Truffe a quattro ruote

«Comprereste un’auto usata da quest’uomo? », si diceva una volta per sottolineare la scarsa affidabilità di un personaggio, quasi sempre impegnato in politica. Oggi, invece, dovrebbe essere ben scolpita nella mente di chi vuole comprare una macchina, nuova o usata che sia, un’altra frase lapidaria: «Acquistereste una vettura da questo sito?».
Ogni sei secondi, su internet, un italiano viene truffato. Che siano mascherine contraffatte o sottrazione di codici bancari, una cosa è certa: nel mondo digitale stanno aumentando i reati. Secondo i dati della Polizia Postale, nel 2020 le truffe online in Italia sono raddoppiate rispetto al 2019, superando quota 95 mila. Imbrogli che coinvolgono anche gli automobilisti. Perché, complice anche il Covid-19, le vendite delle quattro ruote online sono definitivamente decollate e un recente sondaggio dice che il 70% degli automobilisti italiani usufruirebbe volentieri della possibilità di trovare la nuova compagna a motore senza alzare le terga dal divano ed effettuando sul web tutte le fasi, dal primo approccio fino al pagamento del saldo. Tutto molto bello e, soprattutto, molto comodo. Peccato che anche in questo campo la Rete venga spesso usata per catturare i persici trota, quei pesci che nella vulgata popolare vengono chiamati “boccaloni”. Un esempio? Negli ultimi tempi ha fatto affaroni un tizio che propone su siti considerati tra quelli più autorevoli e affidabili delle auto d’epoca a prezzi piuttosto interessanti. Ma c’è un piccolo problema: lui è un militare in missione di pace, prima del ritiro delle truppe nelle mail diceva di essere di stanza nella base di Campo Arena a Herat, in Afghanistan, quindi chiedeva un rimborso delle spese necessarie per tornare in Italia a mostrare la vettura. Non è noto dove l’abbia trasferito la sua fantasia truffaldina, ma una cosa è certa: chi gli ha fatto un versamento sulla carta Poste Pay si è fumato quei quattrini.

Una variante sullo stesso tema è quella dei venditori che offrono un ottimo prezzo perché, a dir loro, hanno fretta di concludere prima di traferirsi all’estero per lavoro e quindi chiedono una caparra per essere sicuri del fatto che chi li ha contattati abbia intenzioni serie. Inutile dire che anche in questo caso chi abbocca butta i soldi dalla finestra, quindi ecco il primo comandamento: evitare come la peste chi chiede di versare il denaro in modo non tracciabile come, appunto, avviene nel caso di Poste Pay. Chiedere un Iban per un bonifico è un ottimo metodo per far sparire come neve al sole i bucanieri del web. Specularmente, se si interpreta il ruolo di venditore non si devono accettare assegni circolari senza averli fatti verificare in banca, ovviamente prima del passaggio di proprietà.

Ci sono, poi, casi in cui verrebbe voglia di inciampare nel più classico dei “se l’è andata a cercare”. Come, per esempio, quando chi vuole comprare su internet riceve una mail con frasi tipo «non ci sono nessun spese supplementare» o «l’auto è in perfetto stato di funzione». Che si tratti di fishing a quattro ruote dovrebbe capirlo anche un bambino, ma è pur sempre vero che nel Codice Penale esiste ancora il reato di circonvenzione di incapace, punibile con una pena compresa tra i due e i sei anni di reclusione.

Un discorso a parte meritano le concessionarie che vendono modelli di lusso a prezzi concorrenziali e troppo spesso chiudono baracca e burattini dopo aver rastrellato i sudati risparmi di qualche decina di malcapitati per risorgere altrove come maligne arabe fenici. Come difendersi? Accettando una piccola scocciatura, che consiste nel verificare che l’azienda in questione sia iscritta nel registro delle imprese rivolgendosi alla Camera di commercio. Non meritano neppure un piccolo sacrificio i concessionari con base all’estero che propongono in rete vetture nuove di zecca (ma anche usate) a buoni prezzi chiedendo però un acconto del 50% per aprire la pratica, applicare la targa prova e far partire l’agognata quattro ruote verso l’Italia. A volte viene perfino assicurata la consegna a domicilio per tramutare l’affare in un affarone… La (relativamente) buona notizia è che il saldo non lo pagherete mai, quella cattiva è che l’anticipo servirà a finanziare i bagordi di qualche manigoldo che, bontà sua, magari giurava di garantire il diritto di recesso. Queste trappole sono targate soprattutto Germania e Irlanda, ma in generale gli specchietti per le allodole d’oltreconfine vanno bannati a priori senza esitazioni.

