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Meno fallimenti e migliori risultati. Benché nel 2010 le aziende che potevano già vantare il 30% di Cda al femminile fossero meno del 12%, i risultati di uno studio condotto da Cerved Group sono chiari: dove ci sono donne al vertice le performance sono migliori. Duemila le imprese italiane esaminate: tutte nel 2008 o nel 2009 avevano fatturato oltre 100 milioni di euro ed erano state escluse dal campione quelle con amministratore unico, valori anomali del Roe (return on equity) o con un bilancio diverso da industriale, commerciale e di servizio. Gli indicatori erano migliori dove il board era per il 30% “rosa”: il Roe era all’11,6% contro il 9,1%, il Roi (return on investment) al 4,8% contro il 2,9% e il Roa (return on assets) il 6,9% contro il 5%. In più il rischio di insolvenza scende del 7,1% al 6% se nel management ci sono donne e, addirittura, si dimezza se è il presidente o l’amministratore delegato a portare la gonna. Chissà che alla fine le quote rosa non agiscano anche come misura anticrisi.

ARTICOLO PRINCIPALE - L'importante è che sia femmina