L’auto del futuro

Hyundai ha presentato un prototipo di auto che si può sollevare su delle zampe meccaniche per superare qualsiasi asperità del terreno

Non si vive di sola auto, ma quando proprio dobbiamo usarla è meglio se è ultratecnologica. Questo, in estrema sintesi, il succo del Consumer Electronic Show, per gli amici e addetti ai lavori semplicemente Ces, la kermesse che ha presentato a Las Vegas le più spericolate scommesse sul futuro di star delle quattro ruote e punte di diamante dell’hi-tech assortite. Hyundai, per esempio, ha presentato un prototipo di auto che si può sollevare su delle zampe meccaniche per superare qualsiasi asperità del terreno, una specie di Mazinga tutto terreno, ma anche una nuova generazione di elettriche dure e pure che vengono confezionate a misura dei desideri e delle esigenze concrete di ciascun cliente fino ad arrivare al sartoriale più estremo della mobilità sostenibile. Sì, perché nei prossimi anni nessuno potrà tollerare di stare al volante di una vettura uguale a quella di qualcun altro. Pensate a chi sceglierà un modello dotato del sistema di infotainment firmato da Harman, punta di diamante del gruppo Samsung: potranno bullarsi di possedere, come recita letteralmente ma anche un po’ misteriosamente il comunicato stampa dell’azienda, «La prima piattaforma audio personale hardware-agnostica al mondo». E se state pensando a una delle massime di Giovanni Trapattoni rese celebri dalla Gialappa’s Band, ovvero «Un avversario molto ostico ma anche agnostico», siete fuori strada perché si tratta di un sistema che supporta tutti i dispositivi ed è, appunto, personalizzabile praticamente all’infinito. Ma il vero lusso è il «fai-per-me», inteso come subappalto alla tecnologia di operazioni fino a oggi delegate a noi come la guida. Bmw ha presentato una moto, per la precisione una R 1200 Gs, che è in grado  di accendersi, accelerare, eseguire manovre in curva, rallentare e fermarsi da sola. La casa tedesca ha messo a punto anche una X7 capace di affrontare un circuito fuoristrada tipo pista nera men­tre chi sta dietro al volante può tranquillamente leggere il gior­nale sul tablet, invece Bosch punta su un nuovo tipo di mobilità cittadina basato su shuttle elettrici che, neanche a dirlo, vanno tranquillamente in giro per conto loro. La novità è entusiasman­te, solo i tassisti sono in lutto stretto perché questi veicoli senza conducente si possono prenotare, condividere con altri passeg­geri e pagare direttamente con un’app.

Bmw-auto-futuro

Insomma: il vero problema sarà come ammazzare il tempo men­tre i computer di bordo ci portano dal classico punto A al fati­dico punto B. Ecco perché Audi punta su un rivoluzionario si­stema di realtà virtuale destinato a chi viaggia dietro. Si indossa un visore et voilà, giochi a un videogame e se l’auto gira destra anche l’astronave che stai pilotando vira nella stessa direzione. In casa Kia, poi, hanno trovato un’alternativa assai elegante al con­cetto di “non rompersi i cabbasisi”, come direbbe il commissario Montalbano, mentre i microchip guidano per noi: la chiamano «guida emozionale» e per realizzarla hanno coinvolto nienteme­no che il Massachusetts Institute of Technology, sì proprio il leg­gendario Mit, da sempre culla dell’innovazione. In concreto, la macchina è dotata di intelligenza artificiale ed è in grado di capi­re l’umore di chi sta a bordo per poi fare di tutto per garantire il massimo relax. Come? Be’, leggendo le dichiarazioni del top ma­nager Albert Biermann non è esattamente facile capirlo, perché lui spiega: «Sarà possibile ottenere una comunicazione continua tra passeggeri e veicolo attraverso il linguaggio non espresso del­le emozioni, creando uno spazio che dialoga costantemente e in tempo reale con i sensi umani». In pratica, un mix tra cromotera­pia, aromaterapia e musicoterapia, una Spa su ruote che ci scari­ca a destinazione rilassati al 100% ed ebbri di benessere. E sicco­me i giapponesi non si sognano neppure di farsi bagnare il naso dai coreani, ecco che Nissan punta ad aiutare i guidatori a «vede­re l’invisibile». Pensate che trovata: per esempio, mentre la vettu­ra si guida da sola sotto una pioggerella invernale voi all’interno con un visore vedete all’esterno un paesaggio baciato artificial­mente dal sole. E se proprio siete uomini o donne vecchio stile, dei nostalgici che proprio non possono fare a meno di impugna­re personalmente il volante, il sistema mostra muscoli da super-eroe della Marvel e ci proietta nel campo visivo che cosa c’è die­tro a una curva cieca, dove sono le buche più insidiose e perfino le auto che stanno arrivando in senso contrario. E quando la stra­da è una di quelle bastarde, si può prenotare un autista profes­sionista che sotto forma di avatar ci mostra passo per passo come evitare i pericoli. A questo punto una cosa è certa: nel 2040 le For­mula 1 si guideranno da sole in una sorta di mondiale software oppure trovare piloti in carne e ossa diventerà difficile come tro­vare un Panda che sa guidare una Panda.

Vision Urbanetic-Mercedes

Perfino la Mercedes che maramaldeggia da anni sui circuiti di tutto il mondo rinnega i tem­pi dei piedi destri pesanti e si propone con un progetto che ap­palta i comandi all’informatica. Si chiama Vision Urbanetic ed è, come dicono quelli che se ne intendono, un concept di mobilità basato su veicoli modulari e autonomi. In sostanza, l’idea è quella di utilizzare mezzi di trasporto a richiesta, sostenibili ed efficien­ti, puntando a un approccio innovativo per soddisfare le esigen­ze delle imprese e delle persone, che siano residenti o viaggiato­ri in transito. L’obiettivo, ovviamente, è quello di ridurre il traffico in città e alleggerire i polmoni di chi ci abita. Ogni veicolo (elettri­co) può ospitare fino a 12 passeggeri e in modalità cargo può tra­sportare fino a dieci pallet di merce. Una flotta a guida autonoma, con percorsi pianificati in modo flessibile ed efficiente che è ca­pace, per esempio, di far confluire un gran numero di veicoli alla fine di un concerto rock…
Capito? Una casa del calibro della Mercedes che fin dal 1902 ha come obiettivo venderci automobili, tante automobili, investe mi­liardi per poterle levare di mezzo e, semmai, vendere alle città la sua nuova idea di trasporto pubblico. E se spende tanti soldi vuol proprio dire che è inevitabile: l’auto come la conosciamo oggi con annesso avrà una vita breve.