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Alcuni trucchi per cautelarsi

Insomma: vale sempre la pena applicare la vecchia massima che dice che un’auto «se non la vedi con i tuoi occhi e non puoi toccarla, vuol dire che non c’è». Per le generazioni pre-digitali era tutto più semplice, ciascun automobilista aveva un meccanico di fiducia cui affidare la verifica sul campo del presunto colpaccio, ma anche adesso esistono metodi per cautelarsi o, quantomeno, per ridurre ai minimi termini il rischio di finire nel girone dei fregati. Per esempio, va sempre chiesta anche ai concessionari di lungo corso, quelli che hanno una reputazione consolidata, una mail che metta nero su bianco i chilometri percorsi dalla vettura che avete nel mirino insieme alle generalità dei precedenti proprietari. Nell’era dei social contattarli non è difficile e ci si mette al riparo, senza alzarsi dalla poltrona, dai contachilometri taroccati e da quelle auto spacciate come in perfette condizioni che, invece, hanno alle spalle una via crucis fatta di noie meccaniche e, magari, incidenti col botto.

Facebook e tutti i suoi cugini si possono rendere molto utili anche a chi vuole vendere e ha fatto un annuncio sul web. Fatevi mandare una foto di un documento di identità e cercate quel nome e quel cognome su un motore di ricerca. Se la gentilissima persona che si è proposta per l’acquisto è un truffatore seriale, sui social ci sono buone probabilità di trovarne traccia. Un consiglio: segnalate sempre e comunque il tentato raggiro alla Polizia Postale che, tra l’altro, ha un sito che consente a sua volta di svolgere la meritoria operazione senza uscire di casa. Tornando agli aspiranti acquirenti, ecco un trucco che consente di togliersi i ladri di torno: per essere sicuri che chi propone una vettura su internet ne sia veramente in possesso, chiedete la foto della targa con a fianco la prima pagina di un quotidiano fresco di stampa. Sì, è vero, il retrogusto è quello dell’anonima sequestri, ma in questo caso i delinquenti spariscono come la neve di marzo dopo una bella giornata di sole. In conclusione, un altro vecchio detto, “pagare moneta vedere cammello”, nell’era digitale va ribaltato. E la summa di tutte le regole consiste nel non sborsare neppure un euro per macchine con cui non si è avuto un incontro ravvicinato. È poco digitale, è vero, ma così i sogni diventano realtà.

Aiutatevi con il fai-per-me
Ottantasette italiani su 100, quando si tratta di acquistare un’auto usata su internet, dichiarano di avere paura di finire vittime di una truffa. È una percentuale record nel mondo, giustificata dalla mole di brutte sorprese in cui incorrono i navigatori digitali nostrani. Che corrono ai ripari, per esempio, affidandosi ai servigi del sito Carfax, che passa ai raggi X il passato di un’auto: basta inserire il numero di targa o, meglio ancora, quello di telaio e si ottiene la storia dettagliata del veicolo partendo dai precedenti proprietari per arrivare alle revisioni effettuate, passando per eventuali incidenti che hanno coinvolto la vettura. Il servizio costa intorno ai 18 euro, poca cosa quando si tratta di evitare di perderne migliaia, ma la contraerea che abbatte le velleità dei ladri a quattro ruote può contare anche sulla potenza di fuoco di Autocerta.it, particolarmente efficace nello scovare i raggiri organizzati dalle concessionarie fantasma, quelle che dopo avere incassato la caparra spariscono con la velocità di una gazzella che ha visto un ghepardo con l’acquolina in bocca. Se, invece, esiste la possibilità di controllare di persona le condizioni della macchina che si è messa nel mirino, meglio farsi aiutare da un esperto di Dekra Italia, azienda leader nel mondo nel settore delle perizie. Il veicolo verrà ispezionato al microscopio, freni, sospensioni, motore e carrozzeria saranno giudicati fi no al verdetto finale. E se il dubbio riguarda il reale chilometraggio percorso ecco Diogene, una costola di Automobile.it. Volete mettere la soddisfazione di prendere a pallettoni chi vi vorrebbe impallinare?