Il golf ha una specie di doppia faccia, quella degli spazi verdi per antonomasia e della possibilità di vivere la natura in alcuni dei suoi aspetti migliori e quella, opposta, che indica proprio in quegli stessi spazi una sorta di ricettacolo di alcune tra le peggiori forme d’inquinamento e attacco alla natura stessa. Da un lato, la Scozia, simbolo e terra d’origine di questo sport, caratterizzata da precipitazioni copiose che rendono naturale l’ambiente verdeggiante del classico percorso di golf. Dall’altro, le molte altre zone (meno piovose) in cui questo sport si è diffuso, dove è più forte la necessità di “lavorare” il manto erboso al fine di mantenerne le caratteristiche funzionali al gioco. E se, in effetti, è innegabile che la nascita di un campo da golf possa incidere sull’area in cui s’insedia, questo di per sé non costituisce un evento necessariamente negativo per l’ambiente e l’ecosistema. Resta inteso che a monte debba esserci una scelta oculata della zona unita alla capacità del designer di sfruttare la morfologia del territorio per renderla al servizio del percorso, limitando gli interventi.

I rischi della manutenzione

In ogni caso, non si può non ricordare come la manutenzione di un percorso di golf necessiti di varie tipologie di risorse (in primis idriche) e di sostanze (fertilizzanti per far crescere e fortificare specie di erbe non sempre ideali per i climi in cui vengono utilizzate ma necessarie per le varie parti di un campo) che possono risultare nocive se utilizzate senza un opportuno controllo ed equilibrio. Per questo, già da anni, il mondo del golf si interroga sull’opportunità di rivedere i criteri di costruzione, gestione e manutenzione delle proprie strutture, con un’ottica orientata alla sostenibilità, appunto, economica e ambientale. Da qui, un approccio razionalizzato non solo in relazione all’uso di pesticidi e risorse idriche (con investimenti per il relativo recupero e ricircolo, unitamente a quelli per l’utilizzo di energie alternative) ma anche, con l’adozione di criteri più restrittivi per l’individuazione dei terreni e di specie di erbe meno dispendiose per fabbisogno di acqua e in grado di sopportare di più le variazioni termiche stagionali.

Sostenibilità (sempre più) organizzata

Il processo è scattato a livello internazionale, in modo ufficiale nei primi anni ’90 (a ruota, anche in Italia) e rappresenta un approccio strutturato, improntato a scientificità ed economicità verso l’ambiente e la gestione di strutture (i campi da golf) che, pur differenti per dimensioni e complessità, sono assimilabili a piccole o medie aziende che abbinano un animo rurale a dinamiche più tipicamente cittadine. Per affrontare le varie problematiche è decisiva la presenza di un motore e coordinatore di questa azione. In Italia, questo è il ruolo della Fig che punta a focalizzare l’attenzione sullo sviluppo ecosostenibile del golf, affiancando i circoli nel programma di Certificazione Ambientale GEO. Su www.federgolf.it è possibile conoscere tutto l’iter di competenze e operativo per l’attuazione, il controllo ed il mantenimento dei parametri per chi intenda costruire e/o gestire una struttura golfistica. Seguendo il programma “Impegnati nel verde” (organizzato in cinque categorie ambientali: acqua, biodiversità, paesaggio, energia, rifiuti), in termini di tecnologie e metodi per la progettazione e gestione, i club che esprimono significativi miglioramenti dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dell’uso delle risorse naturali possono ambire all’ottenimento del Riconoscimento Ambientale INV, assegnato annualmente.

