Un percorso attraverso la moda del XX secolo, effettuato però da un punto di vista privilegiato, quello femminile. È di scena alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a FirenzeDonne protagoniste del 900”, la mostra che, in occasione dei 30 anni della fondazione, presenta abiti e accessori appartenuti a donne che si sono mese in evidenza nel corso del secolo scorso in discipline e campi diversi. Icone del gusto del loro tempo, alcune distintasi per la creatività con cui realizzarono (o decorarono) le loro opere, altre emerse per la fantasia e l’estro con cui le indossarono.

Il percorso espositivo – i cui progetto d’allestimento e direzione dei lavori si devono all’architetto Mauro Linari – si snoda attraverso le sale della Galleria, iniziando con i preziosi capi realizzati da Rosa Genoni, donna socialmente impegnata e promotrice della moda made in Italy, seguita dalle splendide tuniche realizzate da Fortuny appositamente per Eleonora Duse e i leggendari abiti di donna Franca Florio. Meno note al grande pubblico Maria Cumani, che ispirò il marito Salvatore Quasimodo, e Antonella Cannavò Florio che indossava romantici abiti di Schuberth, il “sarto delle dive”, mentre l’esuberanza e l’eccentricità sembra avvicinare personalità diverse quali Anna Piaggi e Cecilia Matteucci Lavarini, entrambe attente collezioniste di moda. Susan Nevelson, designer per Ken Scott, e Lietta Cavalli, sono due creatrici di fantasie tessili, logisticamente vicine in due sale contigue, ma che si collocano stilisticamente agli antipodi. Ci sono poi gli abiti di Anna Rontani, scrittrice di romanzi che faceva sfoggio del suo guardaroba di oltre mille pezzi. Di sicuro richiamo la donazione di alcuni abiti di Patty Pravo indossati durante tre diverse edizioni del Festival di Sanremo (del 1984, del 1987 e del 2002). Di Flora Wiechmann Savioli e Angela Caputi si presentano rispettivamente i gioielli in materiali non preziosi e i bijoux. Si aggiungono a queste presenze, le spose (protagoniste per un giorno), con nove abiti nuziali. Interessantissimi gli intrecci delle donne del Rwanda che i designers trasformano in gioielli.