si avvicinano di più all’equilibrio di quelle di un modello rettangolare». Il modello quadrato è anche un riferimento diretto e chiaro al mondo della convivialitè in quanto il suo aspetto ricorda fortemente il tradizionale tavolo da bistrò francese intorno al quale si é soliti condividere piacevoli momenti tra amici. Versione del terzo millennio della leggendaria tavola rotonda di Re Artù, a modo suo, il tavolo di lavoro quadrato (da quattro oppure otto posti) assume infine una dimensione sociale: è democratico. Non esiste più infatti un unico capo tavola riservato alla persona più importante, ma il dirigente e i suoi ospiti siedono in posti simili. Tutte caratteristiche in grado di convincere chi, ancora, era indeciso, in merito, alla scelta della prossima scrivania.