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Riboccarsi le maniche e sorridere per tenere alto il morale. Trasmettere, insomma, ottimismo a collaboratori, ai vertici e a tutta l’azienda per fare in modo che l’economia italiana possa davvero ripartire. Questi i must di una professione, quella della classe dirigente in Italia, che in tempi di forte crisi cambia e diventa sempre meno sicura.
Dall’indagine di Doxametrics per Manageritalia emergono dati contrastanti: il 62% dei manager intervistati si dichiara felice della vita professionale, l'83% complessivamente felice della propria vita, il 37% non sa se nei prossimi tre anni sarà più o meno felice, il 14% crede che lo sarà meno, il 27% come oggi e il 19% di più.
Sullo spaccato delineato dalle interviste a oltre 1.000 dirigenti pesa la consapevolezza di un futuro professionale e personale ancora più incerto e per nulla accomodante: il 73% degli uomini e il 76% delle donne dirigenti crede che la propria vita professionale sia incerta e non dipenda solo dalle proprie capacità e competenze, il 56% afferma di dover gestire sempre più autonomamente il futuro professionale e il 78% lamenta un’attenzione al breve periodo e la mancanza di una visione di lungo termine.
Prospettive che determinano altri dati poco positivi: solo il 25% crede che avrà un miglioramento professionale e il 15% migliori opportunità occupazionali nei prossimi tre anni, il 13% spera in una maggiore sicurezza economica e solo un dirigente su 10 pensa che il tenore di vita suo e della sua famiglia migliorerà.
Chi deve guidare persone e aziende ha però la responsabilità di incentivare tutti nella speranza che la ripresa economica sia vicina: vedere quanto sorride potrebbe quindi essere il primo elemento per valutare la competenza di un dirigente.