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In un giornale di taglio economico, bilanci, conti e budget non sono certamente fuori luogo, anche parlando di golf. E, visti i tempi che corrono, capire com’è andata la stagione golfistica anche dal punto di vista dei costi appare, per dirla con un termine sempre più diffuso nel nostro mondo, quanto mai fitting. E dicembre, per di più mese d’inizio del forzato letargo golfistico, può costituire non solo l’occasione della sintesi di risultati, premi e andamento dell’handicap, ma anche un interessante e utile momento per scoprire molto altro della stagione appena conclusa, ripensando ai campi in cui si è giocato, a quelli più apprezzati e, perché no, ai chilometri percorsi a piedi e in auto. Così da comporre un vero e proprio conto economico di un anno di golf. Con le idee chiare e anche qualche sorpresa data dalla migliore conoscenza di come sono andate le cose, sarà ancora più appagante prepararsi per la nuova annata.

TRE DOMANDE PER CAPIRE CHE GIOCATORE SONO:
Qual è il mio colpo preferito?
Qual è quello in cui mi sento più sicuro?
Qual è il colpo in cui sono più in difficoltà?
Dall’attenta analisi di gioco e risultati può emergere non solo dove migliorare, ma anche l’indicazione per completare o adeguare la sacca con quei bastoni che meglio supportano l’evoluzione del giocatore: l’ibrido di nuova generazione, il wedge con loft diverso, il driver più potente e preciso

LA TECNOLOGIA È DALLA NOSTRA

Anche nel dopo gara, il modo di vivere il golf può essere decisamente interessante. E oggi coloro che hanno il piacere e la curiosità di ripercorrere e ricostruire i dettagli di ogni buca giocata dispongono di soluzioni tecnologiche sempre più complete e dinamiche. Le protagoniste sono sicuramente le app per smartphone e tablet (come raccontato all’interno del nostro articolo TUTTO IL GOLF APP PER APP) che permettono una immediata raccolta delle informazioni che poi entreranno in statistiche, medie score, analisi dei punti di forza e di quelli da migliorare. Le principali informazioni da tenere sotto controllo sono inizialmente quelle relative ai risultati in termini di punti stableford e di colpi tirati, di par e birdie ottenuti e di bogie e doppi bogie subiti. Altro parametro cui dedicare attenzione è quello dei putt per round (il numero di putt tirati sui 18 green), fondamentale per capire dove risieda realmente l’origine dei risultati e che può evitare l’errore di credere che il problema siano i 20 metri di drive che mancano quando il segreto è in qualche buon putt imbucato da pochi centimetri…

NUMERI E PERCENTUALI DA MONITORARE PER MIGLIORARE IL GIOCO
  1. Driving accuracy: i fairway raggiunti con il drive. Indica la precisione nel tee shot
  2. Woods and iron accuracy: i colpi effettuati correttamente con legni e ferri. Indica la precisione nel gioco lungo
  3. Green in regulation: i green raggiunti con il numero di colpi previsto dal campo o dal proprio handicap. È un indice della qualità del gioco espresso
  4. Sand save: le uscite dal bunker del green seguite da un solo putt per chiudere la buca. Rappresenta un indice di qualità del gioco corto
  5. Scramble: le buche chiuse con un solo colpo di recupero (tipicamente nel gioco corto) seguito da un solo putt. È un altro indice di qualità del gioco corto

ALTRO CHE SPORT STATICO…

Si sa, l’handicap costituisce l’ambizione di (quasi) tutti i golfisti, inducendoli a ogni tipo di fatica per mantenerlo il più basso possibile, rendendo così la vita su fairway e green ancora più difficile. Uno dei modi più belli per interpretare il golf è viverlo come occasione di viaggio verso luoghi da conoscere o riscoprire. A fine anno, raccogliendo le informazioni relative ai campi visitati nella stagione, sarà utile e piacevole non solo ripensare ai diversi percorsi dal punto di vista tecnico ma, anche, perché no, abbinare una valutazione dei circoli in termini di accoglienza e simpatia. Si potrà, quindi, completare il quadro con i costi logistici delle varie spedizioni, i chilometri, i pedaggi, i tempi di spostamento. Con questi elementi ben chiari sarà più facile e divertente impostare la mappa di viaggio con le mete per l’anno che sta per iniziare.

