Benefit, permessi, orari flessibili: così le aziende aiutano le famiglie

È vero, conciliare lavoro e vita privata è ogni giorno più difficile e gli aiuti da parte dello Stato e non solo sono sempre più inconsistenti e insufficienti. Ma in questo panorama desolante non è tutto negativo. C’è da segnalare anche qualche eccezione che fa ben sperare. Come quella delle aziende che hanno iniziato a schierarsi dalla parte delle famiglie, offrendo bonus e aiuti ai loro lavoratori con figli e parenti a carico. Quali sono? A rivelarle è la graduatoria costruita in base al Cfr-Corporate family responsibility, un innovativo indicatore quantitativo appena creato da Fabbrica per l’eccellenza, una community che raggruppa un centinaio di aziende con un fatturato medio di 100milioni di euro e un totale di 50mila dipendenti. La società ha valutato un gruppo di imprese sue associate e ha individuato così tre realtà che sono particolarmente attente ai bisogni delle famiglie. La medaglia d’oro è andata a Ici Caldaie, media azienda veronese all’avanguardia nel settore del riscaldamento. In seconda posizione, invece, si è piazzata Gpi Group, società trentina attiva nel mercato socio-sanitario. Infine, il terzo posto è stato assegnato a Cefriel, centro di innovazione digitale fondato dal Politecnico di Milano.

In Italia sono poche le aziende che si schierano dalla parte delle famiglie

Il Cfr-Corporate family responsibility viene calcolato considerando due gruppi di variabili: strutturali e culturali. I fattori strutturali comprendono tutti i benefit che le aziende offrono ai dipendenti e che potrebbero essere molto utili per la gestione della famiglia, dai bonus bebè ai premi e borse di studio per i figli, dai nidi aziendali fino allo smart working, inteso come orari di lavoro flessibili e possibilità di lavorare in un luogo diverso dall’ufficio. Le variabili culturali, invece, tengono conto di quanto e come i lavoratori che hanno degli impegni e dei ruoli familiari (come donne incinta, mamme e persone che hanno bisogno di permessi per assistere un parente), siano supportati o, al contrario, penalizzati in azienda.
Dalla prima analisi condotta da Fabbrica per l’eccellenza, è emerso che se mediamente le imprese hanno una certa attenzione agli elementi strutturali, sono molto indietro sul fronte variabili culturali. Non deve stupire, dunque, se nell’indagine Eqls-European quality of life survey, condotta dalla Commissione europea nel 2016, l’Italia ha conquistato solo il diciottesimo posto in Europa nella voce work-life balance, con un punteggio di 5,7 su 10 e un netto peggioramento rispetto alla valutazione precedente (nel 2011), quando il voto era stato di 6,7 punti.