Sarà a breve discussa al Senato la proposta bipartisan che, partendo da due progetti di legge firmati dalle pdl Lella Golfo e pd Alessia Mosca, ha l’obiettivo di cambiare volto ai Cda delle aziende italiane.
La proposta, se convertita in legge, prevederà la presenza obbligatoria del 30 per cento di donne nei Consigli di Amministrazione delle aziende quotate in Borsa, pena il decadimento di tutti i componenti del Cda.
Si tratta di un progetto rivoluzionario, con un obiettivo più che ambizioso dato che oggi in Italia la percentuale di donne ai vertici è ferma al 6,2% (dati Consob 2009) e il ritardo rispetto agli altri paesi Europei è forte. L’European Professional women network pone il nostro paese al 29esimo posto su 33 paesi censiti per presenza femminile ai vertici, davanti solo a Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo.
La legge risultante dalla proposta imporrebbe le quote rosa attraverso una modifica dello statuto delle società. Tre articoli, aggiunti al Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria (Tuf) del 1998, affiderebbero proprio allo statuto delle società il compito di assicurare l’equilibrio tra i generi nel riparto degli amministratori, imponendo che “il genere meno rappresentato all’interno dell’organo amministrativo ottenga almeno un terzo degli amministratori eletti”. Qualora la norma non venisse rispettata dalla composizione del consiglio di amministrazione risultante dall’elezione, i componenti eletti decadrebbero dalla carica. Nel caso di sostituzione di uno o più amministratori prima della scadenza del termine, i nuovi amministratori sarebbero nominati nel rispetto del medesimo riparto.