Il “ROI” DELLE LEZIONI
Con un costo variabile in base alle tariffe e alla durata, sette-dieci sessioni incidono per 250/500 euro nel corso dell’anno. Per valutare il ritorno sull’investimento, sarà interessante ripensare al percorso col maestro, ai contenuti delle lezioni (il gioco lungo, il corto, il putt, la strategia) rilevandone gli effetti nel periodo immediatamente successivo in termini di risultati e andamento dell’handicap

SUL DARE/AVERE DEL GOLF

Il golf è uno sport non più così oneroso come molti continuano a credere. Alla luce, però, della situazione economica che stiamo attraversando può essere interessante e utile sintetizzare i costi d’esercizio di un anno di gioco. Tralasciando in quest’occasione l’attrezzatura (bastoni e abbigliamento) che si compone di elementi che rimangono per più anni nel set del golfista, la prima voce del conto economico è la quota di iscrizione annuale che in media parte da circa 1.500 euro per la soluzione golf club contro un range di 200/600 euro per le soluzioni campo pratica. Oltre al costo in sé, un’altra differenza tra queste due opzioni è la componente finanziaria: in un caso, infatti, l’esborso principale avviene in unica soluzione a inizio anno. Nel secondo, la spesa è data soprattutto dai green fee e può, quindi, essere modulata in funzione della voglia di golf del giocatore nel corso della stagione. Un aspetto non trascurabile. L’altra voce significativa nei conti del golfista è quella relativa alle gare, per molti imprescindibili, che pesano per circa 850/1.000 euro sulle casse di chi ne giochi 50/60 all’anno (il costo gara è in media 18/20 euro). Completano le spese per le 18 buche i gettoni per la pratica, che per una cinquantina di occasioni all’anno comporteranno circa 120/150 euro (un paio di gettoni a una media di 1-2 euro) e, ultime ma non ultime, le palline che, disperse in campo in media un paio a giro, con un costo di circa due euro, incidono per circa 150 euro all’anno.

L’HANDICAP

È il vantaggio assegnato al giocatore in funzione del suo livello di gioco: all’inizio è pari a 36, sono cioè 36 i colpi in più del par del campo a disposizione per completare il giro di 18 buche. In funzione dei risultati ottenuti in gara, rispetto all’handicap iniziale, diminuisce o aumenta secondo tabelle di calcolo definite

L’andamento dell’handicap è, pertanto, uno dei temi su cui concentrare l’analisi per capire se ci siano ragioni particolari per i momenti buoni e per quelli meno positivi. Tra gli elementi che influiscono sulla performance ci sono per esempio le condizioni climatiche: strano ma vero, per molti la stagione estiva non corrisponde al periodo con i migliori risultati in quanto temperature e umidità elevate abbinate a modalità non corrette di alimentarsi e idratarsi spesso incidono negativamente. Può, quindi, essere questa un’area da valutare, migliorando le abitudini in campo e gli effetti su score e handicap. Un secondo aspetto da conoscere è l’andamento della prestazione che mediamente si ottiene nell’arco delle 18 buche. Alcuni giocatori hanno buone partenze seguite da improvvisi crolli nelle ultime buche in vista del traguardo; altri, al contrario, con un avvio lento e molti errori nelle prime buche. Analizzare le proprie prestazioni e capire realmente a quale categoria si appartiene può aiutare a individuare le soluzioni. Un paio di idee: nel primo caso, pensando che il bottino di punti accumulato serve proprio per affrontare i passaggi difficili e cercando il modo per vivere con tranquillità e leggerezza i momenti in cui la pressione e l’aspettativa di un buon risultato si fanno più alte…in fondo, si tratta di una bella giornata di golf con gli amici! Nel secondo, curando molto le fasi di avvicinamento alla gara con una buona sessione di pratica che faciliti la ricerca del giusto ritmo, mentale e fisico, con cui affrontare il campo.