Lucia Ronzulli © GettyImages

Nella foto l'europarlamentare, Lucia Ronzulli, a Strasburgo con la figlia al seguito

Crescere ed educare un figlio, un’esperienza che andrebbe inserita in curriculum. Sì, perché la maternità e l’istruzione di un bambino fornisce abilità uniche che possono anche essere trasferite nella professione. Si tratta di un’opinione diffusa tra le donne dirigenti che, nell’essere mamma, vedono però un’arma a doppio taglio. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio condotto su un panel di donne manager a livello internazionale da Korn/Ferry, società specializzata nell’executive search e nel talent management. Il 95% delle intervistate, ritiene infatti che crescere un figlio abbia fornito loro abilità uniche come la capacità di motivare e ispirare gli altri, una maggiore elasticità e un livello più ampio di fiducia.

OSTACOLO ALLA CARRIERA. Al tempo stesso, nonostante l’utilizzo della tecnologia abbia avuto un grande impatto positivo sull’equilibrio famiglia-lavoro (ne sono convinte 8 donne su 10), circa il 45% delle donne dirigenti d'azienda è convinto che avere figli abbia ostacolato “abbastanza” le prospettive di crescita della loro carriera. Un altro 8% ritiene che la maternità abbia in “grande misura” limitato la loro carriera. Sempre secondo il sondaggio e come ulteriore prova della sfida, il 29% delle donne intervistate hanno rinviato (19%) o hanno deciso di non avere figli (10%) a causa del proprio lavoro.

“Dalla ricerca è emersa inoltre un’altra considerazione importante e che conferma come nella realtà quotidiana sia difficile sradicare le convinzioni legate al genere”, afferma Barbara Valaperti, senior consultant di Korn/Ferry – Le donne del nostro panel sono equamente divise sulla questione se esista ancora un ‘soffitto di cristallo’ che limita il loro progresso professionale”. A tale proposito il 27% delle intervistate ha risposto affermativamente alla domanda; il 23% è convinta del contrario, mentre il 50% è in forse. “Un dato comunque è certo – conclude Valaperti – malgrado la spaccatura sulle prospettive, le donne, a livello mondiale, continuano a detenere meno del 15% delle posizioni dirigenziali nelle organizzazioni aziendali ed esiste ancora un divario salariale a tutti i livelli di leadership, anche tra le posizioni più alte. A parità di incarichi le donne guadagnano il 25% in meno rispetto ai colleghi maschi che ricoprono le stesse posizioni”.