“Il divieto di licenziamento per crisi Covid affossa l’economia”

Foto di aymane jdidi da Pixabay 

I livelli occupazionali non si mantengono per decreto ma con interventi a sostegno dell'economia e in grado di creare nuovi posti di lavoro. È quanto afferma Pasquale Staropoli della fondazione Studi Consulenti del Lavoro, uno dei due firmatari – assieme a Luca De Compadri – di un approfondimento che la fondazione dedica a “uno dei temi più discussi”, quello del divieto dei licenziamenti per ragioni economiche, norma introdotta per far fronte all’emergenza Covid-19. Una norma che, si sottolinea nel report – consultabile a questo link – che di fatto sospende la potestà decisionale e organizzativa del datore di lavoro, limitando fortemente la libertà d’impresa. “Dopo un iniziale periodo di divieto fissato in sessanta giorni, la norma è stata estesa fino al 17 agosto 2020, perdendo così i connotati di straordinarietà ed estemporaneità e avvalorando la diffusa tesi di incompatibilità con gli articoli 41 e 38 della Costituzione.

Sulla base di questi presupposti, l’approfondimento prende in esame diversi strumenti alternativi ai licenziamenti - dai contratti di solidarietà a quelli di prossimità, dal part-time allo smart working - distinguendo le aziende che possono ancora ricorrere agli ammortizzatori sociali emergenziali da quelle che, invece, non hanno più questa possibilità avendo già esaurito il periodo massimo di settimane previsto dalla legge.