Colloquio di lavoro? Preparati a queste 8 domande

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Il curriculum conta. Conta tantissimo. Ma da solo non basta. Perché l’esperienza non si giudica solo dall’elenco degli studi compiuti, dei ruoli svolti, delle mansioni ricoperte e delle competenze acquisite. Insieme alle capacità, al piglio, alla disponibilità, si valuta anche dal colloquio. Come? Vedendo come il candidato risponde a certe domande. Quali? Ha provato a individuarle LinkedIn. Grazie alla consulenza di alcuni esperti di Risorse umane, la piattaforma più usata nel mondo professionale ha identificato le otto domande più comuni durante un colloquio di lavoro. E agli abbonati al servizio Premium svelerà anche le risposte migliori da dare.

La prima domanda, quella che serve al candidato a sciogliersi e al selezionatore a farsi una prima idea, è spesso molto generica: “parlami di te”. Sembra banale, ma in realtà rischia di mandare fuori strada. È bene focalizzarsi sulle tappe fondamentali del proprio percorso formativo e della propria vita lavorativa, spiegando le ragioni che hanno portato a compiere certe scelte e il bagaglio di conoscenze ed esperienze che ne è derivato. Insidiose anche le richieste “qual è il tuo maggior punto di forza?” e “qual è il tuo punto debole?”. Il rischio, infatti, è di dare risposte poco sincere e/o poco incisive. Al primo quesito è bene rispondere con poche qualità, ma ben contestualizzate: per esempio si può raccontare un episodio in cui quelle doti sono stati determinanti. Al secondo bisogna rispondere con onestà, ma mostrando anche intraprendenza, dicendo cioè cosa si sta facendo per migliorare.

Altre due domande molto comuni ai colloqui di lavoro sono “perché dovremmo assumerti?” e “perché vuoi lavorare qui?”. È importante non ribattere facendo un elenco generico delle proprie qualità ed essendo troppo cerimoniosi verso l’azienda. Piuttosto evidenziare i valori che si hanno in comune con l’azienda, spiegando il perché sono un punto di vicinanza, e descrivere le competenze che si potrebbero apportare e potrebbero trasformarsi in un vantaggio per il team. Quando il selezionatore chiede “raccontami quella volta in cui ti sei dimostrato un leader” e “raccontami di quando hai lavorato con successo in un gruppo” occorre rispondere con aneddoti concreti e significativi, mai banali, che possano colpire. Anche l’ultima richiesta, “come ti descriverebbero i tuoi ex colleghi”, richiede uno sforzo di memoria: no agli aggettivi generici ed eccessivi, sì a frasi vere pronunciate da colleghi.