Giorgio Armani © Getty Images

Giorgio Armani

Associarmi alla Camera Nazionale della Moda Italiana? Lo farò quando tutti i big della moda italiana, anche quelli in mano a gruppi esteri (vedi ad esempio Valentino e Miu Miu), sfileranno a Milano. È questa le replica ufficiale, rilasciata all’Ansa , di Giorgio Armani chiamato in causa dai vertici dell’associazione che disciplina, coordina e promuove lo sviluppo della moda italiana. In particolare alle esternazioni del neo vice presidente vicario della Cnmi, Patrizio Bertelli che dopo la presentazione del nuovo comitato di presidenza dell’associazione, invitava i due grandi assenti tra i soci della Camera, Dolce & Gabbana e appunto Giorgio Armani, ad associarsi, pena l’esclusione dal calendario ufficiale delle sfilate milanesi.

«Il presidente della Cnmi, Mario Boselli era da tempo al corrente della mia posizione, espressa a lui in una mia nota, che purtroppo ad oggi non vedo in nessun modo trasferita ai mezzi d’informazione, motivo per cui sento il dovere di fare chiarezza. Da anni su esplicita richiesta della Camera della Moda, sfilo in un giorno ‘strategico’ del calendario, l’ultimo, per fare in modo che la stampa si trattenga a Milano fino alla fine della Fashion Week. Naturalmente questo ha comportato, nell’arco del tempo, diverse problematiche, come ad esempio, in qualche caso, l’assenza di alcune tra le giornaliste più importanti alle mie sfilate. Da poco si è cominciato a parlare della ristrutturazione della Camera Nazionale della Moda Italiana in considerazione anche di ciò che sta avvenendo all’estero, come a New York, Londra e Parigi, dove i rispettivi organi competenti, supportati dalle Istituzioni, stanno dando un grosso sostegno e un forte impulso al loro sistema moda per migliorare uno status del quale non erano soddisfatti. Era giunto quindi il momento di rafforzare anche la nostra Camera per poter ridare alla città di Milano quel ruolo di centralità e di prestigio che ha sempre avuto nella moda, e per moda personalmente intendo la creatività italiana, e non gli eventi e i party organizzati a Milano da alcuni brand italiani che sfilano all’estero: un ottimo contorno, ma non certo la sostanza. Una buona iniziativa quindi che condivido sul piano degli obiettivi, anche se ho voluto fare fin da subito una puntualizzazione. Se parliamo infatti di Milano come importante hub della moda internazionale, occorre necessariamente che i nomi più importanti del settore mantengano o recuperino, come unica occasione di presentazione delle loro linee, la Milano Fashion Week. Mi rendo conto che questo significherebbe per alcuni brand rivedere le proprie politiche aziendali accettando anche qualche compromesso, gli stessi compromessi o sacrifici che da parte mia ho continuato a fare affinché la settimana delle sfilate fosse di sei giorni effettivi. Ho sempre creduto infatti che fosse importante non subire alcun condizionamento o pressione dall’estero nell’organizzare il nostro Calendario. Sono fermamente convinto che se vogliamo che Milano torni ad assumere il ruolo di protagonista, occorre assolutamente che le grandi griffe che ora presentano le proprie collezioni all’estero, ritornino a far parte del sistema moda italiano, dando così un segnale davvero importante. Se maison importanti come Gucci e Fendi, ormai divenute di proprietà di gruppi francesi, mantengono le loro sedi di sfilate a Milano, risulta un controsenso che, in una fase di rilancio della nostra Camera Nazionale della Moda, non facciano altrettanto tutti i brand italiani. Augurandomi che nei tempi e nei modi corretti si possano verificare queste condizioni, rimane forte il mio sostegno all’istituzione della Camera Nazionale della Moda, ai suoi membri, ai suoi rappresentanti e a tutto il Sistema Moda Italia ».

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