Esiste un turismo internazionale d’elite che l’Italia ancora non riesce a intercettare. Un turismo che nella sola Europa vale un milione di turisti dalla elevata capacità di spesa. È il turismo legato alla pratica del golf.
L’Italia, nonostante la sua vocazione turistica, non si è mai mossa nella direzione di abbattere il divario che la separa da paesi come Spagna, Portogallo e Gran Bretagna, capaci di attirare ogni anno migliaia di golfisti. A cercare di ovviare a questo stato di cose l’ultimo disegno di legge proposto dal ministro del Turismo Brambilla e approvato dal Consiglio dei Ministri.
Il disegno di legge che “promuove la realizzazione di impianti golfistici, definendone i requisiti e incentivando la costruzione di strutture ricettive turistico-alberghiere collegate ai campi”, ha uno scopo preciso: attrarre il turismo sportivo d’èlite connesso alla pratica del golf.
Nello specifico consente, infatti, di regolarizzare i green, e i resort annessi, anche in parchi nazionali, aree marine protette, in zone comprese nei piani di bacino o in aree sottoposte a tutela indiretta. Prevede poi che la costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione dei campi di gioco si ispirino “al rispetto del territorio, dell’ambiente e del paesaggio“. Insomma le intenzioni sono quelle si incentivare il turismo, rispettando nel contempo l'ambiente.
Soddisfatto il mondo del golf, con il presidente della Federazione Italiana Golf, Franco Chimenti, che ha dichiarato: “Esprimo la più viva soddisfazione per la decisione del Consiglio dei ministri di approvare il disegno di legge che promuove la realizzazione di nuovi impianti golfistici, proposto dal ministro Maria Vittoria Brambilla. Questo provvedimento potrà contribuire senz’altro ad alimentare la ripresa del turismo sportivo in Italia e in particolare lo sviluppo della pratica del golf”. Sottolineando inoltre che “il golf può rappresentare indubbiamente un importante volano per il turismo, richiamando nel nostro Paese visitatori da tutto il mondo e favorendo così l’occupazione anche nell’indotto: dal settore alberghiero al circuito artistico e culturale, dal commercio all’artigianato e all’eno-gastronomia“.
Critiche vengono, invece, mosse da alcune associazioni ambientali che temono che il provvedimento dia il via a nuove colate di cemento all’interno di aree protette. Per il presidente nazionale dei Verdi il progetto, rendendo possibile la costruzione in aree protette, si configura come un ”ennesimo attacco al territorio”.