I GOLF CLUB PIÙ ECO
In Italia ...
Il GOLF CLUB LA PINETINA, Appiano Gentile (www.golfpinetina.it), è, ad oggi, il primo e unico campo italiano ad aver ottenuto la certificazione GEO. L’attenzione alla gestione delle risorse idriche unita ad un approccio orientato alla riduzione dell’uso di sostanze fertilizzanti da oltre dieci anni rappresenta la filosofia che caratterizza l’approccio nella manutenzione della struttura che, collocata all’interno di un parco regionale, ne arricchisce i contenuti, integrandosi in modo naturale e rispettoso dei suoi parametri di ecosostenibilità. Da www.federgolf.it, è possibile rilevare come si stiano muovendo i vari circoli nella prospettiva “verde” e nel percorso di ottenimento dei vari riconoscimenti in tema ambientale e, tra questi, è interessante segnalare che sono in corso di Certificazione GEO il G.C. Carimate (CO), G.C. I Ciliegi (TO), G.C. Is Arenas (OR), G.C. Milano (MB), G.C. Terme di Saturnia (GR), G.C. Torino (TO), G.C. Udine (UD), G.C. Verona (VR). Molti altri sono, poi, i golf club che hanno ottenuto la certificazione “Impegnati nel verde” a conferma che l’opera di sensibilizzazione sta effettivamente trasformandosi in atti e decisioni concrete.
... e in Europa
BELAS CLUBE DE CAMPO in Portogallo (www.belasgolf.com) è la prima struttura lusitana ad aver ottenuto il riconoscimento da GEO sin dalla sua apertura, nel 1998. 18 buche da campionato, grazie alle tecniche d’avanguardia soprattutto per tutto ciò che riguarda la gestione dell’acqua (ricircolo, monitoraggio delle falde, scelta di erbe poco impegnative per l’irrigazione), rappresenta un esempio di come, in terra di siccità, sia raggiungibile un eccellente risultato. La vicinanza alla città di Sintra, protetta dall’Unesco, è un ulteriore invito alla visita.
KLOSTERS GOLF CLUB in Svizzera (www.golf-klosters.ch) è un 9 buche incastonato nello splendido paesaggio delle Alpi Svizzere, certificato GEO sia per l’impostazione della gestione e manutenzione realizzate in stretta collaborazione con organizzazioni ambientaliste, con l’obiettivo di mantenere l’unicità dell’ecosistema e la presenza di numerosissime specie di fauna e flora, sia per l’intelligenza del designer che ha pensato il percorso in modo che solo il 40% richiede veri interventi di manutenzione. In inverno, poi, si trasforma in una altrettanto interessante pista da sci!
AUCHTERARDER GOLF CLUB in Scozia (www.auchterardergolf.co.uk) è il primo percorso in UK ad aver ottenuto la certificazione GEO. Con un’origine nel lontano 1892, nel 1979 diviene il 18 buche visitabile oggi. Situato in una zona semi rurale, rappresenta un’area di importante biodiversità e varietà ambientale in cui numerosissime specie animali e vegetali trovano il loro habitat. Nella prospettiva della più attenta gestione ecosostenibile del comprensorio (ca. 30 ettari di cui 20 dedicati al campo), è stato costituito uno specifico gruppo di lavoro dedicato ai temi ambientali, in armonia con il UK Biodiversity Action Plan e la Scottish Biodiversity List.

I GREEN NATURALI

Per certi aspetti l’uovo di Colombo: sono percorsi che inserendosi nel territorio con minimi lavori di adattamento utilizzano la morfologia del terreno così come il tempo e la natura l’hanno plasmata: l’irrigazione è naturale, la vegetazione cresce spontaneamente, i green sono spesso di sabbia. Richiedono attitudini e scelte di gioco versatili sia per le caratteristiche dette sia perché, seguendo lo scorrere delle stagioni senza correzioni da parte del green keeper, il campo risulta molto diverso nei vari momenti dell’anno. Si possono incontrare questi eco campi nell’entroterra iberico (www.spain.info.it) in cui a fianco di itinerari golfistici più classici possiamo provare questa via alternativa al nostro sport.

LE PALLINE “BIO”

Tra gli elementi meno “eco” del golf certamente ci sono le palline. Se per i laghetti all’interno dei percorsi (spesso artificiali e regolarmente “depurati” dei tanti colpi sbagliati) gli effetti sono relativamente negativi, il discorso è diverso ad esempio sulle navi dove i programmi delle crociere con “golf a bordo” portano alla dispersione di palline nel mare. Una soluzione può essere la Ecobioball, l’idea di un’azienda spagnola specializzata in prodotti innovativi e biodegradabili per sport e tempo libero, una pallina realizzata con un nucleo fatto di cibo per pesci e un rivestimento non tossico che si scioglie nell’acqua in 48 ore, rilasciando il suo “buon contenuto”. La resa tecnica di questa pallina sembra accettabile (si dice intorno al 95% sui colpi corti e di ca. il 60/70% su quelli lunghi) considerando che consente il gioco in crociera dove, forse, le distanze non sono tutto!

LE TAPPE VERDI DEL GOLF
1994 Nasce l’Ecology Unit ad opera di E.G.A., R&A GC of St. Andrews, PGA Europe, Federazione Europea delle Associazioni di Greenkeepers, Commissione Ambiente della Comunità Europea, per studiare, esaminare e coordinare le attività in campo ecologico di tutto il mondo golfistico europeo
1999 Dichiarazione di Valderrama, firmata da USGA, EGA. e R&A, sottoscritta da Commissione Ambiente del CIO, WWF, Direzione del Programma Ambientale dell’ONU, Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea
1999 Adesione di Federgolf al progetto “Committed to green” (“Impegnati nel verde”)
2008 Nasce GEO (Golf Environment Organization), organizzazione non profit riconosciuta dal CIO e dallo stesso WWF internazionale, con l’obiettivo di rafforzare il golf, migliorare e arricchire l’ambiente, promuovere stili di vita sostenibili
2009 La Certificazione Ambientale nazionale viene assorbita da GEO e “Impegnati nel verde” diventa un riconoscimento ambientale per i golf club ed un progetto di promozione e comunicazione delle tematiche ambientali
2009 Prime certificazioni ambientali a circoli europei. Negli ultimi cinque anni GEO ha certificato 50 campi nel mondo. In Europa (il Golf Club La Pinetina è il primo e per ora unico campo in Italia certificato GEO)