Brutta giornata a lavoro? A farne le spese è la famiglia

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Trovare il giusto equilibrio tra vita personale e lavoro? È fondamentale, indipendentemente dal settore in cui si opera o dal livello gerarchico. Il fatto però è che con l'avvento delle nuove tecnologie i confini stanno diventando sempre più sfumati, incrementando da un lato la necessità di separare nettamente le due sfere e, al contempo, rendendo la cosa ancora più difficile. Lo conferma il nuovo studio People Unboxe di ADP (Automatic Data Processing), secondo il quale tre quarti dei dipendenti italiani (78%) desidera fortemente mantenere lavoro e vita privata ben separati. A quanto pare però riuscirci non è affatto scontato. La ricerca, che ha preso in considerazione oltre 2000 lavoratori tra Francia, Germania, Italia, Olanda e Regno Unito, ha messo infatti in luce come quasi un terzo di loro non senta di aver raggiunto un buon bilanciamento tra le due sfere. E anche quando i dipendenti hanno la capacità di separare nettamente i due ambiti, questi possono continuare ad avere un impatto significativo l'uno sull'altro. Come? Guardando al nostro Paese, il 56% degli italiani sostiene che la propria vita privata influisce sulle prestazioni lavorative, mentre il 46% sostiene che una brutta giornata al lavoro influisce sulla propria vita privata. Ma come intervenire sul lavoro per migliorare il benessere mentale e psicologico? Il 43% degli intervistati tricolori chiede flessibilità, mantenendo però ancora una volta le due sfere ben separate.

La situazione europea

Analizzando i dati della ricerca nella loro totalità, emerge poi che le donne tendono a trovare un bilanciamento migliore fra lavoro e vita, il 62% lo ritiene un aspetto fondamentale del proprio lavoro ideale, mentre solo il 52% degli uomini è d’accordo. Anche a livello Europa, tre quarti (75%) dei dipendenti desidera attivamente mantenere lavoro e vita privata ben separati. Da notare che nella generazione dei millennial, cresciuta con tecnologie che garantiscono una connettività "always-on", si riscontra sorprendentemente un chiaro desiderio di tracciare un confine netto tra vita e lavoro: emerge per il 65% degli intervistati nella fascia 18-24 anni e il 71% nella fascia 24-29 anni.
Infine, è interessante sottolineare che non è stata rilevata alcuna differenza significativa nelle risposte tra i Paesi in cui è stato somministrato il sondaggio. Nonostante le differenze tra culture lavorative, emerge una sostanziale uniformità di opinioni sulla necessità di tracciare un confine netto tra vita privata e professionale.