Steve McQueen, Le Mans, Monaco McQueen

Steve McQueen indossa il Monaco di Tag Heuer nel film Le Mans del 1970, da quel giorno l'orologio diventa il Monaco McQueen

La domanda ricorrente che si sente fare l’esperto di orologi (o almeno un presunto tale) – rivenditore autorizzato, collezionista, giornalista specializzato o semplice appassionato che sia, non ha importanza – di fronte al potenziale acquisto di un segnatempo da parte di un cliente, amico, collega o conoscente è: quale orologio mi conviene comprare come investimento? Ovvio, è la domanda delle cento pistole. È come chiedere al navigatore della vostra auto di portarvi all’indirizzo del Sacro Graal o in ricevitoria di darvi la sestina vincente del Superenalotto. E la sola risposta onesta che l’esperto – vero o presunto tale – può dare in questo caso è la seguente: se volete scegliere un orologio come sicura forma d’investimento lasciate perdere e rivolgetevi ai vostri consulenti finanziari o puntateli direttamente sul “mattone” (con tutte le controindicazioni dei tempi di crisi che purtroppo ben conosciamo).

LA REGOLA PER NON FARSI MALE
In ogni modo, per non avere brutte sorprese, l’orologeria meccanica di alta gamma va vissuta in primo luogo come una vera passione. Nel senso che l’investimento migliore, con un orologio al polso, è semplicemente scegliere quello che più vi emoziona. In tal caso otterrete la massima resa possibile. Subito dopo, per non spaventare nessun lettore “malato di polso”, ma attento a non dilapidare la sua fortuna, possiamo dire che un orologio prestigioso, con caratteristiche precise (ben tenuto e completo di tutto il suo corredo comprendente scatola, garanzia e ammennicoli vari presenti nella confezione originale), mantiene un valore indicativo certo nel tempo in ogni angolo del mondo che oscilla, come valutazione dell’usato (proprio come con le automobili, ma decisamente meglio!), che va da un minimo della metà del prezzo di listino del nuovo fino a poco meno del prezzo intero per orologi contemporanei dalla difficile reperibilità o in serie speciali molto limitate. E in alcuni casi, a dire il vero molto rari, l’orologio in questione può davvero rappresentare una concreta forma d’investimento.

Orologi da sogno 

VINCERE ALLA LOTTERIA
Bisogna ammettere che l’epoca della “grande intuizione” è definitivamente tramontata. Chi trent’anni fa, tanto per fare qualche esempio, ha acquistato i Rolex Daytona, magari con quadrante “Paul Newman”, o alcuni complicati di Patek Philippe (e anche rari modelli in acciaio della casa ginevrina), oppure chi ha fatto “rifornimento” nel 1993 della prima serie di Panerai – addirittura senza mai indossarli (definiti N.O.S., acronimo che sta per “New Old Stock”) – e li ha rivenduti al top delle quotazioni precrisi (fino al 2008 per intenderci) ha ancora stampato sul volto un sorriso ebete da “prendi i soldi e scappa”. Però quel mondo è ormai finito, appartiene al passato: un po’ per la crisi, ma soprattutto perché la produzione contemporanea è oggi a livelli “industriali” anche per l’alto o altissimo di gamma, con reperibilità quasi immediata di ogni possibile sogno e conseguente ovvia svalutazione della modellistica di “secondo polso” e vintage, soprattutto se ritirata o permutata da commercianti (situazione peraltro analoga a quella del settore automobilistico).

BEST E LONG SELLER
Se non c’è più la possibilità di “vincere alla lotteria” acquistando un orologio raro e particolare per poi rivenderlo qualche anno dopo con margini da capogiro, i best seller dell’orologeria meccanica esistono però tuttora. Sostanzialmente sono rappresentati dagli sportivi in acciaio: dai “solo tempo” ai cronografi, dai subacquei ai Gmt, che, per l’appunto, sono dagli anni ‘60 a oggi i più amati dagli italiani. Orologi che si deprezzano decisamente meno degli altri e sul mercato dell’usato mantengono quotazioni costanti.
Poi vi sono i long seller. Capolavori tecnici pluricomplicati delle case più blasonate, che vengono prodotti in pochissimi esemplari e con prezzi da immobili di pregio. Sono destinati a una nicchia di collezionisti internazionali pronti a tutto pur di possederli, con una prospettiva di lunghissima vita come oggetti del desiderio. Perché alla passione, potendosela permettere, non si riesce a dire di no.